Un'altra economia è possibile: il caso delle monete sociali

18/04/2018
Le monete sociali e complementari sono uno strumento della cosiddetta economia sociale o collaborativa. In forte sviluppo in questi anni di crisi, cercano di porre l’economia al servizio delle persone, della loro dignità e del loro benessere, evidenziando così alcune criticità strutturali del sistema monetario attuale. 
L'articolo di Elvira Corona, pubblicato nel numero di aprile di Aggiornamenti Sociali, spiega che cosa sono le monete sociali, come sono nate e come funzionano, e presenta alcuni esempi in Italia e nel mondo. Di seguito pubblichiamo per tutti i lettori la parte dedicata alle peculiarità delle monete sociali e al percorso attraverso cui nascono. Clicca qui per scaricare l'articolo integrale (accesso libero per gli abbonati, acquistabile con carta di credito a 2,5 euro per i non abbonati). 


Che cosa sono e come funzionano le monete sociali


In generale, per monete sociali e complementari si intendono le valute nate in situazioni di crisi economica o come conseguenza di processi bellici (chiamate anche monete d’emergenza), che intendono far fronte a necessità sociali a cui la moneta tradizionale non può rispondere per le sue caratteristiche o semplicemente per la sua scarsità. Negli ultimi anni, le monete sociali, in alcuni casi complementari a quelle nazionali di corso legale, sono comparse
fondamentalmente con lo scopo di promuovere il commercio e le economie locali, in caso di economie sviluppate, o per sostituire momentaneamente le monete nazionali, in caso di economie più povere. Esistono, poi, monete che hanno un obiettivo più specifico, per esempio tutelare l’ambiente o favorire la transizione alla raccolta differenziata. Ad alcune viene dato l’appellativo di “comunitarie” o “regionali”, dato che nascono in piccole comunità, con la funzione di risolvere problemi sociali e di convivenza. 
Queste monete nascono per volontà di un gruppo di persone che intende utilizzarle, chiamato solitamente “gruppo promotore”. Non possono essere definite legali perché sono utilizzate e accettate solo all’interno del gruppo che ne stabilisce le regole di funzionamento e si basano principalmente sulla fiducia reciproca. Teoricamente, non possono essere utilizzate per pagare tasse o imposte, anche se negli ultimi anni le cose stanno cambiando; ci sono state, infatti, varie sperimentazioni positive e alcune amministrazioni locali stanno valutando la possibilità di creare monete di questo genere.
Secondo Bernard Lietaer, economista belga studioso del fenomeno, esistono due tipi di monete “create dalla gente”: quelle commerciali e quelle orientate all’utilizzo comunitario. Queste ultime possono essere definite “sociali”, visto che incidono positivamente nei contesti in cui funzionano: il loro principale obiettivo è creare reti sociali e comunitarie, e servire come strumento per il raggiungimento di obiettivi sociali o ambientali. L’obiettivo “tecnico” comune a tutte le monete complementari è mettere in contatto le risorse non utilizzate con le necessità delle persone che il denaro convenzionale non ha potuto soddisfare, attivando di conseguenza anche circuiti di produzione e di consumo. 


Caratteristiche delle monete sociali


Le monete sociali si reggono sul principio dell’abbondanza delle risorse di un gruppo e sulla capacità creativa, artistica, manuale e intellettuale di una comunità e di tutti i suoi membri. Creare e gestire una moneta sociale richiede una serie di passaggi, relativamente semplici, che si fondano sull’azione di un gruppo promotore:

1) con il consenso di tutti i soggetti coinvolti – persone e/o istituzioni (commercianti, imprese, Governi locali) –, il gruppo promotore crea la moneta e ne sceglie il nome. Generalmente la denominazione ha un riferimento geografico – è il caso del sardex in Sardegna – o storico-culturale – come per la turuta di Vilanova i la Geltrú (Catalogna, Spagna), –, oppure richiama la moneta nazionale (come il Bristol pound in Inghilterra). In questa fase soprattutto il gruppo promotore stabilisce gli obiettivi dell’iniziativa (sviluppo locale e comunitario, ricollocamento di fondi per fini sociali, ecc.);

2) si stabilisce il valore della moneta definendone la parità con la valuta nazionale, facilitandone in questo modo l’uso, o l’ancoraggio a una misura di valore alternativo: in alcuni casi si è cominciato da una cesta di prodotti di consumo locali. In questo modo la moneta sociale potrà funzionare come strumento di scambio e di misura del valore di beni e servizi; 

3) si definiscono le caratteristiche tecniche della nuova moneta, a partire dal supporto di circolazione (banconote stampate a cura del gruppo promotore, conto virtuale, moneta elettronica, ecc.). Altre decisioni riguardano il periodo di validità, la possibilità di utilizzare la moneta sociale per concedere prestiti, la procedura per l’eventuale conversione nella moneta nazionale (con la possibilità di sconti per scoraggiare l’uscita) e l’eventualità di introdurre meccanismi di “ossidazione”, cioè di progressiva perdita di valore in modo da disincentivarne l’accumulazione, favorendone la circolazione e l’utilizzo continuo, dinamizzando così l’economia locale; 

4) si procede al “lancio” distribuendo i primi biglietti (cartacei o virtuali), in alcuni casi a credito; la quantità di moneta in circolazione deve essere monitorata e regolata sulla base del volume di scambi e del numero di partecipanti, favorendo l’ingresso di nuovi utenti;

5) si promuove l’uso della moneta sociale, ricordando periodicamente a tutti i partecipanti i beni e servizi che si possono acquistare utilizzandola, e si organizzano iniziative per favorire le transazioni, come mercatini, eventi e atti pubblici per informare le persone. 

Le monete sociali sono esperienze che favoriscono il sentimento comunitario, il senso di appartenenza e le relazioni sociali, dato che generalmente operano in un’area geografica abbastanza circoscritta, impedendo che le risorse generate si disperdano fuori dalla comunità. Questo tipo di monete non si presta alla speculazione, né, tranne pochi casi, al prestito a interesse. Non competono con le monete legali e, nel caso che le autorità lo dispongano, possono esservi applicate forme di prelievo fiscale. La legittimazione delle monete complementari non proviene solo da coloro che le utilizzano, ma in molti casi anche da parte del resto della comunità, che pure non ne usufruisce.  

Elvira Corona

18 aprile 2018
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