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Diario COP21

Clima e migrazioni: una stretta relazione

09/12/2015
Il 5 dicembre i rappresentanti tecnici alla COP 21 hanno ratificato la bozza di un accordo. Tocca ora ai ministri negoziare e redigerne la versione finale. Il compito sarà duro, poiché le opzioni da prendere in considerazione sono più di 900.

Il 3 dicembre la società civile è stata scossa dalla notizia che, inaspettatamente, il riferimento ai “diritti umani” nell’articolo 2 della bozza era stato eliminato. E questo articolo è quello che definisce e finalizza lo scopo dell’Accordo di Parigi. Il fatto che i “diritti umani” e il non-rispetto degli stessi non facessero parte del contesto di fondo dell’Accordo non era certo un buon segno. Per fortuna, la versione rivisitata della bozza del 5 dicembre contiene un riferimento ai suddetti diritti nell’Articolo 2, seppure tra parentesi, e cioè come oggetto di discussione. Un fatto da tenere d’occhio.

Nell’ambito di questa discussione generale sui “diritti umani” vorremmo concentrarci oggi su un tema in particolare: i migranti e il cambiamento climatico. Come già dibattuto ad una conferenza organizzata dalla Fondazione Nicolas Hulot a Le Bourget il 4 dicembre, il tema dei flussi di migranti non è uno dei punti principali delle negoziazioni di Parigi.

Tuttavia, la realtà ci mostra un forte vincolo tra i due fenomeni. Nicolas Hulot, Inviato Speciale del Presidente della Repubblica Francese per la Protezione del Pianeta ha sottolineato che “oggi, dai 20 ai 26 milioni di persone all’anno devono abbandonare le loro case a causa del cambiamento climatico”. Un numero maggiore, secondo l’ONU, di quello di chi deve fuggire a causa di guerre e conflitti. 

Dobbiamo dunque concludere che non si fa nulla a livello internazionale e che continuiamo a non voler vedere questo problema, come dimostrerebbe l’assenza di un riferimento ad esso nel corso del COP 21? Certamente no; la strada è lunga ma il cammino è già iniziato. Vorremmo sottoporre all’attenzione in particolare quattro riferimenti: 

1. nell’ambito del Vertice sul Clima di Cancun del 2010, la risoluzione finale fece un gran passo in avanti quando riconobbe che i flussi di migranti rappresentano un tentativo di adattamento al cambiamento climatico.

2. Walker Kalin, della Nansen Initiative, ha spiegato come tale organo abbia recentemente redatto un Piano di Protezione che offre consigli pratici per aiutare e proteggere i migranti vittime di disastri naturali e cambiamenti climatici. Il 13 ottobre 2015, 110 Paesi hanno sottoscritto spontaneamente tale Piano. Ora bisogna iniziare la fase successiva e implementare e monitorare le diverse soluzioni adottate da diversi Paesi.

3. Dina Ionesco, Responsabile della Divisione Migrazione, Ambiente e Clima dell’Organizzazione Internazionale per i Migranti, ha sottolineato come esistano già strumenti legali che si possono applicare ai migranti del clima. Se si considera un movimento migratorio all’interno dello stesso Paese, per esempio, si possono applicare leggi internazionali sui diritti umani. Il problema non è tanto dovuto ad un quadro giuridico insufficiente, quanto alla scarsa volontà di applicarlo.

4. Infine, Francois Gemmene, esperto di migrazione e ambiente (CEDEM, CEARC, Ceri-Sciences Po), ha sottolineato la questione fondamentale per entrambi i problemi, come dibattuto alla COP 21: che posto siamo disposti a concedere all’”altro” nella nostra vita di tutti i giorni e nei nostri inquadramenti giuridici?

Per quanto improbabile sembri che l’accordo finale a Parigi si occuperà direttamente della migrazione causata da problemi ambientali, è chiaro che i due temi sono strettamente correlati, e infatti alcune iniziative internazionali stanno già agendo al riguardo. Non ci resta che sperare che la COP 21 non metta il freno a tali dinamiche e che invece promuova una consapevolezza sia politica che sociale al riguardo.
The Ecojesuit Team
(traduzione di Maria McKenna)

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