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Adulti cercasi. Il rapporto intergenerazionale secondo i teen drama
Foto: Di Jtorquy - Opera propria, CC BY-SA 4.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75957671
Un’adolescente statunitense, Hannah Baker, decide di togliersi la
vita, lasciando delle audiocassette dove spiega in modo dettagliato
i motivi che l’hanno spinta a farlo. Non si tratta di una notizia di
cronaca, ma di un passaggio fondamentale della trama di
Tredici (
Thirteen
Reasons Why), celebre e discusso teen drama del 2017, che ha suscitato
un fervente dibattito tra pubblico e critica, soprattutto per la decisione
di trattare in modo molto diretto ed esplicito un argomento così delicato
come quello del suicidio giovanile. Pur proponendosi come serie educativa
e di denuncia, è stata accusata in realtà di avere istigato diversi adolescenti
a togliersi la vita. Ciò che risalta nella serie è la marginalità e l’inutilità
del ruolo degli adulti: dai genitori agli insegnanti fino allo psicologo della
scuola, nessuno è in grado di accorgersi davvero del disagio di Hannah e
di aiutarla prima che sia troppo tardi. Le principali figure educative sono
perciò incapaci di vedere, anzi, di prevedere il pericolo e, soprattutto, non
vengono considerate punti di riferimento dai giovani, che non chiedono
il loro supporto. Come qualcuno ha osservato, gli adulti paiono «presenti,
impegnati, attenti a fare le domande giuste ai propri figli, ma senza riuscire
a scalfire la loro corazza di silenzio» (Cardini 2017, 121). [continua]
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1 novembre 2024
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