• L'uomo che cammina
Scheda di: 

L’uomo che cammina

Jiro Taniguchi
Panini Comics, Modena 2012, pp. 142, € 10,90
Fascicolo: 

Tokyo, un uomo appena sposato si trasferisce in un nuovo quartiere. Ogni giorno diventa un’occasione, attraverso le lunghe camminate serali, per conoscere la realtà circostante e appropriarsi di un tempo della contemplazione, che nel frenetico lavorio quotidiano viene totalmente dimenticato.

 

Prima di avventurarsi ne L’uomo che cammina di Jiro Taniguchi bisogna affrontare un pregiudizio che vuole il fumetto considerato come prodotto per bambini, al limite per adolescenti, con poco da raccontare al mondo serio degli adulti. Questo “sentire comune”, molto italiano, ha poco a che fare con il vero sviluppo della “nona arte”, che in Francia, Stati Uniti o Giappone mantiene un posto di tutto rispetto nel mondo culturale. La premiazione con il Pulitzer del noto fumetto Maus di Art Spiegelman, nel 1994, ha segnato un cambio di rotta nella gestione della letteratura disegnata anche nel nostro Paese, dove sono comparsi romanzi a fumetti – detti comunemente Graphic Novel – che hanno cominciato ad affascinare un largo numero di lettori, poco abituati a spingersi oltre la pagina scritta. Leggere L’uomo che cammina di Jiro Taniguchi è confrontarsi con questo tipo di fumetto: complesso, ricco e introspettivo. Il punto di partenza è un uomo senza nome che, appena sposato, si trasferisce in una nuova casa. In diciassette brevi capitoli il protagonista si dedica a lunghe passeggiate all’insegna dell’esplorazione di ciò che lo circonda e della caccia ai particolari nascosti nella vita di ogni giorno. La linea chiara e dettagliata con cui vengono sviluppate verticalmente le vignette permette al lettore di soffermarsi sui particolari del disegno: le foglie degli alberi (disegnati in modo diverso a seconda della stagione e del luogo), le sfumature dei volti delle persone, i palazzi, il tempo atmosferico, gli animali. In una società nervosa e freneticamente capitalista come quella giapponese, l’uomo che cammina si trasforma in una piccola icona rivoluzionaria, senza nome. I suoi passi gli permettono di osservare i differenti strati sociali e quartieri, di scoprire l’alterità e la contemplazione. Così L’uomo che cammina di Taniguchi si concede a ciò che lo circonda, ne assapora l’essenza, sempre in rigoroso silenzio, elemento essenziale per ammirare il mondo in profondità e non vederne solo la superficie. A dominare infatti è la quasi totale assenza di baloon e didascalie: le parole e il racconto, in senso stretto, si configurano come inessenziali di fronte a un cammino di appropriazione individuale fatta di silenzio e interiorità. In queste scelte formali il volume sembra instaurare un ponte con la cinematografia di un altro grande maestro, Yashujiro Ozu, che alla lentezza e all’interiorità ha votato la sua arte, privando quasi totalmente i suoi film dei dialoghi. Ma in tale direzione il manga (che in giapponese significa fumetto) di Taniguchi contiene un ulteriore passo avanti, proponendosi come diretta invettiva contro la tecnologia e l’isolamento moderno. In un Giappone dominato da treni iperveloci, automobili tecnologiche e aerei (che spesso compaiono nel cielo del fumetto) – sembra suggerirci Taniguchi – la volontà di camminare diventa indicativa di un’umanità di cui solo l’uomo del titolo pare essere il portatore.

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