| |
Il lavoro in carcere, il lavoro oltre il carcere. A partire dalla riforma penitenziaria del 1975 (L. 26 luglio 1975, n. 354, Norme sull'ordinamento
penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà) e con i successivi interventi legislativi culminati nel 2000 con la c.d. «legge
Smuraglia» (L. 22 giugno 2000, n. 193, Norme per favorire l'attività lavorativa dei detenuti) che hanno introdotto agevolazioni per le imprese e le cooperative
sociali operanti con detenuti ed ex detenuti, il lavoro e la formazione professionale sono diventati elementi cardine dell'esecuzione della pena. Imparare un mestiere e svolgere
un'attività, acquisendo un metodo e delle regole condivise, stringendo rapporti e avviando relazioni amicali, aiuta il reinserimento sociale e abbatte drasticamente la recidiva.
Ma non basta, il contatto del detenuto (o ex detenuto) lavoratore con il mondo esterno innesca dinamiche virtuose anche in chi sta «fuori», erodendo pregiudizi e stereotipi,
aprendo orizzonti culturali nuovi: si incrociano esperienze, si confrontano idee, si promuovono iniziative economiche, si lanciano sfide ai modelli imperanti di sviluppo e se ne
propongono di alternativi. Le numerose e svariate realtà imprenditoriali di tipo cooperativistico che negli ultimi anni sono fiorite dentro e a ridosso delle carceri italiane
- con vere eccellenze in campo alimentare, tessile e della produzione culturale -, costituiscono la prova tangibile della ricchezza «sprigionata» (è proprio il
caso di dirlo) da tale contaminazione. Nelle pagine che seguono cercheremo dunque di dare conto di questa misconosciuta «galassia», selezionando dalla rete alcuni
esempi di particolare interesse (tenendo fuori il pur ricchissimo mondo della comunicazione carceraria, per il quale rinviamo a IULA E., «Voci dal carcere», in Aggiornamenti
Sociali, 6 [2008] 474-476), e tentando di fornire una mappa minimamente rappresentativa dell'intera Penisola, dal Piemonte fino alla Puglia.
www.pausacafe.org Nelle celle delle carceri «Lorusso e Cutugno» (le Vallette) di Torino e «Rodolfo
Morandi» di Saluzzo l'odore di chiuso è mitigato dall'aroma di caffè, cacao e birra che si diffonde dai laboratori in cui lavorano i detenuti. I macchinari per
la torrefazione, la tostatura, la filtratura e il confezionamento sono stati impiantati fra le mura dei due istituti di pena da Pausa Cafè, una cooperativa sociale piemontese
impegnata a favorire (come cita testualmente il sito) «processi di sviluppo sociale ed economico equo, sostenibile e partecipativo, con speciale attenzione all'inclusione
dei soggetti svantaggiati, nel Nord e nel Sud del mondo». Ulteriori ragguagli sull'attività svolta dalla cooperativa in America Latina a sostegno delle popolazioni
indigene sono reperibili direttamente nella home page, che informa anche circa le problematiche legate alla produzione mondiale di caffè e cacao e sulle caratteristiche
dell'impegno, avviato da ormai un lustro, con le Case circondariali di Torino e Saluzzo. Un impegno che va oltre il periodo della detenzione, attraverso l'offerta agli ex detenuti
di possibilità occupazionali presso la stessa cooperativa in qualità di soci lavoratori. La sezione «Attività esterne» illustra i termini di quest'offerta,
che si concretizza nell'impiego nei servizi di catering (con una ristorazione eticamente orientata e mirata su produzioni biologiche, stagionali e territoriali) e presso
la caffetteria-tavola fredda antistante le Vallette, che Pausa Cafè ha preso in gestione. Dal sito è infine possibile accedere a un database che indirizza ai
punti vendita dei prodotti realizzati dai detenuti e ai locali in cui è possibile degustarli.
www.coopgiotto.org «Chi», «cosa», «come», «con chi», «quanto».
La cooperativa sociale Giotto ha scelto una modalità d'approccio immediata ed efficace per presentarsi ai navigatori del web, mutuando, rivedute e corrette, le celebri
«cinque w» con cui ogni buon giornalista dovrebbe iniziare un articolo (who, what, when, where e why; in italiano: chi, cosa, dove,
quando e perché). La società, nata a Padova negli anni '80 («chi»), opera nell'ambito dell'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, in particolare
disabili e detenuti che insieme rappresentano il 30% dei circa 180 dipendenti. Le sue attività («cosa») spaziano dal verde ai parcheggi, dalle pulizie civili
e industriali al settore dei rifiuti, dalla cura dei servizi museali alla produzione di prodotti artigianali e alla ristorazione. I partner («con chi») sono imprese,
privati, università ma soprattutto amministrazioni pubbliche (Comuni, Province, aziende municipalizzate e ospedaliere, consorzi). Giotto collabora da molti anni con la Casa
di reclusione «Due Palazzi» di Padova, con cui ha avviato di recente due progetti innovativi, illustrati nelle sezioni «call center in carcere» e
«manichini in carcere». Quello del call center, partito nel 2004, è uno dei primi progetti realizzati in Italia per i servizi di inbound (i detenuti
gestiscono il Centro unico di prenotazione dell'Azienda ospedaliera locale) e di outbound (sondaggi, campagne informative, telepromozioni e televendite). La produzione di
manichini in cartapesta, destinati al mercato della moda, è stata invece avviata nel 2001 in un capannone all'interno del carcere e ha coinvolto sin qui 25 detenuti. Altre
decine di detenuti sono stati introdotti alla professione di giardinieri e operatori cimiteriali grazie ad appositi corsi («come») effettuati dalla cooperativa Giotto
all'interno del penitenziario padovano.
www.o-c.it Borsette per la spesa (shopper bags) realizzate con stoffe completamente riciclate e con il logo «made
in carcere» bene in vista. Non nasconde di certo l'origine dei suoi prodotti - che hanno già fatto il giro del mondo - Officina Creativa, cooperativa sociale di
Lecce impegnata nel reinserimento di persone disagiate, fra cui le detenute della Casa circondariale salentina del Borgo San Nicola che compongono le maestranze di una piccola sartoria
realizzata dietro le sbarre. Il progetto, che cerca di mettere insieme il recupero delle detenute con quello dei materiali (secondo un modello di sviluppo sostenibile basato su
nuove forme di coesione sociale), è ben illustrato nel sito della cooperativa, nella cui home page scorre continuamente una linea che si imbroglia e si dipana, proprio
come fanno la vita e una matassa di filo. Oltre a presentare se stessa e le proprie attività in ambito sociale, culturale e ambientale con sezioni tematiche («Inclusione
sociale», «Creazione nuovi mestieri», «Reinserimento persone disagiate»), corredate da una galleria di immagini («Photo gallery»), il sito
di Officina Creativa ha anche una sezione commerciale, in cui illustra i propri prodotti con tanto di listino prezzi e caratteristiche merceologiche, offrendo la possibilità
di effettuare acquisti direttamente on line. Una rassegna stampa e una sezione di news completano l'offerta.
www.lazzaria.it Hanno nomi come «Fuggiasco», «Quarto di luna» e «Sette mandate», che
rimandano con non poca ironia all'esperienza del carcere. Sono i vini prodotti nell'istituto penitenziario di Velletri (Roma), dove funziona da qualche anno una cantina in cui operano
diversi detenuti ed ex detenuti. L'iniziativa, nata dall'incontro dietro le sbarre di un enologo allora «ospite» della struttura (Marcello Bizzoni) e di un agronomo
del Ministero della Giustizia (Rodolfo Craia), si è formalizzata nel 2003 grazie alla Piccola società cooperativa Lazzaria, che ha fornito il canale per la distribuzione
e la vendita delle bottiglie prodotte nel penitenziario e che oggi è impegnata anche in corsi di formazione ad hoc per cantinieri e viticoltori. Oltre a tracciare
la propria storia, nella sezione «Produzione» il sito offre una panoramica delle etichette disponibili, con le loro caratteristiche enologiche e i migliori abbinamenti
in tavola. Manca però qualsiasi riferimento ai prezzi e ai punti vendita in cui è possibile acquistare il vino. Scarna la sezione «Regione», dedicata al
territorio di Velletri, del quale vengono fornite solo informazioni succinte e sommarie. È possibile iscriversi a una newsletter.
www.cooperativaestia.it Da una cella al palco: per costruirlo con assi e chiodi, per imparare a calcarlo come
attori o per guidarli - gli attori - sulla scena, regolando impianti audio, video e luci, insostituibili supporti di qualsiasi rappresentazione teatrale. Fondata nel 2003, Estia
è una cooperativa sociale nata dall'incontro di persone impegnate in attività culturali e formative nelle carceri milanesi. Il sito illustra, nella sezione «prodotti
e attività», le diverse tipologie di laboratori avviate nella II Casa di reclusione di Bollate (scenotecnica, audio-luci live e teatro) e nel carcere di San
Vittore (audio-video e informatica). Il capannone in uso per le attività di scenotecnica a Bollate, dove funziona l'unico esempio europeo di spazio polivalente teatrale aperto
al pubblico («Teatrodentro»), è stato completamente attrezzato fino a diventare una falegnameria a disposizione dei detenuti. Fra le numerose attività
presenti nel carcere milanese di San Vittore (la più nota è quella del giornale dell'istituto, il due) segnaliamo l'esperienza di Ecolab (<www.ecolabgattigaleotti.org>),
laboratorio di sartoria e pelletteria di alta qualità realizzato dall'omonima cooperativa sociale con un gruppo di detenuti e in accordo con alcune griffe della moda.
|