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Adulti cercasi. Il rapporto intergenerazionale secondo i teen drama

Foto: Di Jtorquy - Opera propria, CC BY-SA 4.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75957671

Fascicolo: novembre 2024
Un’adolescente statunitense, Hannah Baker, decide di togliersi la vita, lasciando delle audiocassette dove spiega in modo dettagliato i motivi che l’hanno spinta a farlo. Non si tratta di una notizia di cronaca, ma di un passaggio fondamentale della trama di Tredici (Thirteen Reasons Why), celebre e discusso teen drama del 2017, che ha suscitato un fervente dibattito tra pubblico e critica, soprattutto per la decisione di trattare in modo molto diretto ed esplicito un argomento così delicato come quello del suicidio giovanile. Pur proponendosi come serie educativa e di denuncia, è stata accusata in realtà di avere istigato diversi adolescenti a togliersi la vita. Ciò che risalta nella serie è la marginalità e l’inutilità del ruolo degli adulti: dai genitori agli insegnanti fino allo psicologo della scuola, nessuno è in grado di accorgersi davvero del disagio di Hannah e di aiutarla prima che sia troppo tardi. Le principali figure educative sono perciò incapaci di vedere, anzi, di prevedere il pericolo e, soprattutto, non vengono considerate punti di riferimento dai giovani, che non chiedono il loro supporto. Come qualcuno ha osservato, gli adulti paiono «presenti, impegnati, attenti a fare le domande giuste ai propri figli, ma senza riuscire a scalfire la loro corazza di silenzio» (Cardini 2017, 121). [continua]

 

 

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1 novembre 2024
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