Scheda di: 

La dignità del lavoratore

Fascicolo: 
Nell’enciclica Laborem exercens (1981, LE) Giovanni Paolo II definì il lavoro umano «una chiave, e probabilmente la chiave essenziale, di tutta la questione sociale» (LE, n. 3), consapevolezza su cui l’Assemblea costituente ha fondato la Repubblica italiana (art. 1 Cost.) e la Chiesa la sua dottrina sociale, nata con la Rerum novarum di Leone XIII per affrontare la questione operaia. Tuttavia il tema del lavoro non ha ancora assunto nella Chiesa una rilevanza paragonabile a quella che riveste nella vita umana e nell’organizzazione sociale.

Anche nella Bibbia il lavoro è una realtà determinante per l’uomo e alcuni testi sono diventati un riferimento fisso e trasversale per affrontare la questione. Ne proponiamo una rilettura per contribuire al dossier di Aggiornamenti Sociali.
 

Il lavoro: potenza di Dio e dignità dell’uomo

Come sempre, per una valida lettura dei brani biblici bisogna tenerne presente il carattere non sistematico e la distanza culturale del contesto in cui sono nati. Pertanto non si può fondare sulla Bibbia una teoria del lavoro, né si può valutare quanto afferma in base a criteri di giudizio odierni: lavorare da schiavi, ad esempio, era un dato di fatto e in quanto tale non sollevava contestazioni. Si può, invece, procedere confrontando il modo di intendere il lavoro da parte di altri popoli e culture incontrati da Israele nella sua storia con quello emergente da alcuni testi biblici, per farne risaltare somiglianze e differenze significative anche per il nostro tempo.

Il primo, classico confronto è con la civiltà sumera. Nella mitologia dei sumeri il pantheon è suddiviso fra divinità maggiori e minori. Quelle principali non lavorano e vivono grazie all’opera servile di quelle inferiori, le quali, però, alla lunga non reggono la pesantezza del loro lavoro: Nei giorni antichi, nei giorni in cui cielo e terra furono separati, […] allora i grandi dèi soprintendevano al lavoro mentre i piccoli dèi portavano il canestro del lavoro! Gli dèi scavavano i canali e accumulavano terra in Harali; essi dragavano la creta, però si lamentavano della loro vita. Così i piccoli dèi decidono di rivolgersi al dio Enki per essere liberati dalla condizione servile. Con l’aiuto di sua madre, la dea Namma, Enki plasma con la creta un primo feto umano, destinato a sostituire i piccoli dèi nel loro lavoro. Anche la dea Ninmah, sorella di Enki, si cimenta nell’impresa, ma non riesce a evitare malformazioni negli uomini che plasma. Suo fratello, però, riesce ad assegnare a ciascuno un compito adeguato alle sue limitate capacità. Il racconto contiene anche un “elogio della zappa”, descritta come uno scettro regale donato dagli dèi agli uomini appena generati, affinché possano lavorare più agevolmente e con profitto (cfr Pettinato G., Mitologia sumerica, UTET, Torino 2001, 407-417).

In questo mito il lavoro è considerato solo nel suo aspetto soggettivo di attività faticosa, necessaria a soddisfare i bisogni materiali della vita. Sebbene il dono della zappa si possa interpretare come valorizzazione dell’opera umana, gli dèi non lavorano, sollevano se stessi dalla fatica, ponendola sulle spalle degli uomini, generati come esseri inferiori e a loro asserviti, esistenti perché i piccoli dèi possano vivere agiatamente. Da parte sua, l’uomo è a tal punto limitato e dipendente, che neanche il suo strumento di lavoro, la zappa, è frutto del suo ingegno. In un simile contesto culturale, posta la vita divina come quella ideale, in quanto immortale per definizione e beata perché affrancata dalla fatica del lavoro, il meglio a cui l’uomo possa aspirare è vivere senza la necessità di lavorare, avendo qualcun altro che lavori per lui.

Ben differente il racconto fondatore nei primi capitoli della Genesi. Sebbene i testi sumerici siano stati redatti a partire dal III millennio a.C. e quelli biblici nel V-IV sec. a.C., il confronto è possibile in termini di genere, in quanto entrambi di tipo mitologico, ovvero testi che non intendono esporre un fatto storico, ma ciò che sempre e ovunque gli uomini si troveranno a vivere e indicarne il senso. Inoltre, gli ebrei hanno ben presenti i miti dei popoli limitrofi e li rielaborano alla luce della propria esperienza storica e di fede.

La principale differenza è nella concezione di Dio e, di conseguenza, dell’uomo. In Genesi 1-2 Dio lavora: Dio, nel settimo giorno portò a compimento il lavoro che aveva fatto e si astenne nel settimo giorno da ogni suo lavoro (Genesi 2,2). Il termine tradotto con lavoro, melā’kâ, indica più in generale l’attività propria della persona in quanto lavoratore, il suo mestiere, a differenza di ‘ăbōdâ e altri, che connotano il lavoro in generale, anche quello servile, spesso duro e faticoso. Questo aspetto non riguarda l’opera di Dio, un’opera grandiosa, bella e buona, compiuta con la semplicità e la leggerezza della parola. L’uomo è creato a sua immagine e somiglianza anche da questo punto di vista, perché lavora, ma non come uno schiavo, bensì perché chiamato a essere partner di Dio nella custodia del giardino creato per lui e a lui affidato. Nel suo caso l’azione del lavorare è espressa con un verbo che ha la stessa radice del sostantivo ‘ăbōdâ, quindi non è escluso l’aspetto della fatica, ma, coordinato col verbo šāmar, custodire, sottolinea l’aspetto più nobile e dignitoso dell’attività lavorativa (cfr Genesi 2,5.15).

Infatti, a differenza del mito sumerico, il lavoro è considerato a partire dall’oggetto prodotto, l’opera da contemplare per la sua bellezza, per la pienezza di vita che comporta, necessaria a fare della terra un luogo armonioso e vivibile, scopo non raggiungibile senza la cooperazione dell’uomo: Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo. Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente (Genesi 2,4-7). L’uomo non è creato per servire una divinità che può vivere beata nutrendosi del frutto delle fatiche umane, ma per completare con il suo lavoro l’opera creatrice di Dio, che fa scendere la pioggia, mentre lui costruisce i canali per raccoglierla. Così i due partner cooperano su piani diversi, ma per un fine comune: rendere fertile la terra e farla diventare ciò che dev’essere nel disegno originario, cioè un giardino bello da guardare e ospitale per chi lo abita.

Questa considerazione positiva del lavoro confligge non solo con quella sumerica, ma anche con l’esperienza storica di buona parte dell’umanità, codificata nel linguaggio. In molte lingue, infatti, la radice della parola lavoro rimanda alla fatica: il latino labor, il francese travail – da cui l’italiano travaglio – e lo spagnolo trabajo. La visione biblica non ignora questo aspetto, né lo rimuove, ma non lo considera originario, né l’unica caratteristica tipica del lavoro. Infatti, nella Genesi è la trasgressione dei progenitori a introdurre uno sconvolgimento nell’ordine voluto da Dio. Mangiando dell’unico frutto a loro interdetto, Adamo ed Eva tentano di appropriarsi di quanto non gli spetta, rompono il rapporto di fiducia richiesto dal limite che fino ad allora era stato il fondamento delle relazioni e trasformano il dono in possesso da conquistare. Così, anche la realtà del lavoro ne resta alterata, ma non è maledetta, diventa penosa perché gli effetti della trasgressione ricadono sul suolo come maledizione e da quel momento solo con fatica l’uomo potrà ricavarne il necessario per vivere (cfr Genesi 3).

Tuttavia, il senso originario del lavoro non si perde, perché al settimo giorno della creazione Dio si è riposato e l’uomo deve assomigliargli anche in questo: uno dei precetti fondamentali della legge mosaica è lo šabbāt, l’astensione da ogni attività pratica nel giorno di sabato (cfr Esodo 20). Così facendo, l’uomo si libera da ogni affanno e da ogni asservimento, anche dall’opera delle sue mani. Nei primi capitoli della Genesi, quindi, il lavoro non è una maledizione per la fatica necessaria a soddisfare i bisogni materiali, ma è parte dell’essere dell’uomo, ne esprime la dignità inalienabile di creatura a immagine e somiglianza di Dio. Pertanto, l’ideale non è poter vivere senza lavorare, scaricandone su qualcun altro la necessità, ma tendere a ripristinare quanto più possibile quelle giuste relazioni fra gli uomini, con il mondo, con il tempo e con Dio, che rendono il lavoro degno di essere compiuto.


Lavoro e stili di vita

Un secondo confronto possibile è con la cultura ellenistica, diffusasi nel bacino orientale del Mediterraneo a partire dal IV sec. a.C., e caratterizzata, tra l’altro, dall’insegnamento della sapienza greca nelle scuole filosofiche, spingendo Israele a fondarne a sua volta per custodire la propria tradizione sapienziale. Uno dei principali argomenti dibattuti è come condurre una vita buona, degna dell’uomo, che implica anche una riflessione sul lavoro.

Infatti, la filosofia greca sancisce una distinzione fra chi si dedica all’attività intellettuale, il bíos theoretikós (la vita contemplativa) e chi si occupa delle questioni pratiche connesse alla vita in società, il bíos praktikós o politikós (la vita attiva). Per noi entrambe comportano una dimensione lavorativa: ad esempio l’insegnamento o la ricerca nel primo caso; i servizi alla persona o la produzione di beni nel secondo. Ma per molti secoli il termine lavoro è stato riservato alle attività manuali e, sebbene non tutti i filosofi greci le svalutassero in quanto necessarie al sostentamento, di fatto erano svolte per lo più dagli schiavi e anche quanti lavoravano da uomini liberi difficilmente potevano dedicarsi all’attività intellettuale. In generale, la vita contemplativa, affrancata dal lavoro, era considerata più propriamente umana.

Anche i maestri in Israele affrontano la questione con il tipico approccio sapienziale ebraico, pragmatico, non basato sulla speculazione intellettuale ma fondato sull’osservazione della realtà. Uno di questi è Ben Sira, vissuto a Gerusalemme intorno al 200 a.C., i cui insegnamenti sono raccolti nel libro del Siracide. Da una parte egli elogia alcuni mestieri, benché faticosi, come l’agricoltura: Non disprezzare il lavoro faticoso, neppure l’agricoltura creata dall’Altissimo (Siracide 7,15), o la professione medica (cfr Siracide 38,1-15) e ne riconosce l’utilità, perché quanti li esercitano hanno fiducia nelle proprie mani; ognuno è esperto nel proprio mestiere. Senza di loro sarebbe impossibile costruire una città (Siracide 38,31-32). Dall’altra vede i rischi di una vita troppo occupata nella produzione di beni materiali, perché impedisce di acquisire la sapienza, mentre esalta la superiorità della sua professione, lo scriba: La sapienza dello scriba si deve al tempo speso nello studio; chi diminuisce la sua attività pratica diventerà saggio. Come diventerà saggio chi maneggia l’aratro e si vanta di brandire un pungolo? Spinge innanzi i buoi e si occupa del loro lavoro e parla solo di vitelli? (Siracide 38,24-25). Il sapiente, quindi, mantiene nei confronti del lavoro un giusto equilibrio: lavorare è necessario e utile, se non altro per prevenire i vizi derivanti dall’ozio (cfr Proverbi 6,6-11), ma bisogna anche sapersene liberare per non schiacciare la propria vita sulla sola dimensione materiale. È un atteggiamento pratico che va nella direzione dello šabbāt: il criterio di valutazione è in quale misura il lavoro concorre alla piena realizzazione dell’uomo.

Del resto, nei testi sapienziali redatti in età ellenistica chiunque abbia una particolare abilità nello svolgere un compito può essere definito sapiente, perché la conoscenza pratica dell’ordine del mondo e della vita umana basata sull’esperienza è il primo passo verso la sapienza teologica, consistente nel timore di Dio, ossia la consapevolezza della sua potenza, manifestata dal creato. La stessa Sapienza, creata prima di ogni altra cosa, è personificata come un architetto che condivide con Dio il piacere della creazione (cfr Proverbi 8,22-31). Pertanto, non è il tipo di lavoro che si compie o da cui ci si può esimere a fare la differenza, ma la capacità di riflettere sull’esperienza vissuta in relazione al mondo, agli altri uomini e a Dio, perché la realtà è un tutto ordinato e quindi si può scoprire la sapienza nella natura, manipolandola come fanno gli artigiani, o nella società, studiandola come i filosofi, e da quella risalire alla Sapienza come ordine emergente dal caos primordiale per volontà di Dio. Il vero sapiente, poi, conforma la sua vita all’armonia che ha scoperto, la rispetta, e questo fa di lui un uomo giusto (cfr V. Morla Asensio, Libri sapienziali e altri scritti, Paideia, Brescia 1997, 31-34).
 

Per una spiritualità del lavoro

L’importanza attribuita da questi e altri testi biblici al lavoro ha conferito ad esso un ruolo centrale nella spiritualità ebraica (cfr Bartolini E., «Il lavoro nella tradizione ebraica», in Parola Spirito e Vita, 52 [2005] 101-113). Non altrettanto è accaduto nella tradizione cattolica e Giovani Paolo II ha opportunamente delineato alcuni elementi per una spiritualità del lavoro, considerando dovere della Chiesa «aiutare tutti gli uomini ad avvicinarsi per il suo tramite a Dio» (LE, n. 24).

In base a quanto detto, per assolvere un tale compito è necessario soddisfare due condizioni. La prima è in riferimento all’essere dell’uomo: il lavoro deve rispettarne la dignità di collaboratore all’opera di Dio e permettergli di esprimerla in termini di cura e sviluppo del creato. Questo implica l’aspetto etico del lavoro come diritto-dovere e la sua conseguente organizzazione. La seconda è sul piano esistenziale: il lavoro deve condurre l’uomo a una vita buona, e questo implica la formazione, non solo in termini di acquisizione delle competenze necessarie, ma anche di autorealizzazione, per non ridurlo solo a una più o meno faticosa fonte di guadagno.

GALLERY IMMAGINI

    • La Chiesa cattolica ai tempi di papa Francesco
    • Occupazione e disoccupazione nell’Unione Europea
    • Digital 2017. Utilizzo di Internet e dei social media
    • Unione Europea. Una storia lunga 60 anni
    • La tratta di esseri umani
    • Green economy
    • Sistemi costituzionali in Europa
    • Cooperazione internazionale
    • Cooperazione internazionale
    • Merci contraffatte
    • Povertà in Italia
    • disoccupazione in italia
    • Empowerment delle donne
    • Italiani all’estero
    • Spesa militare nel mondo (2014)
    • Rifiuti urbani. Europa e Italia
    • Come gli adolescenti nel mondo usano i social media
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=12954">Cibo 2015: Senza glutine</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/EasyNe2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=12633">Cibo 2015: Mercati del mondo</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/EasyNe2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=13573">L’impatto economico dell’immigrazione in Italia</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=13409">Emissioni di gas serra 1990-2012</a>
    • <a href='http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=13213'>Cibo 2015: Nel cuore di Expo</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=12444">Cibo 2015: Le saline di Cervia</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=12028">Cibo 2015: Cacciatori di cibo. Haiti</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=11879">Cibo 2015: Perù, quando cucinare è un’arma sociale</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=11705">Cibo 2015: Alfabeto delle pianure</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/EasyNe2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=11521">Cibo 2015: Family at work with COOPI</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/EasyNe2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=10720">Finestre 2014: Castello di Belgioioso (PV)</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=10432">Finestre 2014: Lipari</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=11387">Finestre 2014: Napoli</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/EasyNe2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=11208">Finestre 2014: Berlino</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=11045">Finestre 2014: Cascina Brera</a> <br />
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=10263">Finestre 2014: Napoli</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=10108">Finestre 2014: Duomo di Milano</a><br />
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=9929">Finestre  2014: Parabole</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=9761">Finestre 2014: Cascina Moro (San Donato Milanese)</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=9609">Finestre</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=9037">Shalechet</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=8762">Cascina saetta</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/EasyNe2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=9480">Città in piedi</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=9301">Rovereto sulla Secchia</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=9166">7.15</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=8565">Perseguitati persecutori</a>
    • <a href="http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=6939">Revolution</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=6773">Ricreazione</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&IDLYT=769&ST=SQL&SQL=ID_Documento=6612">Kurdish fighters of Aleppo. Le-hua Salahdeen</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=6509">L'istante</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&IDLYT=769&ST=SQL&SQL=ID_Documento=6419">Enclave 2011</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=6406">Strada per l'arte</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=6391">Marinaleda</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=6331">Paralympic Game</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&IDLYT=769&ST=SQL&SQL=ID_Documento=3456">Il treno della speranza</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=2925">Sguardi nel tempo 1</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=2925">Sguardi nel tempo 2</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=2340">El lamento de los muros</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=1806">Andrei</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=1217">Dançar sem limites</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=4051">Sumaiya, Londra 1998 </a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=4717">Ex Sisas</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=4406">Rovine contemporanee #16</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=3919">Lampedusa</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=3496">Egitto, Cairo, Feb 3. 2011</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=2996">Gli spazi universitari oltre i loro stereotipi </a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=2576">Untitled</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=2077">In vasca con determinazione</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=1599">Il racconto di un luogo</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=5085">Non luoghi (dettagli)</a>
    • <a href="LYT.aspx?Code=AGSO&amp;IDLYT=769&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=3471">Non c’è più Italia senza di noi (Piazza Duomo) </a>

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

No
No
01
02
03
04
05
06-07
08-09
10
11
12

CERCA NELL'ARCHIVIO

ARCHIVIO ANNATE

CERCA NEL SITO

Aggiornamenti sociali è su: