Fine vita: snodi controversi e linee di impegno

07/02/2018

Nel clima particolare di fine legislatura, in cui una questione delicata come il fine vita era rientrata nella definizione degli schieramenti elettorali, il 14 dicembre 2017 è stata approvata la Legge n. 219/2017 Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento (DAT). L’iter parlamentare del provvedimento e la sua approvazione sono stati laboriosi e controversi anche in ambito ecclesiale. Pure il Gruppo di studio sulla bioetica di Aggiornamenti Sociali era intervenuto con una nota nella fase di discussione. 

Dal 31 gennaio la legge è in vigore. La questione che prioritariamente si pone è dunque quella di una sua corretta applicazione, vista la difficoltà di interventi migliorativi in Parlamento. Si apre uno spazio di azione che sollecita tutti, favorevoli e contrari alla legge. Per offrire un aiuto nella comprensione dei suoi snodi etici più discussi, Aggiornamenti Sociali di febbraio ospita un articolo a firma di padre Carlo Casalone, gesuita, docente di Teologia morale alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale, dal 2008 al 2014 Superiore provinciale dei gesuiti italiani: Abitare responsabilmente il tempo delle DAT.


LA NUOVA LEGGE

Padre Casalone esamina, in particolare, la questione dell'autodeterminazione del paziente nella relazione con il medico (che alcuni temono sia resa assoluta dalla nuova legge), il tema del rifiuto e della sospensione della nutrizione e idratazione artificiali, ciò che la legge prevede sulla stesura delle DAT e infine esamina l'accusa che alcuni fanno alla nuova legge di aprire la strada all'eutanasia (una «interpretazione che ci appare decisamente forzata», scrive il gesuita). 

La seconda parte dell'articolo è relativa alle possibili linee di impegno che si prospettano per i cattolici, e comunque per chi nutre perplessità sulla nuova legge. L'autore constata che «la logica dello scontro», seguita durante l'iter parlamentare, «ha ridotto gli spazi di un dialogo già di per sé non facile. Di questo occorre tenere conto nel discernimento tra le opzioni che restano aperte dopo l’approvazione della legge». L’opzione più convincente sembra essere quella di «procedere nella linea del dialogo per contribuire alla ricerca di soluzioni per quanto possibile condivise, piuttosto che quella della contrapposizione», come ha indicato anche papa Francesco nel recente Messaggio alla World Medical Association. «Non tagliarsi fuori dal dibattito - conclude l'articolo - risulta di fondamentale importanza per poter essere presenti nel cammino di attuazione della legge». 


NEL NOSTRO ARCHIVIO

Aggiornamenti Sociali ha ripetutamente affrontato negli ultimi anni il tema del fine vita e delle Disposizioni anticipate di trattamento, in particolare affrontando gli interrogativi etici che emergono nel dibattito pubblico e nella pratica medica. Abbiamo dunque reso disponibile una selezione ragionata di questi contributi, tra i quali un articolo del 2007 del cardinale Carlo Maria Martini sul caso Welby.




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