• La casa nella pineta
Scheda di: 

La casa nella pineta

Storia di una famiglia borghese del Novecento
Pietro Ichino
Giunti, Firenze 2018, pp. 304, € 18
Fascicolo: 

Tutto incomincia da una casa. Quella della famiglia Pellizzi, immersa nella pineta di Forte dei Marmi, in Toscana. Una casa da far vivere, attività molto più difficile che costruirla o comprarla. E da un incontro, alcuni decenni dopo, nel 1960, a Milano, con don Lorenzo Milani, il quale, a bruciapelo, facendo un gesto circolare per indicare tutto il benessere del salotto che lo ospitava, disse a un giovane ragazzino «per tutto questo non sei ancora in colpa; ma dai diciotto anni, se non restituisci tutto, incomincia a essere peccato». Quel ragazzino è Pietro Ichino, autore di questo volume ove si interseca la sua storia familiare al vissuto collettivo del Paese. Ichino sarà marchiato a fuoco dalla provocazione di don Milani, che però si adagiava sul terreno fertile di un ragazzo educato a «non ciondolare», cresciuto a pane e senso di responsabilità, teso a un naturale senso del dovere. L’A. racconta della propria famiglia e della sua storia, specchio di un Paese aperto, filantropo, progressista, civile. Dove si studia e si lavora, senza dimenticare che esiste anche il tempo della festa e dell’ozio culturale.

Lo sguardo è autobiografico ma si estende alle vicissitudini di tre generazioni italiane, con particolare attenzione per quella dell’A., segnata dalla rivoluzione del ’68 e dagli anni di piombo. Non potrebbe essere altrimenti, perché Ichino è a tutti gli effetti un uomo “civile”, nel senso di chi vive pienamente la sua epoca, immerso nella società, proteso ad appagare quel bisogno di restituzione, che non finirà mai, ma anzi tende ad aumentare. Già, perché anche provando a passare per la porta stretta dell’ufficio legale del sindacato (dove rimarrà dieci anni) anziché per quella larga dello studio di famiglia, Ichino è inseguito dai privilegi che cerca di rifuggire. Sarà deputato indipendente per il PCI, professore universitario, per poi tornare, come un figliol prodigo, alla «scoperta del padre» per dedicarsi nuovamente al diritto del lavoro. Con la capacità di mettersi in discussione e il coraggio di saper andare contro corrente.

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