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Diario COP21

L'importanza dell'advocacy

12/12/2015
CIDSE è l’organizzazione sovranazionale a cui fanno capo 17 agenzie cattoliche europee per lo sviluppo, impegnate in comuni sforzi nel campo della giustizia sociale. Tra esse, per l’Italia, c’è la Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV). Il CIDSE, i suoi membri e i loro numerosi partner, sono stati una presenza attiva alla COP21 di Parigi, per promuovere e per sensibilizzare l’opinione pubblica e i cittadini al problema della giustizia in tema di riscaldamento globale.

Nel corso della COP21, Ecojesuit ha avuto occasione di intervistare la consulente senior del CIDSE in materia di politiche, Denise Auclair, da 12 anni al CIDSE dopo gli studi in Belgio in Sviluppo Internazionale e altre esperienze professionali nel settore privato e per il Centre for Strategic and International Studies (CSIS) negli USA - attualmente parte del team di esperti del CIDSE, impegnati nella sensibilizzazione.

Come pianificate il lavoro di sensibilizzazione del CIDSE?

I membri del CIDSE e i loro partner si accordano insieme sulle azioni da intraprendere al momento di programmare le strategie che possono contribuire ad un cambiamento di politiche pubbliche. Tali iniziative di pressione sono anche legate alle aree in cui le singole agenzie membri del CIDSE sono già attive, e quindi in un certo senso le campagne di sensibilizzazione svolte dal CIDSE non fanno che rinforzare e dare nuova vita agli impegni già assunti individualmente da esse.
Il tutto è frutto di pressanti consultazioni e un vero lavoro di squadra.

Che qualità servono per essere dei buoni sensibilizzatori?

La cosa principale è, senza dubbio, essere capaci di un lavoro di squadra. È infatti essenziale che tutti gli interessati diano il loro contributo per delineare strategie comuni. Non si tratta di pianificare la ‘mia’ strategia, ma la ‘nostra’; non si parla di ‘me’ ma di ‘noi’. Ciò è veramente essenziale per un’organizzazione come il CIDSE, poiché possiamo avere successo e fare passi avanti solo se ci muoviamo tutti insieme.
Inoltre, bisogna essere capaci di fare le domande giuste, chiedersi ad esempio: “Come possiamo far sì che i legislatori e i redattori delle diverse politiche cambino il modo di vedere esattamente nell’ambito di ciò che ci sta a cuore?”

Che ruolo possono avere le organizzazioni cattoliche?

È importante che le organizzazioni cattoliche si facciano sentire per rafforzare i loro legami e per essere presenti nelle diverse comunità impegnate nella lotta per i loro diritti. Dobbiamo rendere più visibili gli sforzi della gente e dobbiamo mostrare che siamo dalla loro parte.

Un ottimo esempio è il lavoro svolto per dare corpo a regole e norme europee sui ‘conflict minerals’, materie prime la cui estrazione finanzia guerre e conflitti. Abbiamo spronato le Conferenze Episcopali ad avere un ruolo attivo in questo campo, chiedendo di rilasciare dichiarazioni ufficiali e di opporsi a tale vergognosa violazione dei diritti umani. Con un simile approccio sosteniamo la ‘Iglesias y minerìa’, una rete promossa dalla Chiesa Cattolica nell’America Latina, e formata da organizzazioni che appoggiano le comunità colpite dai problemi generati dall’industria estrattiva.

Avete preso delle iniziative specifiche per la COP 21?

Abbiamo intrapreso una massiccia campagna di sensibilizzazione prima della COP 21; già da molti anni abbiamo seguito da vicino i lavori della ‘Conference on Climate Change’ dell’ONU, in concomitanza ai membri della nostra associazione. Ma ora, durante la COP 21, sappiamo di dover fare una pressione sempre maggiore su politici e ministri, se vogliamo un cambiamento profondo. Durante la Conferenza qui a Parigi abbiamo organizzato molti incontri insieme ai nostri membri e ai nostri alleati e partner. Più concretamente, il CIDSE ha per esempio scambiato esperienze su stili di vita sostenibili, per mostrare un impegno concreto da parte dei nostri membri e dei nostri partner, e per condividere iniziative che possono un giorno cambiare le cose.

Qual è secondo lei l’impatto dell’enciclica Laudato Sì sulle varie agenzie per lo sviluppo?

Innanzitutto, vorrei dire che per quanto riguarda i rapporti tra cittadini e le ONG cattoliche, c’è uno sforzo da parte nostra di esprimerci come l’enciclica propone, e cioè di mostrare che esiste un imperativo morale a trovare una soluzione al problema della sostenibilità e al bisogno di una maggiore giustizia sociale: per noi non c’è una senza l’altra ed è su questo punto che vogliamo far pressione sulla gente.

Sono molto entusiasta della Laudato Sì. È davvero un documento importante e una grande opportunità. Pone l’accento su alcuni dei problemi di cui ci stiamo occupando, come la prova che c’è un profondo legame tra degrado ambientale e problemi sociali. Si devono prendere decisioni che portino a un cambiamento. In questo senso, l’enciclica rappresenta un nuovo punto di riferimento per impegnarsi nel dialogo. Sono convinta che la Laudato Sì abbia già ispirato molte iniziative nel mondo cattolico e ancora di più lo farà in futuro.
The Ecojesuit Team
(traduzione di Maria McKenna)

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