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La giustizia nel mondo

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Autore del documento La giustizia nel mondo è il Sinodo generale dei vescovi, organismo collegiale istituito dal Concilio Vaticano II. Dopo il Sinodo “ordinario” del 1967 e quello “straordinario”, più ristretto, del 1969, dal 30 settembre al 6 novembre 1971 il Sinodo si riunì per la terza volta, di nuovo in forma “ordinaria”, con due argomenti all’ordine del giorno: il sacerdozio ministeriale e la giustizia nel mondo. Su ciascuno dei due temi redasse e approvò un documento che raccoglieva i punti di vista più significativi e le richieste dell’assemblea. Paolo VI rese pubblici entrambi i documenti il 30 novembre 1971.
Il tema della giustizia nel mondoera stato introdotto nel Sinodo il 14 ottobre 1971 da un rapporto di mons. Alberto y Valderrama, presidente della Conferenza episcopale filippina. Tuttavia il dibattito iniziò soltanto il 20 ottobre, abbastanza tardi dunque, in un’assemblea che aveva appena studiato, in un’atmosfera tesa, problemi difficili, in particolare quello del celibato dei sacerdoti; nondimeno, il problema della giustizia nel mondofu trattato in maniera concreta, aperta e ampia.
Le prime sedute del dibattito (20-22 ottobre) furono aperte non da vescovi, ma da esperti laici appartenenti alla Pontificia Commissione Iustitia et Pax: Barbara Ward (Lady Jackson), economista inglese di chiara fama, docente negli Stati Uniti dopo aver lavorato in Ghana sino al 1961; Candido Mendes de Almeida, rettore di un istituto universitario di Rio de Janeiro; infine Kinhide Mushakoji, professore all’Università Sofia di Tokyo. Ben presto la questione della giustizia internazionalesi trovò in primo piano. Del resto le circostanze premevano in tale senso.

Il contesto
Certo, nel 1971 si era ancora all’apice della spettacolare crescita che dal dopoguerra caratterizzò le economie industrializzate. Il primo shockpetrolifero si sarebbe registrato soltanto nel 1973, anche se alla fine degli anni Sessanta vi era già stato l’inquietante “disagio di civiltà” preannunciatore di crisi. Ma, soprattutto, si era accentuato ulteriormente il divario fra l’Occidente ancora in crescita e il Terzo mondo, amaramente deluso nelle proprie speranze di rapido sviluppo. Il primo decennio delle Nazioni Unite per lo sviluppo, gli anni Sessanta, non aveva mantenuto le sue promesse. Un secondo decennio era appena iniziato, in una atmosfera piuttosto depressa. Si andava diffondendo la sensazione che qualcosa non funzionasse nel sistema delle relazioni economiche internazionali. Del resto, negli anni immediatamente precedenti si era manifestato un forte fermento rivoluzionario, simboleggiato – se si vuole – dalla vicenda di Che Guevara, ministro cubano del commercio, ripartito per la guerriglia in Bolivia dove, nel 1967, era stato ucciso.
I Sinodi che si erano susseguiti dopo il Concilio avevano manifestato una progressiva deoccidentalizzazione della Chiesa: i vescovi dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia erano diventati sempre più numerosi e più sicuri di sé. Nel 1971 questo fenomeno non è che agli inizi, tuttavia si ha già l’impressione che il dibattito sinodale sulla giustizia nel mondo sia dominato dalla problematica della giustizia internazionale così come la percepiscono gli uomini del Terzo mondo. Si è piuttosto lontani dalla lettera apostolica Octogesima adveniens di Paolo VI, pubblicata nella primavera precedente. Benché recentissima, essa non viene citata in senso stretto nel documento sinodale sulla giustizia – vi si fanno soltanto due accenni –, mentre è citata l’enciclica di Paolo VI Populorum progressio, di cui i Padri sinodali intendono in sostanza proseguire direttamente la riflessione. La Octogesima adveniens aveva preso in esame soprattutto nuove questioni, emergenti più che altro nei Paesi occidentali. Si ha qui un esempio di quella difficoltà di esprimere una parola universale, cui giustamente faceva riferimento Paolo VI nella stessa Octogesima adveniens.
Un concetto importante, fin dall’inizio del dibattito sinodale, è la denuncia delle ingiustizie: il relatore peraltro esorta i Padri sinodali a denunciare le ingiustizie nella Chiesa e non soltanto al suo esterno. Questa espressione di autocritica si conserverà fin nel documento definitivo. Ma vi furono molte difficoltà in merito a mozioni specifiche di denuncia delle ingiustizie che prendevano di mira questo o quel Paese: ad esempio, il Sudafrica per il razzismo, Israele per l’occupazione dei luoghi santi, l’Unione Sovietica per il modo di trattare i cattolici ucraini, ecc. I Padri conclusero che la denuncia delle specifiche ingiustizie spettasse soprattutto alle Chiese locali, in quanto direttamente al corrente delle situazioni.

Il documento finale
Il lavoro di redazione durante il Sinodo fu diretto da un gruppo di vescovi: mons. Torrella Cascante, vicepresidente del Pontificio Consiglio per i laici e della Pontificia Commissione Iustitia et Pax, mons. Plourde (Canada), mons. Labayen (Filippine), mons. Oves (Cuba), mons. Degenhardt (Germania). Gli esperti principali, ai quali si deve la maggior parte del lavoro, furono i gesuiti p. Alfaro e p. Land, il domenicano p. Cosmao, e due laici, già menzionati, Barbara Ward e Candido Mendes de Almeida. Barbara Ward, osserva il teologo René Laurentin nel suo libro sul Sinodo, «redasse la parte più importante della sintesi dei dibattiti […]. È la prima volta che una donna ha svolto questo ruolo chiave nella elaborazione di un documento di competenza dell’autorità suprema della Chiesa» (Laurentin R., Réorientation de l’Eglise après le troisième Synode, Seuil, Paris 1972, 152).
Il documento finale è costituito da tre parti:
una analisi del disordine del mondo («La giustizia e la società mondiale»);
una riflessione teologica sul legame tra la speranza teologale e la liberazione temporale dell’umanità («Il messaggio evangelico e la missione della Chiesa»);
alcune piste per una testimonianza e un’azione efficaci, soprattutto in campo educativo, di fronte alle odierne ingiustizie («L’attuazione della giustizia»).
Oltre alle questioni di ingiustizia internazionale relative alle impasse dello sviluppo, che sono al centro delle preoccupazioni, bisogna notare il grandissimo interesse dimostrato dal Sinodo per il concetto teologico di liberazione – di cui riparlerà in seguito Paolo VI nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi pubblicata nel 1975 in seguito al Sinodo del 1974 –, come pure per il disarmo e la promozione della donna (benché il testo relativo ad essa sia stato attenuato all’ultimo momento).
In merito all’autorità del documento è opportuno sottolineare che il Papa, dopo averne ricevuto – a quanto pare – il progetto, aveva rinunciato a conferire al Sinodo un “voto deliberativo” (cfr Laurentin R., Réorientation de l’Eglise, cit., 223). Il documento mantiene perciò un carattere consultivo. Il Papa lo ha poi pubblicato, come abbiamo detto, ma non ha voluto conferirgli direttamente la propria autorità, come del resto fece con il documento sul sacerdozio ministeriale.Il rescritto di pubblicazione dice che il Papa «accoglie e conferma tutte le conclusioni che nei due documenti sono conformi alle norme vigenti». Il che significa che essi vanno interpretati in base ai documenti di maggiore autorevolezza.

La recezione del documento
Il documento La giustizia nel mondo non ebbe un’influenza molto profonda nelle Chiese dei Paesi occidentali, forse a motivo del vigoroso linguaggio adottato nei confronti dei Paesi ricchi. Basti citare alcune frasi: «Non possiamo che rammaricarci ogni volta che le nazioni più ricche si chiudono dinanzi a questa ideale finalità di ripartizione e di responsabilità mondiale. Vogliamo sperare che una simile flessione della solidarietà internazionale non toglierà, in nessun caso, valore alle discussioni di carattere commerciale, che sta preparando la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD)» (n. 1297).
Una soddisfazione molto maggiore si registrò negli ambienti ecclesiali, soprattutto di America latina, Africa e Asia, direttamente sensibili ai problemi dell’ingiustizia economica internazionale. È opportuno segnalare anche la particolare influenza che La giustizia nel mondo ebbe nella redazione del documento La nostra missione oggi: diaconia della fede e promozione della giustizia della 32ª Congregazione generale della Compagnia di Gesù (1975), per la quale costituì un fattore di ispirazione importantissimo. La Congregazione dichiarò che «la missione della Compagnia di Gesù oggi è il servizio della fede, di cui la promozione della giustizia costituisce un’esigenza assoluta», proprio come il Sinodo aveva definito «l’agire per la giustizia e il partecipare alla trasformazione del mondo» quale «dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo» (n. 1243).
D’altra parte è anche vero che il documento sinodale, se non ricevette straordinaria accoglienza nell’insieme della Chiesa, influì notevolmente sul Sinodo successivo (1974), dedicato all’evangelizzazione, che fu fortemente caratterizzato dai temi della liberazione e della lotta per la giustizia. In esso si tornò a discutere l’espressione “dimensione costitutiva” menzionata poco sopra, giacché molti ritenevano che “dimensione integrante” esprimesse con maggiore esattezza la relazione che deve esistere tra la lotta per la giustizia e la predicazione del Vangelo.
Malgrado il relativo oblio nel quale cadde in seguito il documento sinodale, il dibattito del 1971 resta una tappa significativa. Nessun documento della Chiesa è mai stato così fortemente imperniato sulle inquietanti ingiustizie internazionali, da cui il mondo non è ancora uscito. Sarebbe un vero peccato se questa linea di ricerca non venisse proseguita e non si continuassero a esplorare alcune delle vie aperte da quel Sinodo: in materia di testimonianza che la Chiesa deve rendere, sotto molti aspetti, alla giustizia; in materia di educazione alla giustizia; e infine in materia di responsabilità dei popoli, dei Governi, degli organismi internazionali, per far regredire l’ingiustizia internazionale.

di Jean-Yves Calvez SJ
CERAS (Centre de Recherche et d’Action Sociales) di Parigi, † 16 settembre 2011

Risorse
EN = Paolo VI, esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 1975.
OA = Paolo VI, lettera apostolica Octogesima adveniens, 1971.
PP = Paolo VI, enciclica Populorum progressio, 1967.
Sinodo dei Vescovi, La giustizia nel mondo, 1971, in Enchiridion Vaticanum, vol. 4, Documenti ufficiali della Santa Sede 1971-1973, EDB, Bologna 1978, nn. 1238-1308.
Congregazione generale 32a della Compagnia di Gesù, «La nostra missione oggi: diaconia della fede e promozione della giustizia» (Decreto 4), in Decreti della Congregazione Generale XXXII della Compagnia di Gesù (1974-1975), Roma 1977.

* La rubrica «Cristiani e cittadini» è realizzata in collaborazione con il CERAS (Centre de Recherche et Action Sociales di Parigi) e la sua rivista Projet. I testi originali sono disponibili sul sito <www.ceras-projet.org/dsc>. La traduzione italiana è a cura di Rocco Baione SJ. Per i testi del magistero si fa riferimento alla versione disponibile su <www.vatican.va>.

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