Con parole precise. Manuale di autodifesa civile

Gianrico Carofiglio
Feltrinelli, Milano 2025, pp. 176
Scheda di: 
Fascicolo: dicembre 2025

Come specifica il sottotitolo della nuova edizione, Con parole precise è un manuale di autodifesa civile. Il volume, apparso in libreria nel 2015, viene ampliato e in parte riscritto dall’A. in modo da rispecchiare l’attuale spazio pubblico che, spesso minato da pericoli linguistici, richiede consapevolezza e attenzione per saper distinguere gli inganni del discorso.

Strumenti primari per esercitare l’autodifesa sono la lettura e l’ascolto critico, che l’A. definisce una postura mentale: ovvero «una forma di responsabilità verso le parole e verso ciò che esse generano nel mondo» (p. 73). La fruizione attiva del testo è la pratica che permette di discernere il vero comunicare dal falso sfoggio linguistico, popolare in territorio politico, dove l’illusione retorica della metafora è spesso sinonimo di manipolazione e persuasione, o nell’ambito giuridico con usi formulari altisonanti e circonlocuzioni ambigue. Con l’obiettivo di smontare queste trappole, il manuale mette in discussione la qualità del discorso, accreditata come tale in molti casi erroneamente. Muovendosi dal piano teorico a quello pratico, l’A. analizza la scena politica dominata da una spropositata quantità di metafore che distolgono l’attenzione della coscienza collettiva dalla veridicità dei fatti, con il pericoloso rischio di perdere l’aderenza delle parole ai loro significati e alle idee veicolate. È proprio la mancanza di chiarezza che impedisce la correttezza dell’affermazione, tanto nei discorsi politici in cui l’allusione vaga diventa strumento di potere, quanto nelle scritture civili rese inintellegibili dall’oscurità prolissa di magistrati, avvocati e giudici. Il problema di questi testi difficilmente comprensibili per i lettori comuni – che tra l’altro di solito sono gli effettivi destinatari – è l’ambiguità di fondo che si adagia sull’indeterminatezza semantica e sull’irresponsabilità sintattica: «nessuno parla in prima persona, nessuno decide, nessuno chiarisce» (p. 97). Ma la complessità della materia non vieta di pensare, e di conseguenza scrivere, chiaro; sostituendo il lessico pomposo e la sintassi ridondante con una linearità dettata da concretezza, concisione e semplicità, lo scrittore dimostrerà di possedere coerenza e coordinazione mentale, basi necessarie per una scrittura veritiera. La chiarezza costringe poi alla responsabilità, ovvero la presa di posizione che non si rifugia in frasi che fingono di dire, ma concretizza l’astratto, attiva la forma passiva e mette in azione il verbo sostantivato. L’A. propone molti esempi di riscrittura per semplificare un linguaggio spesso paludoso che abdica la sua funzione principale: comunicare. E perché si possa diventare consapevoli del valore comunicativo, il primo passo è la consapevolezza di cosa e come si scrive (o parla, pensa). Attraverso questo prontuario di parole precise l’A. vuole avvicinarci a un «uso etico ed efficace della lingua» (p. 11) in modo che sia «sintomo di virtù civili e fattore di democrazia» (p. 139) per attivare nel cittadino la capacità di difendere lo spazio pubblico «dalla nebbia delle astrazioni, dalle frasi opache, dai discorsi che nascondono invece di svelare» (p. 136).

Ultimo numero

Rivista

Visualizza

Annate

Sito

Visualizza