| |
Versare il 10% del proprio raccolto e bestiame o dei propri redditi da parte dei sudditi per il sostentamento del potere civile o religioso
è pratica antichissima. Se ne hanno testimonianze in testi ritrovati nell'area mesopotamica, alcuni dei quali risalenti al 1500 a.C., e nella tradizione biblica. Più
vicino a noi, nell'Europa medioevale, la decima era una vera e propria tassa sulla produzione che veniva imposta dalla Chiesa o dal signore feudale. Solo in alcuni casi abbiamo
testimonianza di raccolte straordinarie di decime indirizzate a particolari necessità. La storia ricorda soprattutto la «decima del Saladino» imposta nel 1188
nei Paesi anglosassoni e in Francia per indire la Terza Crociata in risposta alla presa di Gerusalemme dell'anno precedente da parte del sultano d'Egitto, Salah al-Dan. A parte
casi particolari come quest'ultimo, la decima fu sempre comunque intesa come la partecipazione di tutti al costo delle attività di governo e di culto. Nel mondo contemporaneo
si assiste a un sempre più diffuso senso di fastidio nei confronti di imposte atte a mantenere i propri governanti e parlamentari da parte dei cittadini e, d'altra parte,
a un forte movimento di critica da parte dei fedeli delle diverse denominazioni cristiane all'uso che viene fatto delle loro «decime» (oggi diversamente donate, o prelevate,
secondo le diverse legislazioni nazionali in materia) per il sostentamento del clero e dei relativi ministri religiosi. Indubbiamente questa messa in discussione dipende molto dalla
mutata sensibilità dei nostri tempi, sempre meno volonterosa di contribuire alle esigenze di un bene collettivo che non abbia un immediato ritorno per il singolo contribuente
o per il proprio limitato territorio. Tuttavia, va aggiunto che molto dipende senz'altro anche dall'uso non sempre assennato che chi sta al potere o svolge funzioni di rappresentatività
politica fa di queste risorse. Così come è evidente una crescente perdita di credibilità sociale del clero e dei responsabili delle chiese tradizionali, sia
moralmente, sia nella capacità di gestire e amministrare in modo trasparente i proventi di somme - per alcuni scandalosamente - ingenti. Sembra allora utile provare a rileggere
l'orizzonte biblico in ordine ad illuminare le radici di questa importante pratica.
La decima appartiene a Dio
Levitico 27, 30-33 30 Ogni decima della terra, cioè delle granaglie del suolo e dei frutti degli alberi, appartiene
al Signore: è cosa consacrata al Signore. 31 Se uno vuole riscattare una parte della sua decima, vi aggiungerà un quinto. 32 Ogni decima del
bestiame grosso o minuto, ossia il decimo capo di quanto passa sotto la verga del pastore, sarà consacrata al Signore. 33 Non si farà cernita fra animale
migliore e peggiore, né si faranno sostituzioni; qualora però avvenisse una sostituzione, entrambi gli animali diverranno cosa sacra: non si potranno riscattare.
Le ultime parole del complesso libro liturgico e legale di Levitico sono dedicate alla decima, che viene intesa nel senso più ampio possibile per una società
prevalentemente agricola e strettamente legata all'allevamento. Ogni decima della terra e ogni decima del bestiame grosso (normalmente i bovini) o minuto (normalmente
gli ovini) sono da intendersi nel nostro brano nel modo più letterale, come chi, nel contare le cose, arrivato a dieci, ne mette una da una parte. Non importa se il decimo
chicco di grano o il decimo bue sia il migliore agli occhi dell'agricoltore o dell'allevatore: va donato! Ecco perché troviamo qui le aggiunte: se uno vuole riscattare
una parte della sua decima, vi aggiungerà un quinto per i beni agricoli, e non si farà cernita fra animale migliore e peggiore, né si faranno sostituzioni.
Ma perché un'indicazione così pratica, apparentemente non alla stregua di altre importantissime indicazioni spirituali o legali del Levitico, chiude tutto il
libro? L'affermazione che la decima parte (e non la peggiore o la superflua) di tutto ciò che si possiede, che serve per vivere e per lavorare, appartiene non all'uomo ma
al Signore, non è affatto una delle più semplici e scontate. Rappresenta infatti un punto altissimo di arrivo di tutto il complesso legale del libro. In fondo,
siamo qui invitati ad alzare gli occhi a Dio nella pratica della vita quotidiana, allora fatta di coltivazione dei campi e di allevamento di bestiame. C'è qualcosa dei frutti
della terra e degli animali che possediamo e che lavorano per noi che non ci appartiene. Si tratta di restituire a colui che, in ultima istanza, rende possibile il lavoro e la vita
stessa. Il medesimo concetto si trova in un altro testo che prescrive la decima, Deuteronomio 14, 22-26, attraverso la motivazione: perché tu impari a temere sempre
il Signore tuo Dio (v. 23). Il riferimento teologico di tale visione del mondo costituisce l'orizzonte ultimo di qualunque altra norma che si è letta nell'intero libro.
Sarà sullo sfondo di tale orizzonte che andrà posta la domanda riguardo al destinatario di tale decima.
La decima per i leviti
Numeri 18, 20-26 20 Il Signore disse ad Aronne: «Tu non avrai alcuna eredità nella loro terra e non ci
sarà parte per te in mezzo a loro. Io sono la tua parte e la tua eredità in mezzo agli Israeliti. 21 Ai figli di Levi io do in possesso tutte le decime
in Israele, in cambio del servizio che fanno, il servizio della tenda del convegno. [...] 23 Non possederanno eredità tra gli Israeliti, 24 poiché
io do in possesso ai leviti le decime che gli Israeliti preleveranno come contributo per il Signore; per questo ho detto di loro: "Non avranno possesso ereditario tra gli Israeliti"».
25 Il Signore parlò a Mosè e disse: 26 «Parlerai inoltre ai leviti dicendo loro: "Quando prenderete dagli Israeliti la decima che
io ho dato a voi da parte loro come vostra eredità, preleverete un'offerta come contributo al Signore: una decima dalla decima.
Siamo soliti pensare ai leviti, cioè ai membri della tribù di Levi, come alla classe «sacerdotale» a servizio del culto della religione ebraica legata
in un primo momento ai diversi santuari di Giuda e Israele, e poi all'unico Tempio di Gerusalemme. Ora, se è vero che tutti i sacerdoti del culto ebraico di YHWH erano leviti,
non tutti i leviti erano sacerdoti. Alla tribù di Levi erano infatti affidati sia i servizi più direttamente cultuali, sia tutti i servizi del regno che oggi chiameremmo
amministrativi. I leviti, di fatto, funzionavano come ufficiali sanitari, amministravano la giustizia, gestivano l'educazione scolare pubblica, soprintendevano i matrimoni e tutte
le diverse pratiche burocratiche che necessitavano di documenti scritti. È peculiare della legislazione biblica, se la mettiamo a confronto con quella delle popolazioni
circostanti, l'assegnare tutte queste funzioni pubbliche, così delicate, a un gruppo uguale ma diverso rispetto agli altri che formano il composito «popolo di Dio».
La tradizione dei testi biblici è costante nell'attestare che la tribù di Levi non ricevette in eredità alcun territorio quando il popolo uscito dall'Egitto
entrò nella Terra promessa con Giosuè (Numeri 18, 20; Deuteronomio 14, 27 e 18, 8-9, Giosuè 13 e 14, 3-4) ma si afferma che il Signore,
Dio di Israele, è la loro eredità (Giosuè 13, 33). A differenza quindi delle altre undici, la tribù di Levi non potrà trarre il
proprio sostentamento dalla parte di territorio a lei spettante. Si tratta di una tribù pari alle altre, ma, non possedendo una propria terra, è «esterna»
(oggi diremmo «terza») alle possibili divergenze amministrative, pecuniarie, che potevano contrapporre interessi territoriali diversi. Poteva esercitare il proprio servizio
con la libertà di chi non aveva interessi territoriali propri, ed era riconosciuta nel suo ruolo da tutti proprio in base a tale libertà. Ecco perché la posizione
dei leviti, così particolare all'interno delle dodici tribù di Israele, necessita di qualche forma di sostentamento che provenga dal contributo di tutti per l'esercizio
di questa funzione pubblica: da qui il sistema della decima, obbligatorio all'interno di tutte le tribù di Israele. Così, il sistema dell'imposta della decima
per il popolo aveva un valore più amministrativo che religioso, anche se, una volta di più, sempre all'insegna del riconoscimento di un servizio reso per il bene di
tutti e della riconoscenza che ne deriva. Il servizio sacro si inserisce all'interno del più generale servizio pubblico, più che rappresentarne una funzione esclusiva,
dato che si aggiunge, nel testo che abbiamo posto nel riquadro (vv. 25 ss.), che il culto non è mantenuto direttamente dal popolo. Sono gli stessi leviti a dover versare
un decimo delle decime ricevute per il sostentamento diretto dei sacerdoti del tempio: come contributo al Signore, e, più avanti, preleverete un'offerta per il
Signore da tutte le decime che riceverete dagli Israeliti e darete al sacerdote Aronne l'offerta (v. 28).
La decima per i poveri
Deuteronomio 14, 27-29 e 26, 12-15 14, 27 Il levita che abita le tue città, non lo abbandonerai, perché
non ha parte né eredità con te. 28 Alla fine di ogni triennio metterai da parte tutte le decime del tuo provento in quell'anno e le deporrai entro le tue
porte. 29 Il levita, che non ha parte né eredità con te, il forestiero, l'orfano e la vedova che abiteranno le tue città, mangeranno e si sazieranno,
perché il Signore, tuo Dio, ti benedica in ogni lavoro a cui avrai messo mano. 26, 12 Quando avrai finito di prelevare tutte le decime delle tue entrate, il
terzo anno, l'anno delle decime, e le avrai date al levita, al forestiero, all'orfano e alla vedova, perché ne mangino nelle tue città e ne siano sazi, 13
allora dirai dinanzi al Signore, tuo Dio: «Ho tolto dalla mia casa ciò che era consacrato e l'ho dato al levita, al forestiero, all'orfano e alla vedova, secondo quanto
mi hai ordinato. Non ho trasgredito né dimenticato alcuno dei tuoi comandi. 14 Non ne ho mangiato durante il mio lutto, non ne ho tolto nulla quando ero impuro
e non ne ho dato a un morto. Ho obbedito alla voce del Signore, mio Dio, ho agito secondo quanto mi hai ordinato. 15 Volgi lo sguardo dalla dimora della tua santità,
dal cielo, e benedici il tuo popolo Israele e il paese che ci hai dato come hai giurato ai nostri padri, terra dove scorrono latte e miele!».
Ogni tre anni la decima veniva distribuita diversamente. Non solo veniva partecipata ai leviti, ma si aggiungono altre categorie sociali che non potevano godere di altra forma
di sostentamento che la partecipazione a beni altrui. Pur essendo nella tradizione biblica sinonimo di povertà, il trittico forestiero, orfano e vedova
rappresenta infatti l'insieme di coloro che non possedevano diritti e proventi dalla terra. Siamo in un'epoca nella quale non esiste alcuna forma di passaggio di proprietà
da un uomo a una donna o a un figlio minorenne. La donna che perdeva il marito e il minore che perdeva il padre si trovavano senza alcuna proprietà. Dovevano dipendere completamente
dal buon cuore della famiglia del defunto (che non era legalmente tenuta in alcun modo a provvedere alle loro necessità), oppure dalla solidarietà del villaggio. Ci
sono a questo proposito nella Bibbia testi che regolano la spigolatura del grano e la racimolatura dell'uva da lasciare al forestiero, all'orfano e alla vedova come segno di tale
solidarietà (in Deuteronomio 24, 19-22, Levitico 19, 9-10 e 23, 22; Rut 2, 2). Il forestiero, cioè lo straniero immigrato che viveva in un luogo
senza poter godere dei pieni diritti dei residenti (come per esempio il diritto al possesso di terra o il diritto alla partecipazione pubblica alla vita del villaggio), si trova
a vivere grazie al lavoro stagionale o occasionale o alla solidarietà degli abitanti del luogo. Il testo biblico spesso ricorda come questa generosità debba far perno
sulla memoria del periodo in cui lo stesso popolo di Israele ha vissuto come forestiero in terra d'Egitto o di Babilonia al tempo dell'esilio (Deuteronomio 10, 19:
Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d'Egitto; cfr anche 23, 8; 26, 5). Si può constatare, così, come nei testi
biblici la concezione dell'imposta della decima era elaborata per rispondere al sostentamento economico delle tre categorie di persone che non avrebbero potuto soddisfare autonomamente
le proprie necessità: i pubblici servitori della collettività, i gruppi più poveri all'interno del proprio popolo e coloro che, essendo stranieri, non potevano
produrre il proprio sostentamento grazie all'agricoltura o all'allevamento (in una società fortemente articolata su base territoriale); il servizio pubblico dei leviti veniva
sostenuto attraverso la pratica della decima annuale e, attraverso la decima triennale, si dava risposta alle necessità della solidarietà sociale. Può essere
interessante confrontare questi obblighi biblici con le attuali spinte ad una visione della tassazione che viene accettata solo se risponde: a) all'immediato ritorno su base territoriale
dei soldi versati (senza voler contribuire al servizio dei leviti che in un centro amministrativo si pongono al servizio delle esigenze di bene comune); b) alla prestazione
di servizi rivolti soltanto ai propri bisogni (senza alcuna attenzione a orfani e vedove); c) a un utilizzo delle entrate solo in funzione dei «propri»
cittadini (senza alcuna considerazione per il forestiero). |