• Profezia e politica in Emmanuel Mounier
Scheda di: 

Profezia e politica in Emmanuel Mounier

Nucleo strategico del pensiero utopico del Novecento
Luciano Nicastro
Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pp. 201, € 20
Fascicolo: 
Emmanuel Mounier è nato a Grenoble il 1º aprile 1905 ed è morto a Parigi il 22 marzo 1950 dove, nel 1932, fondò la rivista Esprit che fu sottoposta a censura da parte del Governo di Vichy, mentre Mounier, per il suo sostegno alla resistenza francese, fu imprigionato. Nel 1949 pubblicò la sua opera fondamentale, Il personalismo. Da qui prende spunto Nicastro per parlare ancora del socialismo bianco di cui aveva già tracciato le grandi linee nel 2005 (Il socialismo “bianco”. La via di Mounier, Rubbettino 2005). «Profezia e politica sono stati sempre ritenuti due poli opposti e inconciliabili. L’una, annunciando un futuro che non c’è, si pone su una dimensione utopistica ed è stata considerata una evasione spiritualistica. La seconda è ritenuta invece la via dura dell’impegno concreto nel presente, un’arte difficile da apprendere ed esercitare per l’efficacia e il successo» (p. 9). Così inizia l’A. che propone, come alternativa a capitalismo, comunismo e socialdemocrazia, il «personalismo comunitario», quale «virtù politica della mediazione ». Il volume si snoda in quattro parti: «Oltre il bivio della tarda modernità»; «La Terza Via come prassi»; «Eguaglianza, Libertà e Fraternità»; «E il capitalismo va…». Ma dove va il capitalismo globale? si domanda l’A. a p. 171, poiché «una democrazia senza valori si trasforma inevitabilmente in una dittatura», come ha detto il card. Tettamanzi il 16 giugno 2006, in un Discorso agli uomini politici. Forse «è il momento di costruire un quadro più forte e più giusto di orientamento e di pressione a livello sociale, culturale e civile […] creando una Terza Via più alta, profonda e giusta di riformismo sociale strutturale e nodale, in direzione dell’uguaglianza delle possibilità di partenza e soprattutto della democrazia sociale come meta condivisa da perseguire» (p. 173). Il bivio della tarda modernità è costituito da comunismo e liberalismo: forse è giunto il momento di offrire al mondo una terza via: il socialismo bianco, poiché «va ricercato un nuovo orizzonte strategico oltre la critica puramente storica e ideologica del socialismo “realizzato” rivelatosi fallimentare nel comunismo e inadeguato nella socialdemocrazia» (p. 76). «La Terza Via è una forma di realismo dell’utopia politica nella sfera pubblica della società civile che intende tutelare non tanto lo status quo quanto il dinamismo spirituale e culturale della vera democrazia » (p. 79). Un libro che merita di essere letto, poiché è un tentativo di costruire una società più giusta.
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