Empowerment femminile: la ricchezza di uno sguardo integrale

10/04/2018
Dopo aver ascoltato l’esperienza di sei donne che sono state o sono tutt’ora ai vertici di istituzioni imprenditoriali, accademiche, politiche e culturali, nel numero di aprile di Aggiornamenti Sociali Chiara Tintori, curatrice del Dossier sull'empowerment femminile, offre alcune coordinate entro le quali collocare gli elementi emersi nel percorso. 

Come ricorda l'autrice, si è trattato di un itinerario di ascolto, confronto e ricerca, mosso da alcune domande: quali sono le caratteristiche della leadership “al femminile”? Esistono attese, ostacoli e condizionamenti quando una donna esercita le proprie responsabilità come direttore generale, ministro o economista? In quale modo è possibile conciliare la vita professionale con quella personale e familiare?

«Sono interrogativi che aprono a questioni antropologiche e sociali complesse - scrive Chiara Tintori -, da trattare con cautela, sgombrando il campo da almeno due equivoci. Il primo è lessicale e rimanda alla necessità di utilizzare alcuni termini come “donna” o “al femminile” con la consapevolezza che esistono “le donne” al plurale, ciascuna con la propria esperienza soggettiva, un universo umano femminile non monolitico ma variegato; di conseguenza non possiamo riduttivamente pensare che esista un unico e ben definito modello di leadership “al femminile” (così come non esiste un modello unico di leadership maschile). La seconda ambiguità dalla quale rifuggire è che trattare di empowerment femminile equivalga a una rivendicazione femminista. Le donne non sono vittime a priori, né una categoria da proteggere o dalle quali proteggersi. (...) I passi avanti sul versante dell’empowerment femminile saranno duraturi e realmente costruttivi per il buon vivere sociale solo se condivisi e integrati con la prospettiva maschile».

Dopo avere ripercorso i principali contenuti delle sei interviste, rilette anche alla luce dei dati quantitativi offerti da recenti indagini socio-statistiche sul tema, l'articolo individua «tre spunti imboccare il sentiero di una convivenza integrale, dove tutto è in relazione e l’attenzione ai legami sociali si sviluppa in modo sistemico e poliedrico».

Il primo è di metodo. «Abbiamo bisogno prima di tutto di riorientare il nostro sguardo - scrive Chiara Tintori -, assumendo una coscienza e una consapevolezza di noi stessi. Vedere come siamo, donne e uomini, non le nostre proiezioni e i nostri timori, gli stereotipi e i luoghi comuni di cui - è inutile negarlo - siamo talvolta impregnati fino al midollo. Prima di suggerire accorgimenti organizzativi e normativi che facilitino l’empowerment femminile, è importante assumere uno sguardo “altro”, che interpreti il mondo in modo nuovo, libero e autentico».

Quale può essere questo sguardo? Il pensiero sulla differenza sessuale, ed è questo il secondo spunto, può venirci in aiuto, in quanto esplicita l’originalità del maschile e del femminile. Lo stile della leadership, cioè, può essere l’occasione per affermare il valore della diversità. Invece, spesso, spiega Chiara Tintori, non è stato così: «Noi donne siamo entrate nei luoghi di responsabilità con una modalità che non è nostra, equiparando i nostri comportamenti a quelli maschili. Ci affanniamo a vivere nel mondo del lavoro con uno stile che non sempre è femminile, in parte perché ci è richiesto, ma in parte perché fatichiamo a riconoscere cosa vuol dire esprimere la nostra autentica e originale femminilità in luoghi dove il potere è stato esercitato dagli uomini con il loro stile».

Il terzo e ultimo spunto riguarda la necessità di giungere a una nuova alleanza socio-culturale tra l’uomo e la donna. «Abbandonare l’egolatria e l’antropocentrismo - conclude l'articolo - è una vera e propria rivoluzione culturale, tanto per le donne quanto per gli uomini; sviluppare una nuova capacità di uscire da se stessi verso l’altro e assumere la prospettiva relazionale e integrale può essere un nuovo inizio, visto che il maschile e il femminile avranno sempre un modo diverso di vivere il lavoro, di approcciarsi al potere e alle responsabilità». 


Vai al Dossier per leggere le interviste ad Alessandra Viscovi, Alessandra Smerilli, Elsa Fornero, Nadia Urbinati, Barbara Jatta e Chiara Daniele.


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