• Parola di Bob
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Parola di Bob

Le “profezie” di Robert F. Kennedy rilette e commentate dai protagonisti del nostro tempo
M. Colombo, A. Mattioli (edd.)
In Dialogo, Milano 2018, pp. 184, € 162
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La sera del 5 giugno 1968 Robert Kennedy fu ferito mortalmente da alcuni colpi di pistola nelle cucine dell’Hotel Ambassador di Los Angeles, qualche istante dopo aver terminato il discorso con cui aveva celebrato la vittoria alle primarie del Partito democratico in California, in vista delle elezioni presidenziali da svolgersi in autunno. Dopo essere stato colpito – sarebbe morto 26 ore dopo l’attentato –, Kennedy prima di perdere conoscenza chiese ai soccorritori: «E gli altri? Stanno tutti bene?». Il pensiero e la preoccupazione rivolti non a se stesso, ma alle persone che gli stavano intorno. Questo aneddoto è la cifra riassuntiva dell’esistenza di Robert Kennedy.

A 50 anni di distanza dalla morte, questo volume ci fa riassaporare alcuni dei discorsi più belli di Bob, commentati da autori diversi del mondo accademico e culturale, mostrando la portata profetica delle sue parole e la loro attualità. L’antologia è riunita in tre aree tematiche (L’uomo, diritti e doveri; Un mondo da cambiare; Per una nuova politica): ogni discorso, pur a distanza di tempo, rimane carico di novità e di cambiamento possibile. Come scrivono i curatori: «Per riuscire ad andare avanti talvolta bisogna tornare indietro, alle sorgenti dei sogni. Nei momenti di buio il passato ci soccorre per illuminare il tempo che viene con pensieri di uomini entrati nell’eternità» (p. 11).

I discorsi di Bob sono luce e speranza (parola ricorrente durante la sua campagna elettorale) anche per l’oggi, ci obbligano a domandarci a che punto siamo della storia e del progresso umano, nell’affermazione dei diritti dell’uomo e della donna, quanta strada ci sia ancora da fare per la pace, la giustizia e la fraternità fra i popoli.

Il volume ha il pregio di non rimanere legato a un passato glorioso che non tornerà più, ma interpella ciascuno di noi, mettendoci in guardia dai pericoli del conservatorismo, della rassegnazione, della codardia e del benessere fine a se stesso. Siamo invitati a non essere spettatori, ma protagonisti del cambiamento, «a ritrovar spirito e ragioni per credere e sperare in un mondo migliore» (p. 15).


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