• Mentre vi guardo
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Mentre vi guardo

La badessa del monastero di Viboldone racconta
Madre Ignazia Angelini
Einaudi, Torino 2013, pp. 120, € 14,50
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Si apre questo libro di madre Ignazia Angelini, badessa del monastero di Viboldone, alle porte di Milano, certi di sapere che cosa significhi “vita monastica” e lo si richiude con la consapevolezza che in realtà non se ne sapeva niente, e anzi, si finisce per comprendere che la ricchezza di un monastero è ben più grande e, soprattutto, alla portata di tutti.

Si scopre, ad esempio, che il monastero non è un luogo, ma una scelta dinamica di vita; che la vita monastica non è sinonimo di solitudine e di isolamento, ma una forma radicale di scoperta della propria relazione con l’altro, a contatto con la storia, che della vita del monastero è parte integrante; e che le monache non sono lontane, perfette e irraggiungibili, ma donne normalissime.

Madre Angelini, con uno sguardo attuale e fresco, dopo cinquant’anni di vita in monastero, di cui sedici da badessa, dopo aver vissuto l’esperienza storica del Concilio Vaticano II, narra la sua esperienza, ponendo sempre al centro di tutto la relazione essenziale con Gesù e la relazione costitutiva di ogni persona con l’altro, portando a scoprire come il monastero non sia «il luogo del nascondimento di sé, ma dell’apertura agli altri» (p. 4).

Con sguardo realistico ma venato di ironia l’A. non nasconde le difficoltà della vita in comune, indicando come ricetta per affrontarle il ricorrere a un sottile e ricercato senso dell’umorismo, che non è un ridere di chi si trova in difficoltà, ma è un sorridere insieme.

Con estrema lucidità osserva poi la società e la Chiesa, che ancora oggi faticano a riconoscere alle donne la specificità del loro carisma, poiché «l’istinto maschile è quello di fare delle donne delle subalterne» (p. 68), una tentazione che è propria anche dei chierici (p. 69).

Madre Angelini regala ai suoi lettori un libro di speranza, dunque, che ricorda come la vita cristiana sia accessibile a ognuno, «perché non chiede altro che vivere pienamente la comune umanità, senza esaltarne alcun aspetto particolare. Non è una vita alla quale solo pochi possono aspirare grazie a particolari propensioni, ma, come il Vangelo, è per tutti» (p. 75).

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