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Ecologia

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La preoccupazione per l’ecologia ha impiegato del tempo per imporsi nella dottrina sociale dalla Chiesa, che soltanto in questi ultimi anni è stata in grado di integrare al proprio interno un’etica della Terra: dopo il capitolo «Salvaguardare l’ambiente» del Compendio della dottrina sociale della Chiesa (CDSC 2004), un passaggio cruciale si compie con l’enciclica Caritas in veritate (2009). Benedetto XVI offre una riflessione sugli eccessi della globalizzazione, che mette in crisi i nostri modelli economici e di sviluppo, le nostre strutture sociali e perfino la base materiale dell’esistenza sul nostro pianeta. Sulla scia dei suoi predecessori, egli inscrive le sfide ecologiche nella sfera della morale, non lontano dalle problematiche della famiglia e della bioetica: la deturpazione del mondo è anche una contestazione – più o meno consapevole – del progetto di Dio per l’essere umano e per l’intera creazione.

Un frutto della dottrina dello sviluppo dei popoli

L’humus di una sensibilità cristiana per l’ecologia è fornito da una teologia della creazione e dell’incarnazione che onora la “carne” del mondo. Essa però conosce una dolorosa eclissi nell’ambito della dottrina cattolica contemporanea, che rende difficile pensare gli attuali problemi ecologici e accompagnare l’azione per risolverli.

Tuttavia le comunità cristiane dispongono anche dell’esperienza sul campo, specialmente nel mondo rurale, dove il legame con la vitalità della natura appare con grande evidenza. «In contatto permanente con la natura, creata e governata da Dio, l’agricoltore sa per quotidiana esperienza che la vita umana è in mano al suo Autore. In questo lavoro, per quanto duro, l’uomo si trova ancora padrone del suo mondo attraverso l’attività in seno alla comunità» (Pio XII 1951; nostra trad.): con queste parole, pronunciate nel 1951, Pio XII richiamava la rapida evoluzione dell’agricoltura occidentale nel dopoguerra. Curiosamente, gli attori cristiani del mondo rurale, molto attivi in quella evoluzione, saranno talvolta i più lenti a riconoscerne i paradossi e i pericoli.

L’altra opportunità per la Chiesa cattolica di prendere coscienza delle questioni ecologiche furono i contributi della Santa Sede alla riflessione condotta nell’ambito dei grandi organismi dell’ONU. I discorsi di Paolo VI alla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) mettono in risalto il legame sempre più stretto tra crisi alimentari, modelli di sviluppo economico e necessario rispetto della terra: «I beni e i frutti di questo mondo sono stati creati per tutti. Nessuno ha il diritto di riservarli esclusivamente a sé, si tratti di persone o di comunità, e tutti, al contrario, hanno il grave dovere di metterli al servizio di tutti» (Paolo VI 1966, nostra trad.), tema ripreso l’anno successivo nell’importante enciclica Populorum progressio sullo sviluppo dei popoli (1967). Bisogna qui citare anche l’economista cattolica inglese Barbara Ward (1914-1981), figura un po’ dimenticata ma che fu tra i primi promotori dello sviluppo sostenibile, delegata della Santa Sede in vari incontri, tra cui l’Assemblea ecumenica di Uppsala nel 1968. In quella occasione interviene individuando la ragione principale per cui le grandi riforme necessarie per una maggiore giustizia sociale stentano a trovare attuazione: «Il fatto è che noi non consideriamo che i grandi obblighi sociali che in larga misura si sono affermati con successo all’interno dei nostri Paesi vanno al di là dei nostri confini nazionali» (Ward 1968). L’osservazione vale ancora oggi per gli urgenti impegni ecologici da assumere sul piano internazionale.

I testi successivi di Paolo VI esprimono sempre più chiaramente la presa di consapevolezza delle questioni ecologiche, anche nei loro aspetti più oscuri. Così, pur rallegrandosi delle tecniche moderne, egli si interroga sulla loro applicazione che, procedendo «a un ritmo accelerato non avviene senza ripercussioni dannose sull’equilibrio del nostro ambiente naturale, e il peggioramento progressivo di ciò che si è convenuto chiamare l’“ecosistema” rischia, sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di condurre a una vera catastrofe ecologica. Noi vediamo già viziarsi l’aria che respiriamo, inquinarsi l’acqua che beviamo, contaminarsi le spiagge, i laghi, anche gli oceani, sino a far temere una vera “morte biologica” in un avvenire non lontano, se non saranno coraggiosamente decise e severamente applicate, senza ritardi, energiche misure» (Paolo VI 1970). Su questa scia il card. Villot, segretario di Stato vaticano, inviterà a dar vita a un diritto sensibile alle urgenze ambientali (Villot 1971a, 1971b).

Ancora nel 1971 Paolo VI elenca nella lettera apostolica Octogesima adveniens un complesso di tematiche sociali emergenti che la Chiesa deve ormai prendere in seria considerazione, tra cui quella dell’ambiente: « L’uomo ne prende coscienza bruscamente: attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione. Non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l’uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l’intera famiglia umana.» (n. 21). Nel messaggio in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente, nel 1972, Paolo VI precisa: «Così come il problema demografico non si risolve limitando indebitamente l’accesso alla vita, il problema dell’ambiente non potrebbe essere affrontato con le sole misure di ordine tecnico» (Paolo VI 1972).

Chi vuole la pace salvaguardi la Terra

Infine, un terzo spazio di maturazione della coscienza ecologica è costituito dalla contestazione della guerra e della proliferazione nucleare, sia militare sia civile. La Chiesa oscilla fra i timori legati ai poteri incredibili lasciati tra le mani di alcuni e la fiducia nella volontà della comunità umana nel suo complesso di rifiutare il peggio. Il legame tra pace e ambiente viene solennemente affermato da Giovanni Paolo II, portatore di un’antica sensibilità per la bellezza della Terra. Del resto uno dei suoi primi gesti come papa, nel 1979, è stato quello di recarsi ad Assisi, sulle orme di san Francesco, che egli dichiarerà patrono degli ecologisti. I suoi numerosi viaggi gli consentono di constatare 1’accelerazione delle pratiche di distruzione dell’ambiente, come quelle che egli deplora in Madagascar (Giovanni Paolo II 1989) e nel Sahel (Giovanni Paolo II 1990). Protezione del patrimonio forestale, lotta contro la desertificazione e l’impoverimento dei suoli, riduzione delle sostanze tossiche, salvaguardia dell’atmosfera: sono altrettanti cantieri urgenti che vengono esplicitamente menzionati, perché della Terra l’essere umano «è più l’amministratore che il proprietario discrezionale. Egli deve mantenerla viva e feconda per trasmetterla alle generazioni future» (Giovanni Paolo II 1989, n. 5). Nel 1990 Giovanni Paolo II fa del Messaggio annuale per la Giornata mondiale della pace un vibrante appello per invitare ognuno a operare per un maggiore rispetto per la Terra.

Un ecumenismo sul campo

Parallelamente, il movimento ecumenico ha vissuto una vera svolta ambientalista, in particolare in occasione della prima Assemblea ecumenica europea, svoltasi a Basilea nel 1989. Sulla tradizionale coppia di azione «giustizia e pace» viene innestato un nuovo settore: il rispetto dell’«integrità» della creazione [spesso tradotto in italiano con «salvaguardia del creato»; N.d.T.]. Già da molti anni, tanto da parte protestante quanto da parte ortodossa, vi erano cristiani che prendevano parte alle iniziative ecologiche sia in campo politico sia sul terreno della militanza. Il Consiglio ecumenico delle Chiese ha svolto un ruolo di precursore in questo ambito: fin dagli anni ’70 ha contribuito alla elaborazione del concetto di “comunità sostenibili” e ha partecipato a tutte le conferenze dell’ONU sul clima, impegnandosi fortemente sulla questione della giustizia climatica. Del tutto singolare è stato anche il percorso del “patriarca verde”, Bartolomeo I (patriarca di Costantinopoli dal 1991), che, riprendendo le intuizioni del predecessore Demetrio I, lancia numerose iniziative volte a mobilitare le comunità cristiane. Nel 2002, in quella che è nota come «Dichiarazione di Venezia», insieme con Giovanni Paolo II invita gli uomini del nostro tempo a una urgente conversione degli stili di vita per rifondarli su «un comportamento etico nei confronti dell’ambiente che si fondi sulla nostra triplice relazione a Dio, a noi stessi e alla creazione». La mobilitazione per la difesa dell’ambiente, in nome della teologia cristiana della creazione, diventa un nuovo e appassionante cantiere ecumenico.

La dignità dalla Terra

La questione ecologica comporta inevitabilmente un invito a “rendere conto della speranza” che è in noi cristiani. Ma questo rapporto piuttosto positivo con le sfide ecologiche è lungi dall’ottenere l’unanimità nelle comunità cristiane, anche se a livello individuale la mentalità evolve rapidamente, specie nelle giovani generazioni. Nelle Chiese si ritrovano in materia di ecologia le stesse divergenze presenti nel resto della società. La visione cristiana non conferisce una competenza tecnica specifica sui problemi dell’agricoltura, delle biotecnologie o dell’inquinamento. In compenso, propone una prospettiva antropologica ed escatologica che dovrebbe aiutare ognuno ad allargare il proprio orizzonte. Più che mai i credenti dovranno ritrovare le parole della loro fede sulla “creazione salvata” (cfr Romani, c. 8) per rimanere capaci di riconoscere ciò che distrugge la bellezza del progetto originale di Dio.

Benedetto XVI ha ben compreso questa sfida e, al di là di alcuni abili gesti mediatici (come l’impianto dei pannelli solari in Vaticano), offre soprattutto una prospettiva teologica. In ascolto degli allarmi lanciati dagli scienziati e dagli ecologisti, ricorda che gran parte della soluzione si trova in un modello di sviluppo umano che onori “l’integralità” delle sue dimensioni interiori. Come il suo predecessore, egli collega la teologia della creazione a quella della vita umana, il cui rispetto assoluto è la misura ultima per vivere correttamente il rispetto per tutti gli altri esseri viventi. La tradizione cristiana è ricca anche di altri approcci complementari. Quelli ancora in corso di elaborazione da parte delle comunità che si ispirano alla teologia della liberazione, colgono il legame costitutivo tra il rispetto dei piccoli della storia, dei poveri, degli indigeni, dei senza terra e la loro terra, spazio indispensabile per l’esistenza.

Benedetto XVI, in occasione della sua visita al Parlamento tedesco, ha infatti affermato: «L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente». Egli scorge in ciò un cammino urgente, che garantisca anzitutto una «ecologia dell’uomo» in cui libertà e responsabilità si articolino con uno «sviluppo integrale» nel quale trovi il suo posto il rispetto della vita in tutte le sue forme (Benedetto XVI 2011).

Con le sfide ambientali abbiamo l’opportunità di veder emergere sotto i nostri occhi un nuovo aspetto della dottrina sociale della Chiesa. Incrociando gli stimoli provenienti dalle esperienze sul campo degli ambienti associativi e dalle espressioni politiche degli organismi internazionali, i responsabili della Chiesa cattolica prendono a poco a poco le misure di questo nuovo cantiere. Papa Francesco lo ha inserito fin dall’inizio tra le priorità del proprio pontificato, quando, sulle orme del santo di cui ha scelto di portare il nome, ha indicato nell’ambiente uno degli ambiti in cui si realizza la vocazione umana al custodire, che «non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo» (papa Francesco 2013). Proprio sul tema della custodia del creato papa Francesco è tornato di recente, in occasione dell’udienza generale del 21 maggio 2014 dedicata alla scienza come dono dello Spirito santo: essa «ci aiuta a non cadere in alcuni atteggiamenti eccessivi o sbagliati. Il primo è costituito dal rischio di considerarci padroni del creato. Il creato non è una proprietà, di cui possiamo spadroneggiare a nostro piacimento; né, tanto meno, è una proprietà solo di alcuni, di pochi: il creato è un dono, è un dono meraviglioso che Dio ci ha dato, perché ne abbiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, sempre con grande rispetto e gratitudine» (papa Francesco 2014). Bisogna sperare che, come in altri campi, la presa di coscienza aiuti a passare all’azione, smettendo di opporre in modo semplicistico l’attenzione all’uomo e il rispetto della Terra. Perderà così vigore l’antica accusa che la responsabilità del rapporto falsato con la Terra proprio del mondo occidentale sia in larga parte responsabilità della fede cristiana. La riflessione ecclesiale sull’ecologia rinvia alla nostra capacità di conservare un rapporto lucido con la storia e le forze in essa operanti.


Risorse

CV = BENEDETTO XVI, enciclica Caritas in veritate, 2009.

OA = PAOLO VI, lettera apostolica Octogesima adveniens, 1971.

PP = PAOLO VI, enciclica Populorum progressio, 1967.

BENEDETTO XVI (2011), Discorso in occasione della visita al Parlamento federale, Berlino, 22 settembre.
— (2010), Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato, Messaggio per la celebrazione della XLIII Giornata mondiale della pace, 1° gennaio.

Dichiarazione di Venezia = GIOVANNI PAOLO II – BARTOLOMEO I, Dichiarazione comune sull’etica ambientale, 10 giugno 2002.

GIOVANNI PAOLO II (1989), Incontro con i membri del Corpo diplomatico nella Nunziatura apostolica, Antananarivo (Madagascar), 30 aprile.
— (1990a), Appello all’umanità, Palazzo della Comunità Economica dell’Africa dell’Ovest (CEAO), Ouagadougou (Burkina Faso), 29 gennaio.
— (1990b), Pace con Dio creatore. Pace con tutto il creato, Messaggio per la celebrazione della XXIII Giornata mondiale della pace, 1° gennaio.

PAOLO VI (1966), Discours à un groupe des dirigeants des agences catholiques, 11 maggio.
— (1970), Discorso in occasione del 25° anniversario della FAO, 16 novembre.
— (1972), Messaggio in occasione della Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sull’ambiente tenutasi a Stoccolma, 1° giugno.

PAPA FRANCESCO (2013), Omelia della Santa messa per l’inizio del ministero petrino, 19 marzo.
— (2014), I doni dello Spirito Santo: 5. La Scienza, Udienza generale, 21 maggio. PIO XII (1951), Discours aux participants au premier Congrès catholique international sur les problèmes de la vie rurale, 2 luglio.

CDSC (2004) = PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano.

VILLOT J.-M. (1971a), Le juriste et l’environnement, Lettre à l’Union internationale des magistrats, 7 agosto, <www.clerus.org/bibliaclerusonline/pt/jel.htm>.
— (1971b), L’homme et son milieu: environnement et droit, Lettre aux juristes catholiques italiens, 6 dicembre, <www.clerus.org/bibliaclerusonline/pt/jel.htm>.

KEENAN M. (2000), Care for creation: human activity and the environment, LEV, Città del Vaticano.
— (2002), From Stockholm to Johannesburg. An historical overview of the concern of the Holy See for the environment, 1972-2002, LEV, Città del Vaticano.

PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE (2013), Energia, Giustizia e Pace. Una riflessione sull’energia nel contesto attuale dello sviluppo e della tutela dell’ambiente, LEV, Città del Vaticano.

TURKSON P. K. A. (2014), «Per un dialogo autentico sugli OGM», in Aggiornamenti Sociali, 4, 278-291. WARD B. (1968), «Rich and poor nations», in The Ecumenical Review, 4, 348–353.

La rubrica «Cristiani e cittadini» è realizzata in collaborazione con il CERAS (Centre de Recherche et Action Sociales di Parigi) e la sua rivista Projet. I testi originali sono disponibili sul sito <www.ceras-projet.org/dsc>. La traduzione italiana è a cura di Rocco Baione SJ. Per i testi del magistero si fa riferimento alla versione disponibile su <www.vatican.va>.


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