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Il roaming a tariffa nazionale

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Una gradita novità ha accolto i cittadini europei che dallo scorso 15 giugno si sono recati in viaggio in un altro Stato dell’Unione: arrivati a destinazione non hanno più ricevuto un SMS del proprio operatore di telefonia mobile che li informava sui costi aggiuntivi per chiamare, inviare SMS o navigare su Internet, ma la comunicazione che avrebbero potuto usare il cellulare ai costi previsti dalla loro tariffa nazionale, come se fossero a casa.

Il passaggio al roaming a tariffa nazionale (Roam like at home) a seguito della decisione dell’Unione Europea (UE) di abolire le tariffe di roaming ha di certo reso più semplice viaggiare all’interno della UE, facendo venir meno il timore di dover pagare in modo salato la chiamata ricevuta sul cellulare o la consultazione di un sito web. Ne sono ben coscienti i vertici delle istituzioni europee, come espresso in una dichiarazione ufficiale: «Lo scopo dell’Unione Europea è avvicinare le popolazioni e facilitare la vita delle persone. […] L’abolizione delle tariffe di roaming è uno dei successi principali e più tangibili della UE» (Statement/17/1590 in <http://europa.eu>). Questo risultato giunge dopo anni di interventi di regolazione e costituisce un tassello della Strategia per il mercato unico digitale in Europa, adottata nel 2015 (COM[2015]192), che mira a far crescere il ruolo della UE nell’economia digitale e avvantaggiare i cittadini e le imprese (cfr <https://ec.europa.eu/digital-single-market/en>).

Al di là delle apprezzabili conseguenze, la storia del roaming a tariffa nazionale è un buon esempio di quanto si possa ottenere grazie alle sinergie tra l’azione delle istituzioni e le iniziative della società civile. La UE è intervenuta in tre momenti (2007, 2009 e 2012) per regolare il roaming, prevedendo progressivamente limiti sempre più bassi al costo di telefonate, SMS e traffico dati, e imponendo norme trasparenti per informare i consumatori. Grazie a questa politica i costi si sono ridotti di oltre il 90% tra il 2007 e il 2016. All’impegno delle istituzioni europee si aggiunge nel 2012 l’iniziativa dei cittadini Single communication tariff act (cfr Simonato A., «Cittadinanza e democrazia diretta», in Aggiornamenti Sociali, 5 [2017] 430-431) per calmierare i costi sostenuti dagli utenti, promuovendo l’adozione di un’unica tariffa europea. L’iniziativa, pur non avendo raggiunto il milione di firme richiesto per essere valida, non fu un insuccesso: sposandone in parte le posizioni, nel 2013 la Commissione europea annunciò un cambio di strategia, optando per l’abolizione delle tariffe di roaming. Una scelta contestata da parte degli operatori di telefonia mobile, ma sostenuta dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che l’adottarono nel 2015, prevedendone l’attuazione nel 2017.

Oltre agli aspetti economici e di semplificazione della vita per chi viaggia, l’abolizione delle tariffe di roaming ha un indubbio significato simbolico. Alcuni elementi della nostra vita quotidiana veicolano un forte senso di appartenenza: è così per la possibilità di viaggiare all’estero senza sottoporsi ai controlli doganali o stabilirsi in un altro Paese UE senza dover richiedere il permesso di soggiorno. Anche la moneta unica, per quanto contestata (cfr la recensione al libro di Stiglitz: Ratti A., «L’euro», in Aggiornamenti Sociali, 8-9 [2017] 608-610), ha concorso a rafforzare la percezione che la UE non sia solo istituzioni e norme, ma anche un progetto comune. L’abolizione delle tariffe di roaming va in questa direzione, facendoci sentire meno stranieri quando ci troviamo in un altro Stato membro. Questi elementi coesistono con le differenze sociali e culturali, in primis quelle linguistiche, presenti tra i Paesi, senza aver la pretesa né la possibilità di eliminarle. D’altronde, il motto stesso della UE – «Unita nella diversità» – sottolinea la duplice intenzione di favorire l’unione e di mantenere vive le diversità nazionali, assicurandosi che siano in continuo dialogo tra loro.

Un altro elemento da considerare è l’apporto dato dall’iniziativa dei cittadini, anche se non è stata integralmente recepita: essa segnala che i contributi dei cittadini possono stimolare l’azione politica, indicando campi di intervento, priorità e modalità, anche audaci, che possono sfuggire ai decisori politici. Questa constatazione è valida a livello nazionale, ma ancora di più in uno spazio ampio e diversificato qual è quello della UE, il cui livello istituzionale vede la coesistenza di attori diversi, portatori di istanze e interessi distinti. In questo scenario la voce dei cittadini può fare la differenza.

Con il termine inglese roaming si indicano gli accordi tra società di telefonia mobile per permettere ai clienti di utilizzare il proprio dispositivo mobile su una rete diversa da quella del proprio operatore.

Il roaming a tariffa nazionale: come funziona?

Dal 15 giugno 2017 il roaming a tariffa nazionale si applica in modo automatico a ogni contratto di telefonia mobile, già in atto o nuovo, permettendo agli utenti che si trovano temporaneamente in un altro Stato membro della UE di telefonare, inviare SMS e navigare su internet senza costi aggiuntivi rispetto alla loro tariffa. Perciò se il proprio piano tariffario prevede chiamate e SMS illimitati, sarà così anche quando ci si trova in un altro Stato della UE. Limiti di salvaguardia per l’uso dei dati mobili possono essere stabiliti dall’operatore, che deve però informare preventivamente l’utente e avvisarlo nel caso in cui tale limite sia raggiunto. In ogni caso, questi limiti devono permettere agli utenti di poter svolgere la maggior parte delle funzioni che prevedono l’uso dei dati.

Questa disciplina non è usufruibile da chi si trasferisce in modo permanente in un altro Paese dell’Unione o per le telefonate verso un numero estero quando si è nel proprio Paese. Infatti, la condizione perché si possa beneficiare dell’offerta con il roaming a tariffa nazionale è che si trascorra più tempo o si utilizzi più spesso il telefono cellulare nel proprio Paese (dove si vive, lavora o studia) che all’estero.


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