• Carlo Maria Martini
Scheda di: 

Carlo Maria Martini

Il pastore del post-Concilio
Franco Manzi
Ancora Milano 2014 pp. 351, € 25
Fascicolo: 

Sintetizzare in non molte pagine i ventidue anni del complesso episcopato a Milano del cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012) è un’impresa ardua. E lo è per varie ragioni» (p. 5). Con queste parole Franco Manzi, biblista e professore al Seminario di Milano, apre il volume collettivo da lui curato in cui sono presentate la figura e l’opera di uno dei vescovi che hanno segnato di più la storia recente della Chiesa.

La difficoltà dell’impresa è senz’altro dovuta alla complessità e ricchezza dei temi affrontati, delle iniziative promosse, degli scritti pubblicati da Martini nel lungo tempo della sua permanenza a Milano come vescovo, dal 1980 al 2002, un periodo di importanti e profondi cambiamenti non solo per la storia della città e del nostro Paese, ma anche a livello mondiale. Il carattere arduo dell’iniziativa è dovuto anche alla decisione di scrivere una biografia teo-logica di Martini, mostrando come il Cardinale, «docile allo Spirito del Risorto, […] ha trasformato la propria esistenza credente in “teo-logia”, ossia in un discorso vivo e vivificante sul Dio di Gesù Cristo» (p. 8). Da qui la scelta di proporre una lettura interdisciplinare – frutto della messa in comune delle competenze dei professori del Seminario di Milano e di altri docenti universitari, autori dei sedici contributi pubblicati – per far risaltare al meglio il profilo intellettuale, umano e spirituale di una personalità così ricca.

Man mano che si avanza nella lettura del volume sono affrontati sia gli aspetti più strettamente legati alla vita ecclesiale (la visione della Chiesa, la concezione del presbiterato, il ruolo dei laici e degli organismi di partecipazione ecclesiale), sia quelli del confronto con la società civile e la cultura contemporanea (si pensi alle sue riflessioni in punta di piedi nel campo etico o all’iniziativa della Cattedra dei non credenti) o riguardanti il dialogo con gli esponenti di altre religioni, in particolare l’ebraismo e l’islam. Grande spazio è ovviamente riservato alla Parola di Dio, così centrale nell’itinerario di Martini sia come esperto esegeta sia come pastore capace di inventare «strategie, circostanze, linguaggi per aiutare i credenti a mettersi in ascolto serio della Parola» (p. 15), in particolare attraverso la diffusione del metodo della lectio divina e di quel

peculiare modo di pregare a partire dalla Scrittura costituito dagli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola.

La varietà dei temi toccati non si traduce in una successione disordinata di punti di vista grazie al ricorso a una chiave interpretativa proposta dagli autori per avvicinare la figura di Martini. Il sottotitolo scelto per il libro – Il pastore del post-Concilio – ne fornisce in modo sintetico la formulazione: il ministero episcopale del Cardinale «è stato sostanzialmente la traduzione pastorale dell’insegnamento conciliare e, in specie, del sesto capitolo della costituzione dogmatica Dei Verbum, incentrato sulla “sacra Scrittura nella vita della Chiesa” e sul metodo della lectio divina» (p. 10). Coerentemente con questa intuizione, i contributi pubblicati sono raccolti in tre parti – la Parola, la Chiesa e il mondo –, che corrispondono ai temi fondamentali del concilio Vaticano II e si ritrovano, articolati in vario modo, nei documenti conciliari. La scelta di studiare l’episcopato di Martini a partire da queste tre porte di ingresso permette di mettere in luce il suo modo di concepire l’eredità del Concilio ed è particolarmente utile per cogliere i tratti fondamentali dello stile pastorale che lo ha contraddistinto.

Bisogna, però, evitare di pensare la Parola, la Chiesa e il mondo come tre capitoli distinti e separati. Nel pensiero e nell’azione di Martini – così come del Concilio – si tratta piuttosto di tre poli in costante dialogo tra loro e plasmati dalle reciproche influenze. Così l’esercizio del ministero di pastore della Chiesa milanese ha i suoi costanti riferimenti nella lettura orante della Parola di Dio e nel discernimento dei segni dei tempi. Allo stesso momento, gli interventi del Cardinale nei dibattiti culturali o nelle vicende sociali in atto (si pensi, in particolare, ai discorsi alla città pronunciati in occasione della festa di sant’Ambrogio) non possono essere compresi prescindendo dal suo ruolo ecclesiale e dalla lettura della realtà attraverso la lente peculiare costituita dalla prolungata meditazione della Parola. Infine, l’amore per la Parola trova nel confronto continuo con le vicende ecclesiali e sociali i luoghi privilegiati perché la preghiera e lo studio delle Scritture siano situati in un contesto vivo e possano così parlare a ogni uomo, e non solo al credente. In questo senso, egli fu un maestro «nella capacità di dialogare con i personaggi biblici, partendo dalle domande radicali dell’uomo contemporaneo» (p. 83). La circolarità, continua e feconda, tra la Parola, la Chiesa e il mondo e il mutuo arricchimento che ne consegue sono messi ben in luce nei vari contributi, permettendo di individuare il tratto tipico del modo di Martini di concepire il servizio episcopale alla luce del Vaticano II: un amministratore della grazia di Dio nel mondo. Egli stesso ha precisato il significato di questa formula parlando della «“responsabilità di chi si sente affidato un tesoro da distribuire in maniera seria, autentica, programmatica e ragionevole” e tutto ciò nella forma di un “sacramento della strada”, ovvero di un ministero che ti fa “essere per una Chiesa, essere per gli altri”, che porta “a incrociare moltissimi cammini di ricerca di Dio”» (p. 121).

La circolarità tra i tre poli individuati trova nella Parola di Dio uno snodo fondamentale. Come non ricordare a questo proposito il versetto biblico «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Salmo 119,105), che Martini chiese di scrivere sulla propria tomba come sintesi della sua vita? Non è quindi un caso che tutti gli interventi, indipendentemente dal tema affrontato, prendano le mosse dal rapporto che legava il Cardinale alla Parola di Dio, equiparata a un «fiume carsico», che «riaffiora in modo continuo all’interno dei suoi scritti» (p. 22), anche se talora in forme meno evidenti. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, dato che la Scrittura non solo «risuona nella vita della Chiesa a diversi livelli» (liturgia, magistero, catechesi), ma il suo ascolto e la contemplazione orante sono «finalizzati alla scelta e all’azione cristiane» (p. 42) all’interno della storia. Determinante in questa direzione è il ricorso da parte di Martini alla cosiddetta “icona biblica” come guida nel discernimento sulle decisioni da prendere e le azioni da porre in essere. Alla base vi è la convinzione che le pagine bibliche ci trasmettono l’esperienza concreta di uomini e donne, non diversi da noi, che si sono lasciati guidare dal Signore nelle vicende quotidiane e che per questo possono costituire un modello per il cammino dei singoli credenti e della Chiesa.

Strettamente legato a quanto appena menzionato è un altro tratto fondamentale di Martini: la sua ferma convinzione che nella storia, tanto delle singole persone quanto delle comunità, si manifesta l’azione salvifica di Dio. Prendendo le distanze da ogni posizione religiosa disincarnata e a-storica, il Cardinale propende per adottare uno sguardo sulla storia che sia capace di riconoscere il kairos, il tempo opportuno e propizio dell’azione di Dio, nel chronos del tempo che scorre. Tutto ciò è possibile, ancora una volta, grazie alla Parola di Dio che permette «di intercettare le domande più profonde del cuore umano, smarcandosi dalle risposte comuni ed evidenziando l’originalità della risposta cristiana» (p. 268). Esempi di questo modo di interrogare la storia alla luce della Bibbia sono le riflessioni di Martini al tempo della prima guerra in Iraq o all’indomani dell’11 settembre 2001. Di fronte allo smarrimento provocato da quegli eventi, il pastore Martini non si sottrasse al compito di ascoltare le domande più scomode – anzi lui per primo non esitò a porle – per approdare velocemente a risposte consolatorie. Piuttosto, impegnò tutte le sue energie per sviscerare quanto accadeva leggendo i singoli eventi, grazie alla sapienza biblica, all’interno di un contesto più ampio costituito dalla storia della salvezza.

Tentando di riassumere l’itinerario compiuto nella lettura dei diversi contributi si può affermare che emerge davvero il ritratto di una vita teo-logica, in cui i riferimenti ai dati biografici o le citazioni sono funzionali a una finalità che non è certo aneddotica: illustrare l’atteggiamento che fu proprio di Martini di continua disponibilità a interrogare la Parola di Dio e a lasciarsi interrogare da essa nella storia. Il grande pregio del libro è proprio quello di aver messo in luce, in uno stile al contempo chiaro e preciso, questo tratto di Martini, che costituisce probabilmente l’eredità più preziosa del suo ministero episcopale. Un’eredità che va custodita e coltivata perché possa divenire una testimonianza a cui guardare per ricevere ispirazione, ma anche per essere continuamente provocati, stando bene attenti a non cadere nel rischio di sacralizzare la sua persona e il suo pensiero. Come opportunamente sottolineato, non si tratta infatti di replicare pedissequamente quanto egli propose – bisogna riconoscere che alcuni elementi di fondo nella società e nella Chiesa sono molto mutati negli ultimi anni –, ma «occorre, su tante cose, pensare con Martini, e anche diversamente dalle realizzazioni di Martini» (p. 73). Invito quanto mai opportuno per evitare che una memoria viva e feconda si trasformi nel vestigio di un passato ormai muto perché non più interrogato con intelligenza e apertura di spirito.

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