• ambro
Multitalia
Università di Milano, direttore della rivista Mondi migranti

La morte di Emmanuel e il razzismo (verbale) impunito

11/07/2016
È giusta e insieme stucchevole l’indignazione per l’uccisione di Emmanuel a Fermo: sfuggito a BokoHaram in Nigeria per morire per strada in una civile città dell’operosa provincia italiana. Certo, la fatalità ha avuto un peso, un solo pugno è bastato a ucciderlo, e si può  credere che il suo uccisore non volesse ammazzarlo. Ma è la prima parte dell’episodio quella su cui vorrei soffermare l’attenzione: il fatto che sia possibile e tollerabile insultare per strada una giovane donna africana, dandole della scimmia. Se il marito non avesse reagito, o se la reazione non gli fosse costata la vita, l’episodio sarebbe passato inosservato.

Gli insulti razzisti in Italia sono considerati una bagatella, al più un sintomo di maleducazione, non la manifestazione di un’infezione sociale perniciosa. Il linguaggio dell’odio (in inglese si parla di hatespeech) è stato da tempo sdoganato, con un sorta di ribaldo spregio nei confronti delle pastoie del politicamente corretto. Siamo il Paese in cui si sono lanciate più volte banane all’indirizzo dell’allora ministro Cécile Kyenge, in quanto anch’essa africana, il Paese dell’epiteto bongo-bongo rivolto agli africani, dei titoli a effetto del tipo “bastardi islamici”, delle campagne “contro i Rom” e delle manifestazioni “contro i rifugiati”. 

Pensiamo per un attimo se un simile linguaggio fosse usato nei confronti degli ebrei, quali reazioni scatenerebbe. L’esempio quindi viene dall’alto, da esponenti politici e organi d’informazione che si trincerano dietro il nobile valore della libertà di parola. Non sono responsabili dei comportamenti dei loro imitatori, ma nello stesso tempo non sembra tanto facile spiegare a un ultrà di periferia che certi insulti possono essere proferiti in Parlamento ma non nelle strade della sua città. 

Non va dimenticato che in Italia le leggi contro il razzismo esistono, ma la loro applicazione è svogliata, minimalista e sporadica. L’odio razziale verbale nella politica di oggi paga e resta quasi sempre impunito, anche se a volte uccide.
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