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Redazione di Aggiornamenti Sociali

Morire di maltempo

04/11/2018

Apocalisse, devastazione, incubo. Sono solo alcuni dei termini con i quali si è cercato di definire quello che il maltempo ha riservato al nostro Paese negli ultimi sette giorni: dalla Liguria al bellunese, dalla provincia di Palermo al Trentino, e non solo, abbiamo assistito a distruzione, a interi insediamenti abitativi cancellati. E a morte. Sì, nel 2018 in Italia si muore per il maltempo.

Piogge di estrema intensità associate a venti fortissimi ci hanno riservato scene che fino a qualche tempo fa erano sporadiche. Ora la frequenza di tali eventi metereologici estremi è aumentata; siamo spettatori e vittime di una natura che ha perso il suo equilibrio. Stiamo assistendo all’effetto valanga, lo sregolamento dell’ecosistema è entrato in progressione geometrica. E ne paghiamo le conseguenze. Ma c’è poco di fatale in quello che accade, perché trascurare la pulizia dei letti dei fiumi, costruire laddove non sarebbe opportuno, e più in generale abdicare alla gestione del territorio è sola ed esclusivamente responsabilità umana.

Non solo, la nostra responsabilità è quella di chi sta facendo poco o niente perché il controllo del riscaldamento globale del Pianeta e la lotta al cambiamento climatico siano la priorità di qualunque scelta politica. Quella contro i cambiamenti climatici può essere considerata, a tutti gli effetti, parte della Terza guerra mondiale “a pezzi”, che più volte papa Francesco ha ricordato.

Quante dichiarazioni di impegno hanno rilasciato in questi giorni i nostri politici, anche in vista della prossima Conferenza ONU sui cambiamenti climatici (COP24) di dicembre in Polonia? Pochissime. Perché è più facile indossare la giacca della protezione civile, fare un selfie, precipitarsi sui luoghi devastati dal maltempo, proclamare lo stato di emergenza... Eppure le responsabilità di governo chiedono che siano i politici di oggi ad accelerare sulla strada di un’economia della sostenibilità ambientale. Non è nulla di impossibile, anzi sarebbe molto vantaggioso. 

Cominciamo a vigilare sull’abusivismo edilizio, e dunque eliminiamo dalla Legge di Bilancio l’ennesimo condono edilizio, che porterà voti, ma anche morte. E poi stanziamo fondi adeguati (o recuperiamo quelli già stanziati) per il dissesto idrogeologico e spendiamoli in modo accorto. Infine evitiamo che la prossima COP24 sia un palcoscenico per rivendicazioni negazioniste e sovraniste, o nella migliore delle ipotesi un’inutile passerella di buone intenzioni.

Noi cittadini ed elettori siamo qui a ricordare tutto questo, anzi, a pretenderlo, perché non vogliamo continuare a piangere morti per il maltempo, nel 2018.


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