• ambro aquarius
Multitalia
Università di Milano, direttore della rivista Mondi migranti

Il caso Aquarius e l'universalità dei diritti umani sotto attacco

16/06/2018
La controversia sulla nave Aquarius è molto più che un braccio di ferro sull’onere dell’accoglienza. Rifiutando l’approdo della nave, polemizzando con Malta e poi con la Francia e la Spagna, rilanciando l’allarme sugli sbarchi, il nostro governo sta promuovendo un’impostazione delle relazioni internazionali che guarda al passato. Sta riproponendo l’immagine di un mondo di confini nazionali almeno apparentemente blindati, di interessi nazionali contrapposti, di bandiere da issare e difendere. Un mondo in cui non c’è posto per i diritti umani universali, ma solo per quelli filtrati dalla sovranità nazionale o dai suoi simulacri. 

Subito dopo aver respinto l’Aquarius, condannando a giorni di navigazione in mare agitato persone già provate da molte vicissitudini, il nostro Paese ha accolto oltre 900 richiedenti asilo salvati dalla marina militare e dalla guardia costiera  italiana e altri 40 tratti a bordo dalla marina statunitense. I naufraghi salvati dai militari che innalzano la nostra bandiera sono tollerati, e così pure quelli imbarcati dal potente alleato. Il nemico, come nell’Ungheria di Orban e nella Russia di Putin, sono le ONG con base all’estero: i difensori dei diritti umani universali che non arretrano di fronte ai confini nazionali.

La linea governativa sembra tracciata. Mentre sarà difficile attuare le impegnative promesse elettorali di carattere sociale (reddito di garanzia, sviluppo del Mezzogiorno e controriforma pensionistica), la coalizione a trazione leghista investe su bersagli deboli, e quindi facili da colpire: gli attori umanitari, gli operatori dell’accoglienza, e naturalmente i richiedenti asilo, oggetto di un linguaggio ingiusto e irriguardoso. Salvini ha parlato di gente in crociera nel Mediterraneo. Dà eco ai sentimenti peggiori della pancia del nostro Paese e li fomenta. Che i numeri siano drasticamente calati dopo gli accordi con la Libia di Minniti è irrilevante. La retorica della chiusura nazionalista ha bisogno di qualche centinaio di malcapitati a cui chiudere la porta in faccia, additandoli come profittatori e criminalizzando le ONG che li hanno tratti in salvo.

Non da oggi il nazionalismo rafforza il consenso interno nel breve periodo, ma guasta le relazioni internazionali e compromette gli interessi del Paese nel lungo periodo. Ma c’è di più: scacciando le ONG dal mare e incrementando l’uso della forza contro migranti e richiedenti asilo in Africa, alla fine il governo giallo-verde renderà un servizio ai governi dell’Europa settentrionale. Non dovranno più presidiare le loro frontiere, e comunque accogliere i richiedenti asilo che riescono a filtrare (tutt’altro che pochi), perché il lavoro sporco lo avremo fatto noi. E ci faranno pure la morale.
16 giugno 2018
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