ArticoloDialoghi

Abusi nella Chiesa: la via dell’ascolto

Una frattura all’interno di una storia, di Anna Deodato e Grazia Vittigni / Per un diverso esercizio del potere nella Chiesa, di Annamaria Amarante / La normativa canonica e italiana in tema di abusi, di Carlo Belardi e Cesare Sposetti SJ / Dagli abusi al safeguarding, di Fabrizio Rinaldi
Fascicolo: febbraio 2026

A conclusione del Concistoro straordinario del 7-8 gennaio 2026, papa Leone ha affrontato in un breve passaggio il tema degli abusi, rivolgendo ai cardinali presenti un invito ben preciso: «Non possiamo chiudere gli occhi e neanche i cuori. Vorrei dire, anche incoraggiando voi a condividerlo a vostra volta con i vescovi: tante volte il dolore delle vittime è stato più forte per il fatto che non sono state accolte e ascoltate. L’abuso stesso causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori». Sono parole che nella loro chiarezza interpellano con forza non solo i cardinali presenti al Concistoro, ma tutta la Chiesa e per questo le sentiamo rivolte anche a noi come Redazione di Aggiornamenti Sociali. Sentiamo il peso del dramma degli abusi perché facciamo parte di questa Chiesa, in cui alcuni suoi membri, tra cui anche gesuiti, hanno con le loro azioni causato ferite dolorose e profonde nelle vittime, in chi era loro vicino e nelle comunità. Coerentemente alla nostra missione, ci sentiamo chiamati a dare il nostro contributo, che si aggiunge a quello di altre realtà ecclesiali, a livello di riflessione, formazione e accompagnamento delle vittime. Con i contributi di queste pagine è nostra intenzione aiutare a far conoscere quanto è accaduto e quali passi in avanti sono stati compiuti nel cammino, certo non ancora concluso, verso una maggiore consapevolezza della Chiesa sul tema degli abusi, facendo luce sulle condizioni che hanno reso possibile che si verificassero e individuando alcune piste che possono favorire un cambio di mentalità, una vera e propria conversione.

La Chiesa è passata dalle affermazioni difensive degli anni ’90 e 2000, quando vennero alla luce i primi casi di abusi sessuali su minori all’interno delle realtà ecclesiali, in cui varie voci si levarono sostenendo che si trattasse di casi isolati, di “mele marce”, a riconoscere che esiste una «cultura dell’abuso e dell’occultamento», che è stata interiorizzata, agisce come uno «schema dominante» e va riconosciuta come «incompatibile con la logica del Vangelo» (papa Francesco, Lettera al popolo di Dio che cammina in Cile, 31 maggio 2018).

Come Chiesa abbiamo riconosciuto quanto sia stata tragica la miopia di alcuni responsabili di diocesi, istituti religiosi, movimenti e altre realtà ecclesiali. È paradigmatica in tal senso la prassi, denunciata in una documentata inchiesta del 2001 da The Boston Globe per l’arcidiocesi di Boston, ma diffusa anche altrove, di spostare gli abusatori da una parrocchia all’altra, molte volte senza prendere alcun altro provvedimento, in modo da nascondere quanto accaduto. Oggi disponiamo di linee guida e procedure, sono state create nuove istituzioni, anche formative, ed è stata rivista la normativa canonica al riguardo (cfr scheda alle pp. 100- 101), affinché vi sia un adeguato accompagnamento delle vittime e siano chiari e trasparenti i passi da compiere quando viene segnalato un nuovo episodio di abuso. Le decisioni assunte nel corso del tempo dal Vaticano sono state progressivamente fatte proprie e attuate da Conferenze episcopali, diocesi, congregazioni religiose, movimenti, associazioni e scuole cattoliche. Si tratta di un processo in continuo divenire, in cui le misure messe in atto vanno valutate e riviste alla luce di quanto si apprende, come attesta la crescente importanza data alla cultura del safeguarding, che privilegia un approccio di prevenzione e mira a creare ambienti sicuri (cfr il contributo di Fabrizio Rinaldi alle pp. 97-104). Questo è stato possibile perché si è compreso che «l’abuso non è questione privata tra due persone», in quanto «avviene sempre in un contesto in cui queste persone sono inserite, un contesto che può “più o meno consapevolmente” portare in sé elementi che favoriscono, che colludono, che coprono l’abuso, oppure che hanno in sé risorse che favoriscono la prevenzione, la protezione delle persone più fragili, il coraggio della denuncia» (Vittigni G., «Creare una cultura della prevenzione e della cura delle persone vulnerabili», in Ceragioli F. – Corbella C. [edd.], Abusi nella Chiesa. Un approccio interdisciplinare, Ancora, Milano 2025, 61). [continua]

 

 

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