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Faith & Politics: formarsi alla politica come servizio

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Alcuni giovani, provenienti da diversi Paesi europei, sono riuniti in un piccolo gruppetto, parlano fitto di politica, di quello che accade intorno a loro, di Europa… Sono temi importanti e complessi – e non sempre popolari –, ma questi giovani ne discutono in modo appassionato, mettendosi in gioco, interrogandosi su quanto succede nella società e lo fanno a partire dalla loro fede di cristiani. A poca distanza da loro, nello stesso cortile di un convitto per studenti universitari a Venezia, ci sono altri gruppi di giovani che si confrontano sugli stessi argomenti con lo stesso entusiasmo. Cercano di esporre il proprio punto di vista nel modo più chiaro possibile (e non è sempre facile quando devi farlo in inglese, perché non tutti capiscono la tua lingua materna!), si ascoltano con attenzione e di tanto in tanto una sonora risata si leva da uno dei gruppi, facendo sorridere tutti gli altri, per poi riprendere a conversare e a condividere idee ed esperienze, attese e sogni per il presente e per il futuro.

Dal 2006, anno della prima edizione, scene simili a questa appena descritta si ripetono puntualmente in occasione di Faith & Politics. Così si intitola l’iniziativa formativa organizzata ogni due anni nel mese di agosto dai centri di ricerca e azione sociale dei gesuiti europei, tra cui Aggiornamenti Sociali. La proposta si rivolge ai giovani – circa una trentina in ogni edizione – che vogliono approfondire il tema della partecipazione come cristiani alla vita pubblica, per citare la frase usata nel sito Internet (<http://faithandpolitics.eu>), dove è aggiunta una precisazione non secondaria: la consapevolezza che l’impegno sociopolitico avviene all’interno di un mondo ferito ed è un modo per contribuire alla sua guarigione.

Gli organizzatori
di Faith & Politics

I centri di ricerca e azione sociale legati alla Compagnia di Gesù che organizzano Faith & Politics sono: Aggiornamenti Sociali (Italia), Centre Avec (Belgio), Centro Pignatelli (Spagna), Cristianisme i Justicia (Spagna), CERAS (Francia), Institute of Social Reflection (Ungheria), Jesuit Centre for Faith and Justice (Irlanda), Jesuit European Social Centre (Belgio) e Lasalle Haus (Svizzera).


Perché è nata Faith & Politics?

La proposta di Faith & Politics è nata da una convinzione condivisa dai membri dell’iniziale équipe organizzatrice, formata da cinque gesuiti di diversi Paesi: i giovani credenti interessati al tema dell’impegno civico nelle sue varie declinazioni cercano e hanno bisogno di luoghi formativi, dove arricchire il loro bagaglio di conoscenze, misurarsi con le sollecitazioni provenienti dalla società, confrontarsi tra loro.

Accanto a questa convinzione vi era poi un’intuizione. Dopo la fine della Guerra fredda, l’allargamento dell’Unione Europea a dieci nuovi Stati, tra cui alcuni dell’Europa orientale (come la Polonia e l’Ungheria), ha costituito un punto di svolta capitale per la storia del nostro continente, rendendo di nuovo possibili contatti e scambi dopo decenni di cortina di ferro. Da qui, l’idea di organizzare una settimana formativa, che fosse un’occasione concreta di confronto e riflessione sulle questioni legate alla politica e alla fede tra giovani provenienti da diverse parti dell’Europa con storie distanti, senza sovrapporsi alle iniziative di formazione sociopolitica organizzate nei singoli Paesi.

Anche l’individuazione del luogo dove organizzare Faith & Politics si lega a queste considerazioni. La scelta di Venezia non è stata, infatti, dettata principalmente dal richiamo esercitato dalla sua bellezza. Piuttosto le ragioni principali sono da rintracciare nella sua collocazione geografica e nella sua storia. Nel corso dei secoli, la città lagunare ha sempre costituito un punto privilegiato di incontro tra Occidente e Oriente, e ne porta ancora ben visibili le tracce nell’architettura e nella cultura. Inoltre, la storia della Repubblica di Venezia è un’istruttiva parabola delle alterne vicende di una potenza mondiale, dalla sua ascesa al suo declino: una lezione importante per chi si interroga sull’impegno sociopolitico e deve confrontarsi con le complesse dinamiche che da sempre accompagnano la vita pubblica. Un ulteriore motivo è dato dal rapporto tra la sfera politica e quella religiosa nella Serenissima: il potere del Doge era magnificato, ma era anche chiaro che fosse da esercitare per il bene della collettività. Non è un caso, infatti, che il seggio riservato al Doge nella Basilica di San Marco (che non era una chiesa pubblica, ma la sua cappella privata, annessa al Palazzo ducale) fosse posto dinanzi al mosaico della lavanda dei piedi, un invito a riflettere sul senso e la finalità del potere alla luce del Vangelo. Le sette edizioni di Faith & Politics fin qui tenutesi hanno confermato la bontà di queste motivazioni, anche alla luce dell’evoluzione dello scenario politico in Europa.

Un percorso in tre tappe

Per descrivere come si svolge Faith & Politics è utile partire da una constatazione iniziale. Nel corso della settimana, i giovani presenti non si limitano a partecipare a incontri in cui apprendono nuove nozioni o ne approfondiscono altre già conosciute. Sono piuttosto sollecitati a fare un lavoro di rielaborazione e appropriazione dei contenuti ricevuti alla luce delle loro esperienze di cittadini e credenti, per giungere a conclusione dell’itinerario a una sintesi personale più consapevole su che cosa significhi essere presente e attivo come cristiano nella vita pubblica ai vari livelli possibili (cfr le parole di Paolo VI nel riquadro qui sotto).

La politica
a servizio del bene comune

Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità. La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri. […] Pur riconoscendo l’autonomia della realtà politica, i cristiani, sollecitati a entrare in questo campo di azione, si sforzeranno di raggiungere una coerenza tra le loro opzioni e l’evangelo e di dare, pur in mezzo a un legittimo pluralismo, una testimonianza personale e collettiva della serietà della loro fede mediante un servizio efficiente e disinteressato agli uomini (Paolo VI, Octagesima adveniens, n. 46).


Questa finalità si realizza attraverso il connubio di due elementi: da un lato, il percorso proposto durante la settimana invita i partecipanti a fare un vero e proprio viaggio umano e intellettuale, la cui dinamica si rifà agli esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola; dall’altro, la successione dei vari momenti di ogni giornata favorisce il processo di interiorizzazione e approfondimento a livello personale.

Il percorso che si snoda lungo la settimana è strutturato in tre parti. All’inizio vi è una domanda: «da dove veniamo?». Affrontare con serietà gli interrogativi connessi al binomio fede-politica passa per questa prima tappa, in cui ci si confronta con alcuni processi nei quali siamo immersi, come, ad esempio, lo stato di salute della democrazia, la globalizzazione, la secolarizzazione. Si tratta di fenomeni che sono presenti nei Paesi europei, ma non in modo identico per ragioni storiche e/o culturali. Il modo di concepire e declinare il concetto di laicità, ad esempio, è diverso in Francia, Italia o nei Paesi scandinavi. In questa fase, l’intento principale è di familiarizzarsi con i concetti e i processi in atto, scoprendo che le differenze esistenti possono avere anche un immediato risvolto pratico a livello comunicativo: possono, infatti, sorgere malintesi o impasse nel confronto perché si usano le stesse parole con significati diversi. La risposta alla domanda iniziale non è affrontata solo in chiave collettiva, ma anche il singolo partecipante è invitato a chiedersi qual è la sua storia come cittadino e come credente, come il suo itinerario si inserisce in quello più ampio del suo Paese, quali riferimenti guidano la sua azione.

Dopo il confronto con le istanze e gli interrogativi che vengono dalla società, nella seconda tappa di Faith & Politics sono presentati alcuni criteri per discernere quale sia il bene comune. Si fa appello al patrimonio di riflessione ed esperienze raccolto nella dottrina sociale della Chiesa, alla luce anche dei documenti più recenti come la Caritas in veritate di papa Benedetto XVI (2009), l’Evangelii gaudium (2013) e la Laudato si’ (2015) di papa Francesco. È poi riservato un tempo all’ascolto e al dialogo con tre testimoni, che a loro volta si sono interrogati sulla ricerca del bene comune a partire dalla fede. I tre relatori provengono sempre da diversi ambiti professionali legati all’impegno civico: un testimone che fa politica ed è eletto a livello locale, nazionale o europeo; un altro che appartiene alla pubblicazione amministrazione, un civil servant nella formula inglese; e infine un rappresentante del mondo associativo, impegnato in prima persona sul territorio. Non si tratta di una scelta casuale, dato che diversi partecipanti a Faith & Politics si inseriscono in una di queste aree e hanno così l’opportunità di confrontarsi con persone che hanno maturato una lunga esperienza.

La terza e ultima tappa prende il nome da uno dei punti principali della spiritualità ignaziana: «cercare e trovare Dio in tutte le cose». L’invito di sant’Ignazio di Loyola è uno sprone a superare una comprensione della realtà che separa la vita di fede dalle altre dimensioni, inclusa quella pubblica, incluso l’esercizio del potere. Per entrare in questa logica, si inizia con la rilettura delle pagine evangeliche sul modo di Gesù di concepire l’autorità, declinata come servizio a favore della vita delle persone incontrate e capacità di renderle “autori”, cioè in grado a loro volta di mettersi a servizio. Un secondo momento è dato dal confronto, ricco di sfide, con questioni reali e scottanti di tipo etico (come l’accoglienza dei migranti in Europa o l’utilizzo da parte di organizzazioni internazionali di finanziamenti provenienti da imprese dannose per la salute). In questi casi, i partecipanti si confrontano in modo concreto con le difficoltà di dover scegliere in coscienza, cercando di realizzare il bene nella complessità dell’odierna realtà. Questo lavoro prepara l’incontro con una personalità di lunga esperienza (tra gli ospiti ricordiamo Romano Prodi, Pat Cox e Luc Cortebeeck dell’ILO), per avere un confronto diretto e fuori dagli schemi formali con chi nella sua attività politica si è misurato su temi di grande attualità con uno sguardo plasmato dalla fede.

Giungere a una sintesi personale

Quanto abbiamo descritto sul percorso della settimana lascia intuire che ogni giorno si caratterizza per i contenuti affrontati. A questa varietà corrisponde poi una certa regolarità nel ritmo della singola giornata, scandita dall’alternarsi di alcuni momenti. I tempi di “lavoro”, in una modalità di partecipazione più tradizionale: l’ascolto e l’interazione con i relatori invitati; la presentazione di alcune nozioni fondamentali sul discernimento. Il confronto nei gruppi, costituiti secondo i vari momenti da persone dello stesso Paese o di Paesi diversi. Gli spazi più personali per la rielaborazione di quanto ascoltato, visto e sperimentato nel corso della giornata, anche attraverso i momenti di celebrazione liturgica o di preghiera personale.

Tra i vari appuntamenti menzionati, un posto di rilievo è tenuto dal gruppo di condivisione serale (i cui componenti non cambiano nel corso della settimana), in cui i partecipanti si ritrovano per riflettere insieme non tanto sui contenuti in sé, ma sul modo in cui quanto vissuto nella giornata si riflette sulla propria vita, su ciò che è stato fonte di incoraggiamento o uno scossone che ha messo in dubbio precedenti convinzioni. Man mano che si avanza nella settimana, la condivisione diventa più profonda e personale, perché cresce la conoscenza e la fiducia reciproca. Si può allora scoprire di avere in comune difficoltà o desideri. Il gruppo diventa così uno spazio privilegiato in cui si possono esporre in libertà e discrezione le domande e le aspirazioni, ma anche le fragilità e i dubbi, che sorgono quando si pensa all’impegno civico. È questo il luogo, all’interno del percorso dell’intera settimana, in cui si può essere aiutati a collocare il proprio desiderio di servizio a livello civico in una prospettiva più ampia e integrata, compiendo un passo decisivo: ritrovare la sintonia tra varie dimensioni della propria vita – in particolare l’impegno pubblico e la dimensione personale, anche spirituale – che rischiano talora di procedere in modo scoordinato.

Alla domanda perché avesse iniziato a fare politica, uno degli ospiti ha dato ridendo una risposta spiazzante: «La politica è una malattia!». Un modo ironico per dire che è una passione, con tutte le sue sfumature, che non scegli e di cui non puoi fare a meno: la passione per gli altri e per il bene comune, secondo la declinazione più vera e nobile della politica.

La proposta di Faith & Politics è perciò un investimento nella formazione sociopolitica dei giovani europei, che hanno contratto questa “malattia”, offrendo loro alcuni strumenti utili per mettere a frutto, per sé e per gli altri, la passione che li abita. Ispirandosi alla spiritualità ignaziana, tutto ciò avviene alternando sapientemente il piano più “oggettivo” delle riflessioni, delle nozioni, delle testimonianze, a quello “soggettivo” del lavoro fatto da ciascun partecipante, al fine di giungere a una matura e personale scoperta del proprio modo di cercare e realizzare da cittadino e credente il bene più grande nella società.


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