• ambro 123
Multitalia
Università di Milano, direttore della rivista Mondi migranti

Quella mobilità impossibile dei ragazzi del Sud

10/04/2017
Le parole che impieghiamo sono spesso una finestra eloquente sui nostri pensieri e sugli schemi logici che adottiamo nel giudicare gli eventi. 

Prendiamo la distinzione tra il termine “migrazione” e quello di “mobilità”: la prima riguarda gli spostamenti di persone rappresentate come povere, provenienti dal Sud del mondo e mosse da impellenti necessità economiche. La mobilità invece sarebbe una libera scelta, derivante da motivazioni di realizzazione personale e di esplorazione del mondo, ed è un termine riservato di solito agli spostamenti di cittadini dell’Unione Europea o comunque provenienti dal Nord del mondo, oppure a categorie comunque privilegiate come quella degli studenti. 

I giovani italiani, così come quelli di altri Paesi ricchi, sono incitati ad essere mobili: a spostarsi attraverso i confini per inseguire le opportunità di lavoro e di carriera. Anche se non esplicito, un sottotesto di fatto aggiunge: senza lasciarsi troppo condizionare da vincoli familiari e legami sociali. Chi non è mobile, si autocondanna alla limitazione degli orizzonti e delle aspirazioni.

Altri giovani invece, cresciuti e formati nel Sud del mondo, sono obbligati alla sedentarietà. Se desiderano spostarsi per inseguire la speranza di una vita migliore, sono etichettati come “migranti economici” e condannati al respingimento. Persino criminalizzati come “illegali” o “clandestini”, se cercano di attraversare qualche frontiera che li separa dal Nord del mondo. Solo un piccolo numero di essi, se possiedono competenze elevate e richieste dai Paesi sviluppati, riescono a farsi ammettere: per esempio, medici e infermieri. In tal caso, anch’essi diventano professionisti “mobili” e non più immigrati. 

Il confine linguistico tra queste due categorie di persone è oggi uno dei più drammatici produttori di disuguaglianza nel mondo. La parte privilegiata del pianeta non solo non se ne lascia turbare, ma chiede senza sosta ai governi di inasprire frontiere e controlli.
10 aprile 2017
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