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Con il termine stalking, di origine anglosassone e derivato dal linguaggio venatorio («fare la posta»), si indica un insieme
di comportamenti intrusivi e reiterati di sorveglianza, controllo, ricerca di contatto e comunicazione nei confronti sia di donne sia di uomini, infastiditi e/o preoccupati da tali
attenzioni non gradite. Considerata l'eterogeneità delle condotte che connotano lo stalking, elaborarne una definizione omnicomprensiva è assai difficoltoso. Nel
nostro Paese, l'impossibilità di tradurre in maniera efficace e univoca il termine inglese ha portato a una serie di definizioni alternative quali «molestie insistenti»,
«molestie assillanti» e, più di recente, la dizione «atti persecutori», introdotta dalla L. 23 aprile 2009, n. 38, Conversione in legge, con modificazioni,
del decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori. Sul
piano concettuale lo stalking rinvia a una sindrome comportamentale (la cosiddetta «sindrome delle molestie assillanti»), connessa a una patologia della relazione
e della comunicazione interpersonale. Si tratta di un fenomeno dai confini incerti, che sfuma da comportamenti socialmente accettati (corteggiamento, tentativo di ristabilire
relazioni concluse, ricerca di amicizia, ecc.) a comportamenti che, per persistenza e intrusività, possono tradursi in condotte antisociali talvolta anche gravi. L'analisi
del problema, dunque, non può prescindere dalla consapevolezza della complessa caratterizzazione dei comportamenti di stalking. Il termine si è diffuso grazie
all'uso fatto dai media del concetto di star-stalking, che identifica atti persecutori perpetrati da fan squilibrati ai danni di personaggi famosi. La prima
legislazione antistalking, emanata in California nel 1990, è nata proprio come reazione all'omicidio di una nota attrice, Rebecca Schaefer, da parte di un fan che
l'aveva precedentemente molestata, ed entro il 1994 tutti gli altri Stati americani si sono dotati di una normativa in merito. In quel periodo furono riportati all'attenzione
delle cronache per lo più casi di stalking riguardanti personaggi famosi, e una ricerca condotta tra il 1995 e il 1996 negli Stati Uniti dal National Violence Against
Women Prevention Research Center (Centro nazionale di prevenzione e ricerca sulla violenza contro le donne) confermò l'esistenza di un elevato numero di episodi di stalking
anche nella popolazione. Così, nel corso degli ultimi vent'anni, il reiterarsi di comportamenti di tale genere nei confronti anche delle persone comuni, ha fatto prendere
coscienza che lo stalking, ben lungi dall'essere circoscritto a un'élite di persone, è diventato un fenomeno sociale, oggetto di studi di carattere scientifico,
che hanno portato anche alla necessaria formulazione di una sua definizione giuridica.
Vittime e colpevoli La dinamica delle condotte costitutive di una campagna di stalking si presenta multiforme e complessa. Ciò risulta particolarmente
evidente specie se si considera che lo stalking può essere integrato da un insieme di azioni importune e intrinsecamente illecite, ma anche da condotte di per sé
neutre, se non addirittura gradevoli in contesti appropriati, che però diventano «moleste» per la mancata accettazione da parte del destinatario. In letteratura,
tuttavia, è stata elaborata una classificazione del comportamento in oggetto, che è stata suddivisa in tre categorie, nella realtà frequentemente articolate
tra loro: comunicazioni indesiderate (telefonate, lettere, e-mail, fax, SMS, ecc.), contatti indesiderati (pedinamenti, appostamenti, approcci diretti, ecc.), comportamenti associati
(ordini o cancellazioni di beni e servizi a nome della vittima, regali non graditi, minacce, violenze, ecc.). Va poi segnalata la modalità persecutoria del cyber-stalking,
in aumento in questi ultimi anni parallelamente allo sviluppo crescente di Internet e delle possibilità di interazione tra gli utenti, per cui le vittime possono essere facilmente
e velocemente contattate dai loro persecutori attraverso messaggi di posta elettronica, pagine web e chat indesiderate. Anche i molestatori (stalker) sono
stati classificati in diverse tipologie, sulla base delle motivazioni sottostanti le condotte moleste, del tipo di relazione precedente con la vittima, della presenza di disturbi
psichiatrici ed eventualmente del tipo di violenza. Le tipologie individuate sono quelle del rifiutato (ex partner), del rancoroso (cliente insoddisfatto di un fornitore
di servizi), del molestatore in cerca di intimità (soggetto con un elevato grado di isolamento sociale e scarse competenze relazionali), del corteggiatore inadeguato (incompetenza
circa le regole sociali del corteggiamento) e del predatore (il più pericoloso, per i maggiori rischi di natura sessuale e/o di assassinio per la vittima). Per quanto
riguarda le possibili vittime, si tratta prevalentemente di soggetti di sesso femminile, di età compresa tra i 19 e i 39 anni. Tra le classificazioni proposte per i perseguitati
si segnalano due categorie: le vittime primarie e quelle secondarie (cioè legate in qualche modo alla vittima primaria come parenti, amici, colleghi, ecc.), e in relazione
a tre diversi aspetti, ossia il tipo di molestatore, il contesto ambientale e la relazione intercorrente tra lo stalker e la vittima. Il fenomeno, anche quando le molestie
non sono accompagnate da minacce o da violenza, può comportare severe conseguenze per la vittima, di varia natura e certamente meritevoli di molta attenzione: da rilevanti
cambiamenti dello stile di vita a pesanti ripercussioni sul piano psicologico. In generale infatti, come emerge dagli studi sul fenomeno, la percentuale di vittime di stalking
che subiscono violenza fisica di qualunque genere è circa del 20%, ma la pressione psicologica che uno stalker riesce a imporre alla sua vittima è tale da poterla
ridurre a vivere rinchiusa dal terrore, con pesanti conseguenze sociali e psicologiche: dalla perdita del lavoro, causata dalla paura di uscire di casa, all'aumento degli stati
di ansia e aggressività, fino ad arrivare all'insorgere di gravi stati di sofferenza psicologica, quali la sindrome da stress postraumatica.
I numeri Secondo la maggior parte delle recenti ricerche riguardanti la popolazione adulta effettuate nei Paesi di lingua anglosassone (Stati Uniti, Australia, Regno
Unito), il fenomeno è abbastanza diffuso e colpisce prevalentemente le donne (dall'1 al 4% della popolazione femminile adulta lo ha subito negli ultimi 12 mesi, dall'8 al
17% nell'arco della vita) e in misura minore gli uomini (dallo 0,4 al 2% della popolazione maschile negli ultimi 12 mesi, dal 2 al 7% nell'arco della vita). Per quanto riguarda
invece la diffusione del fenomeno in Europa continentale, i dati relativi agli ultimi cinque anni non riescono a fornire un panorama esaustivo della situazione in tutto il continente,
in quanto riguardano solo Svezia, Germania, Belgio e Paesi Bassi. Anche in questi Stati, tuttavia, i numeri confermano che le vittime di stalking sono circa il 10% della
popolazione, e che la maggior parte sono donne. Interessante è rilevare che gli uomini più esposti al rischio di molestie assillanti sono professionisti occupati nel
settore sanitario, legale o scolastico. In Italia gli unici dati ufficiali attualmente disponibili emergono dall'Indagine multiscopo sulla sicurezza delle donne condotta
dall'ISTAT nel 2007, che ha misurato la violenza (fisica, sessuale e psicologica) e i maltrattamenti contro le donne, dentro e fuori la famiglia. Il campione dell'indagine, costituito
da 25mila donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni, è stato intervistato telefonicamente tra il gennaio e l'ottobre 2006. Le violenze rilevate nell'ambito di comportamenti
di stalking si riferivano a episodi messi in atto da ex partner al momento della separazione; in particolare il 48,8% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale
a opera di un ex partner risultava aver subito anche comportamenti persecutori.
La legge antistalking in Italia Questa succinta descrizione dello stalking, dei suoi autori e delle loro vittime mette in luce solo gli aspetti più generali
di un fenomeno sociale che oggi si qualifica come un settore di studio e di intervento interdisciplinare che necessita di competenze proprie dell'area più strettamente clinica
e di quella sociologica e giuridica. Proprio da tali ambiti di studio sono scaturiti diversi spunti di approfondimento, che danno luogo a nuove prospettive di ricerca, nelle quali
si riflette la complessità del tema. Così, l'attività di studio degli ultimi anni ha contribuito ad attestare il progressivo aumento dell'interesse scientifico
per il tema delle «molestie assillanti» e, in particolare per l'Italia, il momento storico attuale rappresenta una fase per così dire «cruciale»,
che ha condotto a un mutamento a livello normativo da tempo auspicato. L'attenzione per il fenomeno nel nostro Paese è stata dimostrata non solo dalla pubblicazione dell'indagine
ISTAT del 2007 che, per la prima volta, fornisce alcuni dati ufficiali sullo stalking, ma soprattutto dalla recente attività istituzionale, che ha portato alla previsione
di una fattispecie ad hoc all'interno della L. n. 38/2009. In questo modo anche il nostro Paese si è finalmente dotato di un'apposita legge antistalking introducendo
l'art. 612 bis c.p. dal titolo «Atti persecutori». La norma, che allinea la disciplina italiana a quella di altri Paesi europei, prevede la reclusione da sei
mesi a quattro anni per «chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, molesta o minaccia taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero
da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso
ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita». La pena è aumentata se le persecuzioni avvengono a danno di minori, persone diversamente abili, donne in gravidanza;
oppure se il fatto è commesso dal coniuge separato, divorziato, o da persona legata da relazione affettiva con la vittima. Pur nella consapevolezza che il carcere non
basta e non sempre serve a recuperare la persona violenta alla società, occorre riconoscere l'indubbia rilevanza sociale di tale provvedimento. Oltre a ciò è
necessario sottolineare l'importanza della prevenzione e degli interventi concreti in termini di valutazione e gestione del rischio, nonché di adeguate misure di sostegno
psicologico ed economico, quali strumenti fondamentali per garantire l'efficacia della norma stessa e il contrasto a qualunque forma di stalking.
Per saperne di più CURCI P. - GALEAZZI G. M. - SECCHI C., La sindrome delle molestie assillanti (Stalking), Bollati Boringhieri, Torino
2003. FORUM - ASSOCIAZIONE DONNE GIURISTE, Stalking e violenza alle donne. Le risposte dell'ordinamento, gli ordini di protezione, FrancoAngeli, Milano 2009. MODENA
GROUP ON STALKING, Percorsi di aiuto per vittime di stalking, FrancoAngeli, Milano 2007. <http://stalking.medlegmo.unimo.it> <www.forumdonnegiuriste.it> <www.stalking.it>
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