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Il Concilio Vaticano II e la dottrina sociale

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Il modo con cui la Chiesa è venuta sviluppando il suo confronto con la società moderna, iniziato con la Rerum novarum, si è profondamente modificato a partire dal Concilio Vaticano II. Questa novità fonda una comprensione più spirituale del magistero sociale, che certo non rinnega la formulazione dottrinale precedente, ma la fa sgorgare direttamente dal cuore della Chiesa, che si fa più attenta all’imprevedibile costante azione dello Spirito nelle vicende umane. Il fatto che nei documenti conciliari non appaia mai l’espressione “dottrina sociale della Chiesa” non consente di ritenere che il Concilio abbia avuto delle riserve su di essa, se non nel senso che avvertiva l’esigenza di un mutamento circa l’impostazione precedente per riferirla più esplicitamente al compito della evangelizzazione e per evidenziarne le caratteristiche teologiche e bibliche più che non quelle filosofiche.

L’apporto del Concilio Vaticano II allo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa è stato molteplice. Anzitutto in modo diretto, con la costituzione pastorale Gaudium et spes, esso ha confermato e aggiornato l’insegnamento sociale precedente inserendolo in un contesto più ampio, che meglio definisce i rapporti tra Chiesa e mondo. In modo indiretto, poi, il Concilio ha contribuito a rinnovare e allargare il confronto e il dialogo della Chiesa con il mondo moderno, affrontando i problemi dell’ecumenismo e dei rapporti con le religioni non cristiane, della libertà di coscienza, della evangelizzazione missionaria, del ruolo dei laici e della loro specifica competenza in ordine alla animazione cristiana delle realtà temporali. Ma non meno rilevanti sono, in questa prospettiva, i documenti conciliari sulla Chiesa e sulla Scrittura.

Già con le encicliche sociali di Giovanni XXIII, Mater et magistra e Pacem in terris, l’insegnamento sociale della Chiesa assume come criterio di riferimento una lettura più attenta e spirituale della realtà sociale. Accanto all’attenzione verso l’ordine naturale delle cose, impresso loro dal Creatore e in un certo senso immutabile, acquista rilievo l’attenzione verso il concreto divenire della storia che si svolge sotto l’azione dello Spirito sempre operante nelle vicende umane. Tale divenire, letto alla luce dello Spirito, svela l’aspetto più profondo e dinamico della creazione e dell’ordine che la regge e la guida verso il suo compimento. La creazione infatti attende, come l’uomo, di essere liberata dalle conseguenze del peccato cui è stata assoggettata e di essere reinserita in un ordine nuovo (cfr Romani 8, 19-21), già fin d’ora, in forma incoativa, mediante l’uso corretto che l’uomo ne deve fare per passare nella storia «da condizioni meno umane a condizioni più umane» (PP, n. 20), preludio di quel passaggio definitivo verso la pienezza di vita che Dio ha preparato per l’uomo e alla quale in qualche modo egli si dispone con il suo operare storico (cfr GS, n. 39).

Emerge così nell’insegnamento sociale della Chiesa, come elemento orientativo nella interpretazione della realtà sociale e nel suo continuo evolversi quasi caotico, la categoria dei «segni dei tempi». Si tratta cioè dell’attenzione a quegli eventi e tendenze sociali che in sé contengono elementi di progresso, e che, opportunamente secondati, possono condurre a realizzare un ordine sociale più giusto, cioè più conforme al progetto di Dio sull’uomo e sulla sua vita terrena.

Il compito del magistero sociale della Chiesa, alla quale è affidata la missione di inserire nella storia la forza rigeneratrice del messaggio biblico, si profila sempre più chiaramente essere quello di aiutare a compiere una corretta lettura degli eventi storici e cogliere in essi i «segni dei tempi». «È dovere permanente della Chiesa – afferma il Concilio – di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche» (GS, n. 4).

Tuttavia la lettura degli eventi sociali, che conduce a riconoscere in essi i «segni dei tempi» come luogo in cui si esprime ed è possibile cogliere l’azione dello Spirito che guida la storia, è compito non facile. I «segni dei tempi» sono avvolti dalle ambiguità e dalle oscurità proprie di ogni evento umano, spesso risultato di tensioni e intenzionalità suggerite dall’egoismo e dalla paura, da visioni parziali o distorte della realtà, da travisamenti e strumentalizzazioni delle stesse cognizioni scientifiche. Occorre quindi saper discernere negli eventi storici ciò che è positivo e risultato degli sforzi umani guidati e suggeriti dalla ricerca della verità e del bene comune e che, in quanto tali, riflettono l’azione dello Spirito che tali desideri suscita in ogni uomo.

Tale discernimento avviene nella Chiesa e impegna in qualche modo tutti i suoi membri. Vorremmo qui di seguito accennare ad alcuni suoi momenti: l’ascolto della Parola, l’apporto delle scienze sociali, il coinvolgimento della comunità ecclesiale.

L’ascolto della Parola

La centralità della Rivelazione, e lo studio e l’ascolto della Parola di Dio come elemento fondante e continuamente rigeneratore della vita cristiana, sono stati evidenziati e proposti a tutta la Chiesa dal Concilio Vaticano II, in particolare con la costituzione dogmatica Dei Verbum. Questo documento, uno dei più qualificanti del Concilio, assume anche un peso e una rilevanza fondamentali in ordine allo sviluppo e alla comprensione della dottrina sociale della Chiesa che alla Scrittura fa sempre più diretto riferimento. Non è così possibile entrare in piena sintonia con la dottrina sociale della Chiesa se non attraverso una profonda familiarità con la Scrittura che consenta, da una parte, di riconoscere la pertinenza dei testi scritturistici rispetto alle situazioni cui vengono applicati, senza cadere in pericolosi semplicismi biblici, e, dall’altra, di cogliere nella Scrittura una perenne fonte di ispirazione che aiuti a percepire il senso degli eventi e l’azione di Dio in essi.

Gli eventi della storia della salvezza, narrati dalla Scrittura, rivelano l’azione di Dio che educa e guida il suo popolo e, attraverso di esso, l’umanità intera. Tale azione si manifesta e si esplica in forme molteplici. Così la Scrittura insegna alla Chiesa e ai fedeli a leggere come storia di salvezza anche le vicende del nostro tempo. La Scrittura rivela in tal modo il progetto di Dio che chiama l’umanità intera alla comunione con Lui. Di tale chiamata la Chiesa si fa annunciatrice e testimone anche per mezzo della sua dottrina sociale, con la quale essa segue le vicende umane, perché gli uomini ne comprendano il significato e trovino ispirazione e guida nella loro azione sociale.

In particolare la Scrittura aiuta a cogliere le ambiguità e le resistenze che l’uomo oppone all’Alleanza e alla propria liberazione; rivela anche i pericoli sempre incombenti che minacciano l’umanità e indica il cammino per prevenirli. Non manca nella Bibbia la riflessione specifica sulle istituzioni sociali, sul ruolo che esse dovrebbero avere nella vita del popolo di Dio e la denuncia delle loro perversioni. Tutto ciò, profondamente interiorizzato e attualizzato con l’assistenza dello Spirito che svela il senso della Scrittura nella sua perenne novità e ricchezza, sostiene la Chiesa e la spinge al dialogo col mondo, ad adempiere la propria missione evangelizzatrice e a formulare la propria dottrina sociale.

L’apporto delle scienze sociali

Il discernimento dei segni dei tempi esige l’apporto delle scienze sociali, cioè una lettura approfondita e critica degli eventi storici, condotta con l’ausilio dei metodi e alla luce dei risultati di queste scienze. Il contributo di queste scienze e la familiarità con i loro metodi sono necessari per individuare e verificare le leggi che regolano i rapporti economici, politici e sociali e per migliorare le strutture e istituzioni che consentono lo sviluppo delle attività economiche e la convivenza sociale. Il Concilio ha posto in luce il valore di queste scienze per l’apporto che hanno dato allo sviluppo dell’attività umana nell’universo, e per i vantaggi che ne sono derivati all’azione evangelizzatrice della Chiesa.

Il rapporto con le scienze sociali (l’economia, le scienze politiche, il diritto, la sociologia, ecc.) è complesso. La Chiesa, nel suo magistero sociale, ha una funzione critica e liberante nei loro confronti: ne vaglia i presupposti ideologici e filosofici, l’interpretazione e l’utilizzo dei loro risultati e il rigore scientifico che ha condotto al loro conseguimento. Così, ad esempio, la Chiesa ammonisce che l’antropologia cui si ispirano parecchie scuole economiche è inadeguata e le loro conclusioni portano il peso e rispecchiano i limiti di questo presupposto. Ma la Chiesa pone anche sfide e offre stimoli perché queste scienze dispieghino tutte le loro potenzialità a servizio di un autentico progresso umano. Specialmente nei tempi recenti essa propone loro problemi e le invita a sciogliere nodi irrisolti delle attività economiche a livello mondiale e a superare l’inadeguatezza delle norme che regolano i rapporti internazionali e il funzionamento delle istituzioni sovranazionali. Per l’assolvimento di questi compiti la Chiesa, con il suo insegnamento sociale, offre principi di riflessione e criteri di valutazione e indica valori da promuovere e tradurre in obiettivi realizzabili.

Sostiene poi coloro che operano in questi campi, fornendo loro forti motivazioni religiose e l’appoggio della sua azione pastorale. Offre anche luoghi di confronto aperti alle varie correnti di pensiero e competenze scientifiche. Numerose istituzioni in varie parti del mondo contribuiscono alla ricerca scientifica e all’insegnamento organico di queste discipline, come le Università cattoliche e vari istituti e organismi scientifici promossi dalle Chiese locali. Tuttavia, va sottolineato che queste iniziative incontrano difficoltà non piccole, in quanto le finalità che esse perseguono non solo esigono solidità di impostazione e capacità scientifiche, ma anche una grande determinatezza e coraggio morale. Tali istituzioni non possono scendere a compromessi nel perseguimento dei loro fini, e ciò le pone in contrasto con quanti strumentalizzano le scienze sociali e la ricerca scientifica al conseguimento di fini egoistici di supremazia nazionale o di dominio del mercato, o alla conservazione di posizioni di privilegio.

Il coinvolgimento della comunità ecclesiale

Lo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa e il discernimento dei segni dei tempi coinvolge in modo determinante il magistero della Chiesa e il carisma pontificio, che si è sempre avvalso di varie collaborazioni. Tuttavia, dopo che la Chiesa, con il Concilio Vaticano Il, ha compreso se stessa come popolo di Dio in cui tutti i membri partecipano, sia pure in modo diverso, alla funzione regale, sacerdotale e profetica del suo fondatore, tale magistero si è sviluppato attraverso un dialogo più intenso e qualificato tra i pastori e tutte le componenti della Chiesa. Inoltre, due fattori hanno concorso a maturare nella Chiesa la convinzione che l’elaborazione della dottrina sociale debba avvalersi anche dell’apporto delle singole Chiese: la riaffermata collegialità che caratterizza i rapporti tra l’episcopato e il vescovo di Roma e che unisce il Papa e i vescovi in un unico magistero; il riconoscimento delle peculiarità e responsabilità proprie delle singole Chiese e l’urgenza di favorire un processo di evangelizzazione, capace di interpretare le esigenze culturali di ciascun popolo e di inserirsi in esse rispettandone le caratteristiche costitutive (inculturazione della fede).

Fondamentali a questo proposito sono le osservazioni di Paolo VI. Le riportiamo qui di seguito nella loro duplice articolazione.

1) Ruolo del magistero pontificio. Di fronte a situazioni tanto diverse «in cui, volenti o nolenti, i cristiani si trovano impegnati a seconda dei Paesi, dei sistemi socio-politici, delle culture» (OA, n. 3), Paolo VI afferma: «Ci è difficile pronunciare una parola unica e proporre una soluzione di valore universale. Del resto non è questa la nostra ambizione e neppure la nostra missione» (ivi, n. 4). Ciò non significa, però, che il Papa rinunci a esercitare la sua missione di pastore in campo sociale. Egli, infatti, autorevolmente, indica alle comunità ecclesiali, di cui è pastore universale, le loro responsabilità e i loro compiti.

2) Ruolo della comunità ecclesiale. Il primo compito delle comunità cristiane richiamato dal Pontefice è quello di «analizzare obiettivamente la situazione del loro Paese, chiarirla alla luce della Parola immutabile del Vangelo, attingere principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione nell’insegnamento sociale della Chiesa, quale è stato elaborato nel corso della storia e particolarmente in questa era industriale» (OA, n. 4). Il secondo compito è quello di scegliere e decidere: «Spetta alle comunità cristiane individuare, con l’assistenza dello Spirito Santo – in comunione coi vescovi responsabili, e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e con tutti gli uomini di buona volontà –, le scelte e gli impegni che conviene prendere per operare le trasformazioni sociali, politiche ed economiche che si palesano urgenti e necessarie in molti casi» (ivi).

Negli ultimi decenni la dottrina sociale della Chiesa si è venuta così arricchendo anche con l’apporto del magistero di molti episcopati, che hanno coinvolto le proprie comunità ecclesiali nella riflessione sulle situazioni dei propri Paesi «alla luce della fede e della tradizione ecclesiale» al fine di indicare comportamenti e scelte per promuovere un ordine sociale più giusto nelle rispettive comunità.

Tra quelli che hanno avuto un maggiore impatto, anche a livello universale, segnaliamo i documenti delle Conferenze generali dell’episcopato latinoamericano (a Medellín nel 1969 e a Puebla nel 1979). Pure importanti, per i temi affrontati e per il metodo di ampia consultazione e confronto seguito nella loro preparazione, sono state le lettere pastorali dell’episcopato degli Stati Uniti sulla pace (1983) e sull’economia (1986). Anche in molti altri Paesi le Chiese locali si sono impegnate in questo senso, spesso esortate e sostenute da particolari interventi del Papa. Anche la Chiesa italiana si è impegnata nei confronti dei più gravi problemi del nostro Paese. Tra i più recenti interventi dell’episcopato italiano ricordiamo due significativi documenti: La Chiesa italiana e le prospettive del Paese (23 ottobre 1981) e Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno (18 ottobre 1989). Non vanno però dimenticati altre note e richiami su problemi più specifici, come pure i due grandi convegni ecclesiali nazionali, «Evangelizzazione e promozione umana» (Roma 1976) e «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini» (Loreto 1985), nonché iniziative come le Settimane sociali dei cattolici italiani.

Risorse

DV = CONCILIO VATICANO II, costituzione dogmatica Dei Verbum, 1965.

GS = CONCILIO VATICANO II, costituzione pastorale Gaudium et spes, 1965.

LG = CONCILIO VATICANO II, costituzione dogmatica Lumen gentium, 1964.

MM = GIOVANNI XXIII, enciclica Mater et magistra, 1961.

OA = PAOLO VI, lettera apostolica Octogesima adveniens, 1971.

PP = PAOLO VI, enciclica Populorum progressio, 1967.

PT = GIOVANNI XXIII, enciclica Pacem in terris, 1963.

SRS = GIOVANNI PAOLO II, enciclica Sollicitudo rei socialis, 1987.

CONFERENZA EPISCOPALE USA (1983), La sfida della pace: la promessa di Dio e la nostra risposta,

in Aggiornamenti Sociali, 7-8, 519-561; 9-10, 623-642 (ed. or.)

<http://old.usccb.org/sdwp/international/TheChallengeofPeace.pdf>.

CONFERENZA EPISCOPALE USA (1987), Giustizia economica per tutti, EDB, Bologna (ed. or. 1986,

<www.usccb.org/upload/economic_justice_for_all.pdf>).

VANZAN P. (ed.) (1995), Enchiridion. Documenti della Chiesa latinoamericana, EMI, Bologna.

In occasione del centenario della pubblicazione dell’enciclica Rerum novarum, nel numero di maggio 1991 di Aggiornamenti Sociali, l’articolo di Mario Reina SJ «Riflessioni sulla dottrina sociale della Chiesa» ne ripercorreva lo sviluppo storico, riproponendone l’attualità. Ripubblichiamo qui la sezione dedicata al Concilio Vaticano II e al suo impatto sul magistero sociale. Per i testi del magistero si fa riferimento alla versione disponibile su <www.vatican.va>.

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