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Territori, cittadini e buone pratiche: patrimoni da connettere

La cittadinanza è la porta d’ingresso per l’agire etico di oggi. A partire da qui, è possibile connettere persone, luoghi e buone pratiche esistenti per dare rinnovato respiro al tessuto sociale; un progetto a cui la nostra Rivista, in collaborazione con Fondazione Lanza di Padova e altre realtà, sta dando vita.
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Non sono esigue le schiere di chi gode ad analizzare l’inesorabile declino italiano o di coloro che, con pessimismo, continuano a crogiolarsi nel lamento per gli effetti (comunque reali) della crisi del 2008, utilizzandola come giustificazione per non fare un passo. Possiamo però riconoscere lo sforzo di coloro che con generosità si impegnano a ogni livello per costruire un presente e un futuro migliori nelle proprie realtà e campi di azione, il cammino di quanti cercano di ridare slancio al nostro Paese per rimetterne in moto le dinamiche economiche e sociali. Ci riferiamo alle iniziative intraprese sia da singoli individui sia da realtà più ampie (associazioni della società civile e istituzioni, mondo del lavoro e dell’impresa, istituti di ricerca e centri culturali, organizzazioni religiose e del terzo settore), che colpiscono la nostra attenzione per la loro capacità di riconfigurare il territorio dove si svolgono e di saper far fruttare in modo creativo quanto è generalmente ritenuto uno “scarto”, mettendosi in gioco in prima persona. Si pensi, ad esempio, ai lavoratori che si “autotassano” per rilevare l’azienda dove lavorano e mantenerla in vita o alle piccole realtà imprenditoriali basate sul riutilizzo dei rifiuti o ancora ai parchi letterari e altre proposte analoghe che si moltiplicano nel nostro Paese.

Certo, bisogna anche riconoscere che tutti questi sforzi non riescono a contrastare la sconnessione e la disarticolazione a vari livelli che caratterizzano la nostra società e che nel Paese si fatica ad attivare reazioni che permettano loro di interagire e solidificare in processi più “strutturali” e diffusi e così creare un tessuto connettivo. Un mondo connesso 24 ore su 24 e reti digitali che in pochi clic ci permettono di entrare in contatto anche con persone interessanti e influenti non danno i loro frutti. Si parlano linguaggi diversi sempre meno reciprocamente accessibili. Si portano avanti esperienze, anche belle, che rischiano di essere “consumate” in solitudine, o di perdere consistenza ed efficacia perché poco conosciute: alcune soffocate dalle difficoltà, dall’inesperienza, dalla diffidenza, altre non trovano un terreno sufficientemente fertile che permetta loro di svilupparsi, altre sono osteggiate da mafie e interessi privati a livello globale o locale.

Non si tratta di solidificare, cristallizzare una società la cui liquidità non è più una scoperta ma un dato di fatto, bensì di fare interagire il patrimonio di creatività e generatività che pure non manca. La posta in gioco nel favorire questa interazione non è data solo dal far sì che energie preziose per la crescita del Paese siano messe in condizione di esprimersi appieno, ma ancor di più dal cogliere che le diverse esperienze e buone pratiche presenti in tutta Italia hanno un’indubbia dimensione civica ed etica e sono l’espressione concreta e viva dei valori che fondano il vivere insieme. L’impegno va pertanto nella direzione di far conoscere questo patrimonio perché non resti nascosto dietro le parole: una retorica identitaria stantia ma sempre ravvivata; annunci politici spesso sbrigativi e improbabili; un racconto cronachistico superficiale che invade spazio e immaginario pubblico, trasformando il gossip in notizie che rubano attenzione a questioni di maggiore importanza, ecc. Di fronte a tanta vuota eloquenza, di cui il nostro Paese non patisce scarsità e che non fa che occupare spazi, è cruciale l’ostinata «determinazione di chi accumula comportamenti, più che esprimere opinioni» (Censis, 49º Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2015, FrancoAngeli, Milano 2015, p. 7).


Invito a condividere un percorso

Che consapevolezza abbiamo di tutto questo a livello collettivo, come membri di un’unica società? In che senso ci impegniamo non soltanto in singole “buone azioni” ma nella costruzione di una casa comune? Come il modo di partecipare di ciascuno può interagire con quello degli altri generando una condivisione di buone pratiche? C’è qualcuno che realmente può se non guidare, perlomeno accompagnare o orientare i diversi apporti? E come? La lettura dello “stato di salute” della nostra società che abbiamo presentato dà volutamente risalto alle energie positive che sono presenti al suo interno, senza per questo misconoscere criticità che rendono più faticoso il cammino.

Il riconoscimento dell’esistenza di una molteplicità di istanze positive all’opera – per quanto possano essere non immediatamente percepite, anche a causa dell’attenzione limitata e sporadica che ricevono da parte dei mezzi di informazione – ci sembra prioritario ed essenziale. Riteniamo, infatti, che la risposta agli interrogativi sulle vie da intraprendere perché l’Italia possa avanzare nella transizione politica e civile, iniziata ormai da alcuni anni, e nel rilancio economico e sociale non consista, almeno in prima battuta, nell’ideazione di un nuovo progetto scollegato dalla viva realtà del Paese, che racchiuda il presente nella cifra della pura negatività: rischierebbe di essere un esercizio puramente retorico. Piuttosto, la strada da imboccare passa per l’ascolto umile e attento e la valorizzazione di quanto già è in atto, facendo sì che le energie vitali all’opera in tanti ambiti trovino i canali necessari per essere conosciute e vengano individuati, e se necessario inventati, luoghi e processi in grado di rendere possibili più ampie e strutturate dinamiche di condivisione e collaborazione in vista del raggiungimento di obiettivi comuni.

Quanto è qui prospettato consiste nel condividere il bagaglio di esperienze e convinzioni che vari soggetti hanno maturato nel tempo, intraprendendo un percorso il cui esito finale auspicato è
il passaggio da una ricchezza di saperi e buone pratiche dispersa e frammentata, e per questo debole e limitata nel proprio potenziale di cambiamento e innovazione, all’elaborazione condivisa di un progetto da mettere in atto insieme. In fondo si tratta di connettere quanto oggi non lo è, non però in modo esteriore e labile, in forza di convergenze temporanee, ma dall’interno, avendo quale punto di avvio il desiderio di instaurare un vero dialogo sulla base di alcuni fondamenti condivisi.

La cifra distintiva di questa visione è costituita pertanto da una collaborazione partecipativa, resa possibile da una stima reciproca e dal ritrovarsi, almeno nelle linee fondamentali, nella lettura della società e nel desiderio di costruire insieme un qualcosa di più grande e articolato.

Nella convinzione della bontà e della necessità di intraprendere un percorso di questo tipo la nostra Rivista e altre realtà dell’associazionismo e della cultura cattolica (Associazione Cercasi un fine, Istituto di formazione politica Pedro Arrupe, FOCSIV, Fondazione Lanza, rivista Il Regno, rivista Incontri) hanno deciso di collegarsi per promuovere un’iniziativa a livello nazionale, che si sta lanciando proprio in questi giorni.

Ovviamente l’esito finale di questo percorso non è già definito. Come promotori abbiamo individuato il tema su cui lavorare insieme – quello della cittadinanza e del suo ripensamento alla luce di quanto stiamo vivendo – e le tappe iniziali, a partire dalla sollecitazione a inviare un contributo da parte di chi sente di condividere questa prospettiva (cfr riquadro). Si tratta, perciò, di un invito a partecipare a un percorso di dialogo e di riflessione, che ha come meta auspicata lo svolgimento di un II Forum nazionale di etica civile, dal titolo «Etica civile: cittadinanza… e oltre?», dopo quello svoltosi a Padova nel 2013, preparato dal manifesto Per una rinnovata etica civile (cfr <www.fondazionelanza.it/forum> e Biagi L. – Morandini S., «“Per un’etica civile”: passione condivisa nel costruire la città», in Aggiornamenti Sociali, 6-7 [2013] 503-510).

Prima di giungere a questo appuntamento a livello nazionale, il nostro desiderio è promuovere un confronto più ampio possibile a livello locale. La scelta dei termini, “percorso” e “processo”, per qualificare questa iniziativa non è casuale. La proposta è pensata come l’occasione perché si realizzi un cammino condiviso da parte di quanti nelle proprie realtà territoriali, nei propri ambiti di competenza e di azione, costituiscono le espressioni significative di una società civile vitale, che realizza, talora in modo discreto, buone pratiche di cittadinanza attiva, di solidarietà, di accoglienza, di lotta alla corruzione, di sostenibilità e di rinnovamento degli stili di vita. L’invito è rivolto a tutti i soggetti della società civile, non solo al mondo cattolico, con l’auspicio che possa suscitare un interesse quanto più ampio e variegato.


Ripensare la cittadinanza per praticare l’etica civile

Per facilitare il processo si è scelto di privilegiare il tema della cittadinanza, centrale per esprimere un impegno rinnovato nella vita civile e politica. L’invito è a ragionare e misurarsi su come il senso della cittadinanza è oggi compreso e vissuto, a interrogarsi sulla sua rilevanza per la vita assieme in luoghi e spazi concreti, ma anche a spingersi oltre i confini nazionali per confrontarsi con la sua dimensione globale e le sue implicazioni in chiave ecologica.

In particolare, sono state individuate quattro macro aree: politica; economia e ambiente; fede e religioni; comunicazione, educazione e formazione. Questi sono altrettanti snodi centrali per il nostro Paese in cui è urgente costruire laboratori capaci di innovare partendo dall’esistente. L’individuazione di queste aree – è bene chiarirlo subito – non intende però alimentare una logica della specializzazione, che si traduce spesso nella segregazione dei temi e dei saperi; all’opposto, l’auspicio è che in ciascuna area vi siano contributi frutto dell’intreccio di competenze ed esperienze diverse, espressione di una sana e ricca interdisciplinarità. Il processo che abbiamo in mente mira a operare una fecondazione tra punti di vista, scongiurando il rischio della chiusura nei tanti orticelli (a volte “fieramente” difesi), che più o meno consapevolmente fa il gioco della dinamica di frammentazione che abita il Paese. Questo rilievo vale anche per l’interazione tra le diverse aree: sarebbe irrealistico e fuori dal tempo pensare ciascuna a prescindere dalle altre, con cui invece inevitabilmente è intrecciata. Lo evidenziano le domande che la lettera di presentazione dell’iniziativa (consultabile in <www.fondazionelanza.net/eticacivile>) formula per ciascuna area.

Questi interrogativi, una volta riconosciuta nel tema della cittadinanza la porta di ingresso per riflettere sull’agire etico oggi, sottolineano tre aspetti trasversali su cui lavorare. Il primo è la necessità di ripristinare luoghi di confronto e dialogo tra le diverse istanze presenti nella nostra società. Questo vale per la vita politica, chiamata a interrogarsi su come ritessere le forme di un agire condiviso ai vari livelli di governo nel segno della partecipazione e della co-decisionalità. Ma è altresì vero per il dialogo all’interno della società tra le istituzioni pubbliche e le religioni e per le religioni tra loro. Riteniamo, infatti, irrealistico e velleitario pensare di costruire un vivere insieme in cui la dimensione religiosa sia espunta dal dibattito pubblico, disconoscendone così il contributo alla convivenza nella società globale. La questione che perciò si pone è come rendere questo dialogo possibile.

Il secondo aspetto è la costruzione di una società e di un’economia che non escludano o espellano, che non distruggano il patrimonio comune, tanto prezioso quanto fragile, dell’ambiente. La posta in gioco in questo ambito è una visione della società la cui civiltà si misura sul posto occupato da quanti sono più deboli e ai margini. Ancora una volta tutte le aree sono interessate, perché le scelte politiche, i modelli economici, gli stili di vita, le credenze religiose, i valori e le conoscenze acquisite nei processi formativi sono direttamente chiamati in causa.

Il terzo e ultimo aspetto è la maturazione di una coscienza etica all’altezza della società che desideriamo. Ovviamente sono interpellati in prima battuta gli ambiti educativi, formativi e della comunicazione, ma nessun contributo può esimersi dal considerare questo aspetto, che è per certi versi anche l’esito del percorso che si intende proporre.

In sintesi, invitiamo a un percorso di “etica civile” in cui la categoria del “civile” è il frutto della riscoperta della civitas – la città intesa come realtà dalla forte dimensione locale –, non solo come metafora ricca di molteplici significati simbolici, ma anche come ancoraggio di riflessioni e pratiche etiche. L’obiettivo è avviare il processo di “ricucitura” del tessuto sociale come base d’appoggio per una interazione costruttiva e feconda delle differenze, al cui interno ciascuna possa scoprire il proprio ruolo e offrire il proprio insostituibile contributo senza pretendere di essere il centro.



Le tappe del Forum
Entro il 29 febbraio segnalare l’interesse a partecipare scrivendo alla segreteria organizzativa (<eticacivile@fondazionelanza.net>).
Entro il 15 aprile:
– inviare una scheda di presentazione in cui raccontare la propria storia, l’impegno e i nodi chiave;
– inviare l’abstract di non più di 4mila battute di un futuro contributo, espressivo di una proposta legata al tema dell’etica civile a partire dalla propria esperienza di azione e di riflessione. I contributi faranno capo a una delle quattro aree individuate (politica; economia e ambiente; fede e religioni; comunicazione, educazione e formazione).
Entro il 15 giugno saranno selezionati i contributi più stimolanti, ai cui autori sarà chiesto di redigere un testo più strutturato.
Nell’autunno 2016 i contributi scelti saranno presentati e discussi in seminari regionali per preparare il successivo appuntamento nazionale che si terrà nella primavera 2017.
Riferimenti: <www.fondazionelanza.net/eticacivile>.


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