Lessico oggi - febbraio 2010    

Think tank

Chiara Tintori
di «Aggiornamenti Sociali»

 

Durante la seconda guerra mondiale, con l'espressione think tank (TT), coniata dai militari statunitensi - letteralmente «serbatoio di pensiero» (in francese boîte à penser) -, si usava indicare un luogo appartato e sicuro dove discutere dei piani e delle strategie belliche; chi vi operava non doveva essere influenzato dalle notizie relative all'andamento quotidiano della guerra, ma aveva il compito di rispondere efficacemente e in tempi rapidi alle necessità imposte dal conflitto.
Successivamente, il termine TT è entrato nel linguaggio politico e giornalistico per indicare centri di ricerca dove si discutono, si elaborano e si diffondono idee con l'obiettivo di influenzare il dibattito pubblico e le culture politiche. Strumenti nati per «aiutare i governi a pensare», importati in Europa in particolare dagli USA, devono la loro attuale fortuna ad alcune sostanziali modifiche del sistema politico contemporaneo: il venir meno di centri di formazione in capo ai partiti e il progressivo affermarsi della personalizzazione della politica, per cui molti leader dispongono del proprio think tank.
Nel mondo esistono quasi 5.550 TT (dato del 2008) diffusi in 170 Paesi: il 34% si trova in America settentrionale, il 22% in Europa occidentale e il 12% in Asia. L'universo dei TT è molto eterogeneo, così come le loro specializzazioni (economia, sicurezza, politica estera, ambiente, ecc.); alcuni sono marcatamente di parte, altri indipendenti; alcuni dispongono di un budget di decine di milioni di dollari, altri possono contare su un solo dipendente.
Ripercorreremo a grandi linee la storia dei TT, per poi entrare nella loro organizzazione - con un occhio di riguardo alla realtà statunitense -, per capire come e da chi nascono le idee, ma soprattutto come vengono «vendute» sul mercato politico; infine analizzeremo le peculiarità dei TT europei.

Un po' di storia
Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, negli Stati Uniti emerge l'esigenza di porre fine alla corruzione nel legame tra potere politico e interessi economici, oltre alla necessità di dare risposta al malcontento sociale (proteste degli agricoltori, conflitti industriali, disagio delle classi medie). Durante l'età progressista (1900-1920) prendono forma i primi centri di ricerca finanziati dal generoso contributo dei pionieri della filantropia americana, allo scopo di sostenere i cambiamenti sociali e politici. Nascono in questi anni alcuni di quelli che diverranno i più prestigiosi TT americani, tra i quali: la Russell Sage Foundation, <www.russellsage.org>, sorta nel 1907 grazie a un cospicuo finanziamento della vedova del magnate della finanza Russell Sage, con lo scopo di sostenere il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro negli USA; sei anni più tardi la Brookings Institution, <www.brookings.edu>, ancora oggi il più importante TT di Washington, con l'obiettivo di razionalizzare la spesa pubblica e diffondere una cultura manageriale nell'amministrazione pubblica; nel 1921 il Council on Foreign Relations, <www.cfr.org>, che sostenne il presidente Woodrow W. Wilson nella creazione della Società delle Nazioni, e che nel tempo è diventato una sede quasi istituzionale di confronto politico.
Gli esperti e i tecnici di queste «università senza studenti» - come sono stati definiti i TT da Robert Kent Weaver, scienziato sociale della Brookings Institution - si contrapponevano al malgoverno, alla politica corrotta e inefficiente. In questi primi centri di ricerca si formavano le idee per modellare lo Stato federale statunitense, nel quale l'individuo potesse svilupparsi nelle relazioni sociali e il concetto di «pubblico» divenire una dimensione necessaria per il miglioramento delle condizioni di vita.
Dopo la seconda guerra mondiale sarà lo stesso Governo statunitense a investire centinaia di milioni di dollari per avviare numerosi centri di ricerca dedicati alla politica estera e alle questioni strategico-militari. La Rand Corporation, <www.rand.org>, sorta in California nel 1946 come emanazione del Dipartimento della Difesa statunitense, dal quale si separò due anni più tardi, è a tutt'oggi il TT con il budget annuo più generoso, tra i 200 e i 250 milioni di dollari e quasi 1.500 dipendenti.
Mentre i presidenti democratici John F. Kennedy e Lyndon B. Johnson negli anni '60 contribuirono alla valorizzazione della figura dell'intellettuale come innovatore e ispiratore delle politiche pubbliche, durante i ventotto anni di presidenti repubblicani tra il 1968 e il 2008, i TT sono diventati custodi e propagatori di una visione conservatrice del mondo. Infatti dagli anni '70 nei centri di ricerca come la Heritage Foundation, <www.heritage.org>, o l'American Enterprise Institute, <www.aei.org>, specifiche idee sull'interpretazione della Costituzione americana, sul ruolo del potere esecutivo, sugli indirizzi delle politiche pubbliche, sulle regole di condotta morale dei singoli e sull'orizzonte religioso divennero proposte politiche e programmi di governo. Oggi il modo di fare dei TT è ancora lo stesso di quegli anni; tuttavia la presenza di Barack Obama alla Casa Bianca rappresenta una sfida anche per il mondo dei TT, che dovranno dimostrare di saper confezionare un'alternativa credibile ai valori dei conservatori.

Dentro a un think tank americano
Caratteristica tipica del TT è di essere una sorta di cerniera tra il mondo degli specialisti di varie discipline e la politica. Mentre il lobbista (cfr TINTORI C., «Lobby», in Aggiornamenti Sociali, 4 [2009] 303-306) si occupa di ottenere una modifica legislativa per favorire gli interessi di una parte, l'attività dei TT è quella di creare un clima culturale propizio alla suddetta modifica: essi sostengono idee e proposte generali di riforma, attorno alle quali lavorano per creare il consenso nell'opinione pubblica, tra gli esperti e nell'ambiente di governo.
In quanto strumenti di diffusione delle idee, i TT sono luoghi di confronto e di costruzione di relazioni. In una giornata tipo si possono svolgere fino a un massimo di tre seminari, tenuti da esperti interni o da relatori esterni (professori universitari, diplomatici, personalità politiche straniere, ecc.) su argomenti inerenti gli interessi del TT. Tra gli uditori: membri di altri TT, imprenditori, giornalisti, e molto spesso i finanziatori del TT promotore del seminario. Inoltre si svolge un'intensa attività di ricerca che si articola in conferenze e dibattiti, corsi e audizioni parlamentari e pubblicazioni, e contempla una presenza sugli organi di informazione nazionale. I TT forniscono un sapere pratico, immediatamente spendibile dai politici nell'azione amministrativa, anche attraverso esperti che lavorano presso i dipartimenti governativi o a stretto contatto con lo stesso Presidente.
I TT che hanno idee, meglio poche e precise, risorse e capacità, un adeguato capitale di relazioni e la giusta reattività al momento opportuno, possono ambire a guidare il dibattito pubblico, almeno per quanto concerne la propria sfera di interessi. Tuttavia non è facile valutare l'impatto di un TT. Infatti, sebbene siano quantificabili molti indicatori di successo, ad esempio sommando le presenze televisive, le pubblicazioni, il numero di conferenze svolte, le audizioni presso le commissioni del Congresso o i ruoli ricoperti nelle pubbliche amministrazioni, non è possibile stabilire se e come un'idea abbia effettivamente cambiato il corso degli eventi. Per comprendere quanto le idee di un TT abbiano modificato in profondità la cultura politica americana - così come quella di altri Paesi -, occorre assumere una prospettiva di lungo periodo e la valutazione è, nell'immediato, sostanzialmente incerta. Lo stesso staff dei TT è cosciente che occorre cogliere ogni opportunità che il «mercato» politico offre per «vendere» la propria merce-idea, creando un clima culturale favorevole ad accoglierla.
In tale articolato scenario, strategica è la disponibilità di risorse finanziarie. Negli Stati Uniti i TT sono finanziati per lo più da donazioni, anche perché il sistema fiscale agevola significativamente tali trasferimenti, e inoltre hanno il divieto legislativo di appoggiare pubblicamente un partito o un candidato durante la campagna elettorale o di utilizzarne i fondi per attività di lobbying. Tale ostacolo è spesso aggirato dai TT, che diventano promotori di una specifica riforma (ad esempio quella sanitaria), ma non dei candidati che la sostengono. L'indipendenza da finanziamenti pubblici, la debole strutturazione dei partiti e un presidenzialismo molto forte rendono il sistema politico statunitense particolarmente fertile allo sviluppo dei TT, a differenza di quanto avviene in Europa e in Italia.

Think tank nel Vecchio continente
In Europa non è riproducibile il legame tra istituzioni politiche e centri di ricerca tipico degli Stati Uniti, per cui la stessa definizione anglosassone di TT non è facilmente applicabile. In particolare nella storia dell'Europa continentale non si è mai avvertita l'esigenza di creare istituzioni culturali e centri di ricerca al di fuori delle università, dell'amministrazione pubblica o dei partiti. Il contesto politico-istituzionale dell'Unione Europea invece è tale da favorire l'affermarsi dei TT, per cui a Bruxelles, dove le famiglie politiche sono deboli e gli interessi nazionali e organizzati molto forti, i centri di ricerca sul modello statunitense trovano facilmente un loro ruolo. Viste le origini e la natura dell'Unione, i TT si occupano prevalentemente di economia, come fa il più antico, il Centre for European Policy Studies, <www.ceps.be>, sorto nel 1983, che vanta un budget annuo di 6 milioni di euro (dato del 2007); un altro è lo European Policy Centre, <www.epc.eu>, che dispone di 3 milioni di euro di bilancio e cerca di intervenire nell'agenda istituzionale comunitaria in materia di integrazione europea, cittadinanza ed economia politica e promovendo il ruolo dell'Europa nel mondo.
Il panorama dei TT italiani è molto frammentato (al 2008 se ne contano 87): dai centri studi legati ai partiti tradizionali (ad es. Fondazione Gramsci, Istituto Luigi Sturzo) o alle associazioni di categoria (ad es. Centro Studi Confindustria, Istituto di ricerche economiche e sociali della CGIL), alle fondazioni bancarie (ad es. Fondazione Cariplo). Ma è dalla fine degli anni '90 del secolo scorso, in seguito al venir meno dei tradizionali modelli di partito, che si assiste al proliferare di TT anche in Italia. Infatti sono pochi i centri di ricerca ancora oggi attivi e nati prima di quel periodo. Possiamo ricordare il CENSIS (Centro studi investimenti sociali), <www.censis.it>, che dal 1964 con il suo Rapporto annuale si avvicina al modello americano di TT; l'associazione di cultura e politica il Mulino, <www.mulino.it>, che ha creato una casa editrice e una rivista, omonime, vicine al mezzo secolo di vita; l'Istituto Affari Internazionali, <www.iai.it>, voluto dall'europeista Altiero Spinelli nel 1965; la Fondazione Giovanni Agnelli, <www.fga.it>, creata nel 1966 dalla FIAT e dall'IFI (Istituto finanziario industriale); Prometeia, <www.prometeia.it>, sorta nel 1974 per volere dell'economista e politico Beniamino Andreatta. Dal 1992 a oggi sono nati 12 TT, estremamente individualizzati, cioè legati a leader politici e imprenditoriali, come Massimo D'Alema (Fondazione Italianieuropei, 1998, <www.italianieuropei.it>), Gianfranco Fini (Fare Futuro, 2007, <www.farefuturofondazione.it>), Luca Cordero di Montezemolo (Italiafutura, 2009, <www.italiafutura.it>).
Il più delle volte però non si tratta di veri e propri centri di ricerca, quanto piuttosto di piattaforme di riflessione e proposte, o collettori di idee politiche sorte altrove, che trovano in un TT l'anello di congiunzione con il sistema istituzionale, oppure semplicemente strumenti di dibattito culturale. Tra questi è possibile annoverare anche l'editore di Aggiornamenti Sociali, la Fondazione Culturale San Fedele, <www.sanfedele.net>. Nata 60 anni fa a Milano come Centro studi sociali, ha tra i suoi obiettivi quello di creare un clima culturale favorevole alla promozione della giustizia attraverso riviste periodiche e pubblicazioni monografiche, seminari e conferenze, oltre alla diffusione di vari linguaggi artistici (cinema, musica, fotografia, ecc.). Un esempio originale di TT è il sito <www.lavoce.info>, una risorsa esclusivamente on line che offre strumenti di informazione specialistica e di dibattito curati da membri della redazione ed esperti esterni.
La scarsa propensione a investire nella ricerca da parte di attori privati e un sistema partitico ancora in profonda evoluzione non agevolano l'affermarsi in Italia di TT all'americana, tuttavia è da ritenersi positivo che continuino a sorgere spazi di dibattito e confronto culturale.

Per saperne di più
DILETTI M., I think tank. Le fabbriche delle idee in America e in Europa, il Mulino, Bologna 2009.
MCGANN J. G., The Global «Go-To Think Tanks». The Leading Public Policy Research Organizations in the World, 2009, in <www.fpre.org>.
MCGANN J. G., Think tanks and Policy Advice in the United States: Academics, Advisors and Advocates, Routledge, New York 2007.
RICH A., Think Tank, Public Policy and the Politics of Expertise, Cambridge University Press, Cambridge (UK) 2004.
SMITH J. A., The Idea Brokers. Think Tanks and the Rise of the New Policy Elite, The Free Press, New York 1991.