• Digiunare per il clima
Diario COP21

Digiunare per il clima

02/12/2015
Yeb Sano, il diplomatico filippino che divenne il simbolo dei negoziati sul clima delle Nazioni Unite a Varsavia nel 2013 (Cop19), quando digiunò per due settimane dopo che il tifone Haiyan (conosciuto anche come Yolanda, ndt) aveva devastato il suo Paese, è diventato un pellegrino di giustizia climatica e ha dato vita a un movimento di advocacy globale. Ha lasciato il suo lavoro precedente, ha preso una direzione diversa e si è convertito nel leader del movimento Fast for the Climate («digiunare per il clima, lo trovate facilmente sui social network con l'hashtag #fastfortheclimate).

"Mi è stato detto che almeno 300 delegati digiunavano con me (a Varsavia) ai colloqui, così come l'Arcivescovo di Canterbury e il capo della Chiesa di Svezia. Una petizione promossa da alcune chiese e gruppi di fedeli ha raccolto un milione di firme. Odio essere il volto di un movimento ma credo a volte i movimenti devono avere un volto», ha detto Yeb recentemente a Manila.

Dopo il vertice in Polonia, è tornato nelle Filippine e ha visitato la città martoriata di Tacloban, città natale di suo padre, completamente distrutta dal disastro: "Yolanda è stato catastrofico, ma ha portato anche cose buone. C'è stato un aumento di idee brillanti e innovative da parte di Ong filippine e internazionali. La gente si è attivata con modalità davvero creative per costruire rifugi, e aiutare gli altri. Hanno dato così tanto, ad esempio nuove barche da pesca. È stato commovente».

E Yeb ha imparato molto dalla gente, soprattutto facendo volontariato in una comunità vicino alla città di Cebu. «Nessuno lì è morto, anche se Yolanda ha colpito duramente, perché si erano organizzati per la gestione delle catastrofi. Ogni anno facevano esercitazioni per gestire l'emergenza in caso di tifoni. Questo dovrebbe essere fatto in tutte le comunità del mondo. Io mi sto attivando per la costruzione di rifugi anti tempesta per le Filippine, come avviene in Bangladesh»

Ma l'ex diplomatico ha deciso di andare oltre il lavoro nelle comunità e tornare a una forma di esperienza più profonda per collegare le persone di tutte le parti del mondo: il digiuno. Alla Cop21, tre anni dopo Varsavia, il movimento Fast for the Climate ha trovato un suo spazio.
Ieri, 1° dicembre, alle Climate Generation Areas della COP 21, Yeb ha spiegato i motivi per cui il digiuno è diventato un catalizzatore per l'azione sul clima: «Il digiuno è un viaggio dentro di sé e una forma di preghiera», ed è anche una forma di azione interreligiosa. «Il cambiamento climatico è la più grande minaccia per la famiglia umana; se non la affrontiamo, perderemo le prossime generazioni». Dal momento che la questione della giustizia climatica va ben oltre i negoziati, il digiuno appare come un meraviglioso modo simbolico di costruire ponti tra fedi e culture, mentre si sviluppa un forte movimento di advocacy.

Il digiuno ci porta in profondità nei nostri istinti e bisogni più basilari, l'istinto di sopravvivenza e il bisogno di mangiare; esso ci riporta alla vera essenza della vita. Per questo può fare da elemento di connessione della nostra comune umanità, ben oltre le appartenenze nazionali, religiose o etniche. Per tenere il cambiamento climatico sotto controllo abbiamo bisogno di esercitare l'autocontrollo, dobbiamo agire insieme, il digiuno aumenta la nostra attenzione e determinazione collettiva.

Una delle persone coinvolte nel movimento ha detto: «Quando digiuno mi sento fisicamente solidale con le persone colpite dal cambiamento climatico: questa pratica ci dà un assaggio della realtà che vivono milioni di persone, un senso di interazione e di urgenza».

Naturalmente si sta parlando di digiuno volontario, cosa molto diversa dal digiuno forzato causato dalla povertà estrema. In breve, il digiuno è una pratica religiosa universale che può diventare una forma universale di solidarietà alla luce della crisi ambientale.



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