L'auto a guida autonoma e gli interrogativi etici

28/11/2018
Le auto a guida autonoma (self driving car, SDC) sono al centro di un crescente interesse e attirano investimenti sempre più ingenti. Lo scalpore generato dalle notizie degli incidenti, anche gravi, che accompagnano la fase di sperimentazione non arresta però programmi sempre più ambiziosi, che coinvolgono anche il nostro Paese. È di questi giorni la notizia di un'auto a guida autonoma testata nel traffico di Torino, con a bordo un operatore in grado di intervenire in caso di emergenza.

Le SDC sono allo studio da diversi anni: le prime prove risalgono al 1994 in Germania; pochi anni dopo sono cominciate anche in Italia. I test su strada non sono stati esenti da problemi: si sono verificati diversi incidenti di lieve entità per errore del software o provocati da altri automobilisti, altre volte i collaudatori sono dovuti intervenire per evitare situazioni pericolose. Più grave l’uccisione di una donna il 18 marzo 2018 in Arizona, su cui le indagini delle autorità sono ancora in corso. 

L’obiettivo è quello di arrivare al livello 5 della scala di automazione dei veicoli. Attualmente sono in commercio auto dotate di strumenti di livello 1 e 2, che forniscono un supporto al guidatore. I livelli 3 e 4 prevedono un progressivo aumento di automatismi, mentre il livello 5 vedrà in circolazione mezzi di trasporto completamente autonomi (senza guidatore). 

Il fenomeno pone anche delicati interrogativi etici. poiché la guida è un’attività che richiede di valutare rischi, che cosa significa spostare la decisione dall’istante in cui il pericolo si manifesta al momento remoto in cui viene elaborato un software? A quali criteri etici è necessario che i programmatori facciano riferimento? Qual è infine il ruolo delle autorità per garantire che l’innovazione tecnologica rappresenti anche un passo nella direzione della giustizia stradale e del bene comune?   

A questi aspetti è dedicato l'articolo pubblicato nel numero agosto-settembre 2018 di Aggiornamenti Sociali, firmato da Marco Cerruti, professore di Teologia morale, Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana (Firenze). Vai all'articolo.  

28 novembre 2018
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