Dieci famiglie fanno causa all’UE: «I cambiamenti climatici danneggiano la nostra vita quotidiana»

03/12/2018
Lo scorso maggio, un gruppo di cittadini di sei Paesi ha depositato presso il Tribunale dell’Unione Europea una causa contro l’Unione Europea stessa, accusando il Parlamento e il Consiglio di essere indirettamente responsabili, per le loro misure inadeguate, dei cambiamenti climatici che hanno danneggiato le loro attività economiche e l’habitat dei loro territori. Il 9 ottobre hanno pubblicato l'appello seguente, che riprendiamo da Projet, rivista dei gesuiti francesi (traduzione dal francese di Mauro Bossi SJ). Maggiori informazioni sono disponibili sul sito https://peoplesclimatecase.caneurope.org/


Vi scriviamo come agricoltori, pastori, silvicoltori, studenti, albergatori o ristoratori. Veniamo da diversi Paesi europei: Svezia, Portogallo, Francia, Italia, Germania e Romania. E abbiamo una sola cosa in comune: i cambiamenti climatici influiscono sulla nostra vita quotidiana. 

Qualche mese fa, abbiamo intentato una causa contro l’Unione Europea (UE) per la palese mancanza di ambizione del suo obiettivo climatico entro il 2030. Per la maggior parte di noi, questa è la prima volta che abbiamo intrapreso un’azione legale. Non lo faremmo se non fosse in gioco il futuro delle nostre famiglie, amici, case, tradizioni e bambini. Per noi, i cambiamenti climatici non sono una questione di diplomazia o di negoziati ad alto livello. Si tratta di una questione che ci troviamo di fronte, oggi, a casa nostra, e abbiamo urgente bisogno di un’Europa che ci protegga.

L’anno scorso, Armando ha perso i suoi boschi nei grandi incendi che hanno devastato il Portogallo. Le autorità hanno pubblicamente associato gli incendi boschivi ai cambiamenti climatici. In Svezia, l’allevamento delle renne, che è al centro della cultura lappone, è minacciato dalla perdita di permafrost. Sanna non è preoccupata solo per le sue renne, ma anche per le sue tradizioni, la sua cultura e il futuro della sua generazione. Negli ultimi sei anni Mauritius ha perso il 44% del suo reddito da coltivazione di lavanda a causa di siccità consecutive nel sud della Francia. Quella di suo figlio Renaud è la prima generazione a dover cambiare mestiere, poiché la coltivazione della lavanda non può più garantire un reddito sufficiente per tutta la famiglia. Le dune di sabbia che proteggono le risorse di acqua dolce di Langeoog, una piccola isola tedesca, sono colpite da gravi tempeste. Maike e Michael, che vivono su quest’isola da generazioni, temono di perdere l’hotel e il ristorante che hanno costruito da zero vent’anni fa. Vlad vive nei Carpazi della Romania. Oggi è costretto a portare il suo bestiame a pascolare da 700 m a 1.400 m d’altitudine, in modo che i suoi animali abbiano accesso all’acqua e al pascolo. Afferma: «Non posso andare oltre con la mia mandria, perché sopra i 2.000 metri c’è solo il cielo». In Portogallo, l’azienda agricola biologica di Alfredo è colpita da siccità sempre più gravi e frequenti. [...] Sempre in Portogallo, la famiglia di Ildebrando lavora nell’apicoltura da decenni, i cambiamenti nella stagione della fioritura e l’insolito caldo hanno iniziato a distruggere gli alveari e la sua famiglia ha perso il 60% della produzione nel 2017. La famiglia di Giorgio gestisce un piccolo bed & breakfast nelle Alpi italiane, interamente dipendente dalle celebri opportunità di arrampicata su ghiaccio nella regione. Gli sbalzi di temperatura rendono pericolosa la scalata e influiscono sui redditi delle famiglie residenti.

Tutti questi problemi si stanno verificando in questo momento, e questo accade all’interno dell’Europa stessa, a causa di un aumento della temperatura di solo 1 °C. E questo è già più di quanto possiamo gestire.

[...] La UE deve ora agire per proteggere i nostri diritti fondamentali contro gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Nella nostra denuncia, chiediamo alla UE di innalzare i suoi obiettivi climatici e tradurli in azioni concrete. Non stiamo chiedendo un risarcimento o denaro. Crediamo che una maggiore azione per il clima sia l’unico modo per salvare i nostri cari e i nostri mezzi di sussistenza nei luoghi dove viviamo da generazioni.

Scienziati e ricercatori stanno dimostrando ancora una volta che abbiamo modi concreti per affrontare questa sfida. In Europa, avremo dei momenti cruciali per mettere la questione sul tavolo e riconsiderare quanto le politiche climatiche costano realmente ai cittadini – e quanto costerà loro l’inazione. [...] Tra pochi mesi, l’Europa ospiterà la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Katowice, in Polonia. Perdere questa opportunità unica di innalzare gli obiettivi e le politiche climatiche europee su un percorso compatibile con l’obiettivo dell’1,5 °C avrà effetti devastanti sulla nostra sicurezza, il nostro futuro e i nostri diritti umani fondamentali.

Esortiamo i decisori europei ad ascoltare gli appelli degli scienziati e a innalzare l’obiettivo climatico della UE al 2030 secondo uno scenario compatibile a 1,5 °C. Questo è l’unico modo per proteggere i cittadini dagli effetti più gravi dei cambiamenti climatici. È anche l’unica possibilità, per questa generazione di politici europei, di essere ricordati come coloro che hanno scritto la storia a beneficio di tutti.

3 dicembre 2018
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