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Multitalia
Università di Milano, direttore della rivista Mondi migranti

Il Natale dei simboli

06/12/2018
In questi giorni allestirò come ogni anno il presepe, incurante dell’ironia dei miei figli. E anche l’albero di Natale, ovviamente. Difendo i canti di Natale nelle scuole e dissento da insegnanti e dirigenti scolastici che cercano di vietarli. Penso che queste tradizioni vadano salvaguardate, anche in virtù della molteplicità di significati che hanno assunto. Ognuno può trovarvi il proprio, senza scrupoli di neutralità che finirebbero per impoverire il nostro mondo simbolico e culturale.

Purtroppo però il presepe e i canti di Natale, come il crocefisso nelle scuole e in altri luoghi pubblici, sono diventati oggetto di campagne politiche contraddittorie e inquietanti. Sono oggi branditi come vessilli di una tradizione culturale che si sente assediata e minacciata, e hanno trovato interessati sostenitori in forze politiche che difendono a gran voce i simboli ma ne svuotano il significato con le loro scelte. 

In queste settimane di cammino verso il Natale assistiamo ai presepi viventi di giovani migranti sbattuti per strada, comprese coppie di genitori con bambini piccolissimi. Come Yusuf (Giuseppe, che ironia!), Faith (Fede) e la loro bimba di cinque mesi. Titolari di protezione umanitaria, ma ormai privi di accoglienza. Sono i primi effetti del decreto sicurezza del governo. 

Questi nuovi paladini delle tradizioni cattoliche inneggiano al crocifisso ma dimenticano la croce, vogliono il presepe ma negano il Vangelo, si inteneriscono ai canti di Natale ma non si lasciano toccare dalla sofferenza di quanti passeranno le prossime notti all’addiaccio. Resta l’estetica del Natale, il guscio formale, ma la sostanza spirituale e fraterna è evaporata. La religione cattolica ridotta a cultura e tradizione mantiene un diffuso consenso, accresciuto dalla magica atmosfera del Natale, ma perde la sua anima. 

Duole che non manchino i credenti che si uniscono al coro e applaudono i vessilliferi dei simboli traditi. Altri per fortuna aprono i cuori e le braccia per soccorrere i nuovi reietti di un Natale senza umanità e senza speranza.

6 dicembre 2018
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