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| Una nuova Europa per l'euro
Si dice che oggi l'euro sia in crisi e solo con i nostri sacrifici lo si potrà salvare: aumento delle tasse, tagli alle prestazioni pensionistiche, sanitarie e sociali. Cosa possiamo quindi fare per uscire da questa drammatica fase? Il nostro Paese, attraverso il risanamento politico ed economico auspicato dal Governo guidato da Mario Monti, deve tornare a «svolgere un ruolo chiave di rilancio del progetto di unificazione politica dell'Europa» e in tal modo, afferma padre Costa, «mostrare al mondo intero la sua volontà di governare democraticamente e a livello sopranazionale l'uscita dalla crisi». È necessario farsi carico dei rimedi e delle storture che questa realtà presenta senza arrendersi e «buttare tutto a mare» nella prospettiva del bene comune che oggi, per noi, l'euro e l'Europa rappresentano. Riprendendo le parole dell'economista Lorenzo Bini Smaghi, «prendersela con la moneta unica è come dare la colpa all'arbitro o alle condizioni del campo per giustificare una sconfitta». I sacrifici toccano a tutti e risultano accettabili solo se necessari alla «costruzione di un progetto sentito come davvero comune». Nel 2002 Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea, descriveva la moneta unica come un «simbolo di pace» e allo stesso tempo come uno «strumento per assicurare una maggiore stabilità economica», concetto ribadito anche da Mario Monti, all'epoca commissario europeo per la concorrenza, che vedeva nell'euro una garanzia contro inflazione e disavanzi. Pace e stabilità economica sono, all'apparenza, due concetti non contrastanti. Tuttavia, il modello di un'integrazione profonda, economica, ma anche politica e culturale, viene a mancare nel momento in cui i singoli Stati decidono di agire come «comunità di membri autonomi». Il risultato di questo atteggiamento è che «le due "gambe", politica ed economica» rischiano di perdere coordinazione e di inciampare, producendo una progressiva perdita di credibilità e di fiducia: del mercato, delle agenzie di rating e anche di ciascuno stato nei confronti degli altri membri dell'Unione. Ora più che mai si rende necessario «ricostruire un clima di fiducia», nell'attesa che vengano predisposte le misure necessarie alla ripresa di un «cammino di sviluppo» su basi più solide, per affrontare questo tempo di forte recessione. È un compito che è necessario affrontare a livello globale perché, conclude il direttore di Aggiornamenti Sociali, «dalla stabilità finanziaria mondiale dipendono il futuro lavorativo dei nostri giovani e le pensioni dei nostri anziani e di chi lavora oggi». Leggi l'editoriale di gennaio Leggi il sommario completo |
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Idea grafica e realizzazione: Andrea Bernasconi Aggiornamento e segnalazione errori: Stefano Maero |
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