Lessico oggi - febbraio 2006

Car pooling e car sharing

Chiara Tintori
Dottore di ricerca in Scienza Politica

 

Il sistema di mobilità stradale attualmente diffuso nei principali contesti urbani occidentali è caratterizzato da un eccessivo utilizzo del mezzo privato, a scapito di quello pubblico. Si stanno tuttavia sviluppando altre forme alternative di impiego dell'auto, tra cui il car pooling e il car sharing. Queste due pratiche hanno un comune obiettivo: ridurre l'utilizzo individuale dell'automobile.
Che l'attuale concezione di mobilità minacci la qualità della vita di coloro che circolano nelle aree urbane è un dato di fatto: in Italia si contano circa 35 milioni di automobili (dato ISTAT del 2004), vale a dire più di 600 auto ogni 1.000 abitanti. Si tratta di una densità automobilistica che non ha uguali nel mondo e che compromette seriamente la libertà di movimento dei cittadini e la sostenibilità del modello autodipendente. Infatti, più che fornire mobilità, questo elevato rapporto tra numero di autoveicoli e abitanti produce traffico, cioè congestione, e con essi sostanziosi costi economici e svantaggi, danni alla salute e all'ambiente (la Società Geografica Italiana ha calcolato che complessivamente i costi diretti e indiretti del traffico ammonterebbero a un quinto del PIL nazionale).
Affinché l'«autoimmobile» dei nostri giorni torni a svolgere la sua funzione originaria, sono state sperimentate due proposte di utilizzo non individuale dell'autovettura: il car pooling e il car sharing, che a pieno titolo si inseriscono tra gli strumenti per la mobilità sostenibile (oltre al trasporto collettivo, all'uso della bicicletta, allo spostamento a piedi, ecc.).
Il quadro legislativo italiano ha previsto la riduzione dell'uso individuale dell'automobile già con il D. M. 27 marzo 1998, Mobilità sostenibile nelle aree urbane, del Ministero dell'Ambiente (meglio noto per aver introdotto la figura del mobility manager, il responsabile della mobilità aziendale), dove si individua tra le attività da promuovere per agevolare la mobilità sostenibile l'uso collettivo ottimale delle autovetture. Successivamente tra i 24 testi legislativi nazionali che hanno affrontato la questione della mobilità sostenibile, si segnala la Legge 24 novembre 2000, n. 340, che ha istituito i Piani Urbani per la Mobilità (PUM) con compiti di progettazione di sistemi per la mobilità urbana al fine di ridurre l'uso individuale dell'automobile, e il Decreto 20 dicembre 2000, Incentivazione dei programmi proposti dai mobility managers aziendali, del Servizio Inquinamento Atmosferico e Rischi Industriali del Ministero dell'Ambiente, che promuove il car sharing.

Car pooling
Le strade urbane sono popolate quotidianamente da automobilisti che percorrono, spesso senza saperlo, lo stesso tragitto per andare al lavoro (in Italia nel 2004 quasi il 70% degli spostamenti quotidiani per recarsi al lavoro è avvenuto con l'auto) o per accompagnare i figli a scuola, con gravi ripercussioni sul traffico e sull'inquinamento atmosferico e acustico. In questo contesto si inserisce la proposta del car pooling, dove più persone condividono la medesima automobile, di proprietà, per compiere lo stesso tragitto. Si tratta di una forma alternativa di mobilità, principalmente urbana, volta a ridurre il numero di veicoli circolanti e quindi le conseguenze negative connesse. L'utilizzo in comune dell'auto può avvenire spontaneamente, quando persone che lavorano in uno stesso luogo e abitano in zone vicine si accordano tra di loro, oppure con la mediazione dell'azienda, che non solo incentiva tale modalità di trasporto, ma la organizza mediante una centrale operativa dotata di software specifico che gestisce la banca dati e organizza gli equipaggi anche attraverso bacheche virtuali (i cosiddetti newsgroup). Mentre nel primo caso si ottengono risultati modesti e sporadici al fine della riduzione delle percorrenze complessive, l'incentivo e la gestione del car pooling da parte della ditta di lavoro producono vantaggi su vasta scala. Anzitutto per l'azienda, o l'ente, oltre al rafforzamento della propria immagine sensibile ai problemi ambientali e a quello della mobilità sostenibile, si hanno la riduzione dei piazzali di sosta dedicati ai parcheggi per i dipendenti e la possibilità di un loro riutilizzo per altre funzioni aziendali, un aumento della produttività poiché diminuisce lo stress dei dipendenti, la promozione di una filosofia aziendale basata sulla cooperazione; poi per il singolo utente (car pooler) si hanno minori costi di trasporto e la diminuzione del rischio di incidenti stradali, meno stress psicofisico da traffico, il fatto di contribuire al miglioramento della qualità dell'aria, la socializzazione tra colleghi, la possibilità di usufruire di agevolazioni e premi economici da parte della ditta; infine, per la collettività l'utilizzo del car pooling contribuisce all'evoluzione complessiva della qualità della mobilità: riduce la congestione stradale, i tempi di trasporto, il numero di incidenti e l'inquinamento.
Di recente è stato sperimentato negli Stati Uniti e in alcuni Paesi dell'Europa settentrionale il van pooling, che letteralmente significa uso collettivo di un veicolo di grande capienza (van, furgone); la differenza rispetto al car pooling è data dalla dimensione del mezzo, che deve avere almeno sette posti. Proprio la maggiore capienza del veicolo permette una migliore efficienza del servizio, adatto a un'organizzazione aziendale, per quei percorsi malamente serviti da trasporti collettivi per lo scarso numero di utenti.

Car sharing
Il car sharing è un servizio di condivisione dell'automobile nato in Svizzera alla fine degli anni '80 e attualmente attivo in Norvegia, Danimarca, Germania e Italia, oltre che nel Nord America, per un totale di più di seicento città nel mondo: si usa l'auto solo quando serve e si paga solo quando la si usa. L'idea alla base di questa forma alternativa di mobilità più economica, razionale ed ecosostenibile è di svincolare l'utilizzo dell'automobile dal suo possesso. Le modalità di accesso al servizio sono molto semplici: ci si associa a un circuito che eroga il servizio gestendo una flotta di veicoli di diversa tipologia, si prenota telefonicamente e poi si preleva in qualsiasi momento del giorno e della notte il veicolo richiesto dall'area di parcheggio più vicina. Il costo complessivo per il fruitore risulta composto di un valore fisso e di un costo variabile legato all'utilizzo del servizio. Il prezzo fisso include: una tantum di ingresso che l'aderente paga a titolo associativo, un'eventuale cauzione rimborsabile e una quota di abbonamento da versare annualmente o mensilmente per aderire all'associazione. Il costo variabile, legato alla classe e all'utilizzo del veicolo, alla fascia oraria di impiego e ad eventuali servizi supplementari, include una quota chilometrica e una oraria.
Il servizio di car sharing rappresenta una valida alternativa all'automobile di proprietà per diversi motivi: la disponibilità 24 ore su 24, l'opportunità di scelta tra il parco veicolare (dall'utilitaria alla familiare) e i costi inferiori rispetto al mantenimento di un'autovettura di proprietà. Tuttavia, il car sharing si rivolge a quelle persone che utilizzano l'automobile occasionalmente (utenti tipo sono quelli che percorrono meno di 10-15mila km l'anno, o che scelgono di rinunciare a una seconda autovettura di proprietà) e, trattandosi di un servizio complementare, deve inserirsi in una rete più ampia di buona offerta di trasporto collettivo sul territorio.
Per quanto riguarda i benefici collettivi, il servizio di condivisione dell'automobile consente una riduzione del traffico nei centri urbani, e, nello specifico, del numero delle auto in sosta (si calcola che in Italia per ogni auto in car sharing ci sia una riduzione di 5-10 automobili sulla strada).
Attualmente in Italia il servizio di car sharing è disponibile in undici città (Bologna, Bolzano, Firenze, Genova, Milano, Modena, Palermo, Rimini, Roma, Torino e Venezia), con più di 5mila utenti complessivi, 219 autovetture, 129 parcheggi e più di quattro milioni di km percorsi complessivamente dalle prime attivazioni nel gennaio 2003 al settembre 2005 (si è superata la soglia dei 300mila km percorsi mensilmente nelle città). In Italia le auto di car sharing hanno alcuni vantaggi, tra cui l'accesso alle zone a traffico limitato, la possibilità di circolare durante i blocchi del traffico, l'utilizzo delle corsie preferenziali e la sosta gratuita nei parcheggi a pagamento.
Il 15 novembre 2005, un accordo di programma firmato tra il Ministero dell'Ambiente e l'Iniziativa dei Comuni per il car sharing (ICS) ha stabilito un contributo fino a 700 euro per chi sceglie di rottamare la propria auto e aderire a questo servizio di mobilità alternativa; complessivamente sono stati stanziati 10 milioni di euro, prevedendo inoltre nel servizio car sharing l'utilizzo di veicoli a trazione ibrida (ad esempio, elettrica e ad alimentazione convenzionale) per sperimentare su vasta scala questa tecnologia a basso inquinamento e anche per capirne il gradimento presso l'utenza.
Le prospettive di sviluppo futuro del car sharing non possono prescindere da una maggiore copertura geografica in quelle città in cui è già funzionante, poiché il servizio diventa realisticamente alternativo all'auto privata se per raggiungere il parcheggio non occorrono più di 5-10 minuti, oppure se lo stesso è in prossimità di snodi di servizi pubblici (capolinea, stazione, ecc.), e da una sua nuova attivazione in quelle realtà urbane limitrofe a vaste aree metropolitane, come ad esempio le province di grandi città (finora solo la Provincia di Bologna ha una copertura parziale). Tuttavia, la sfida più ardua che il car sharing dovrà affrontare, per garantirsi un futuro da protagonista sulla scena della mobilità urbana, sarà quello di convincere gli utenti che il benessere può essere svincolato dal possesso. Si tratta di un intervento culturale molto profondo, che comporta un cambiamento nello stile di vita quotidiano del cittadino: scegliere di acquistare un servizio e non un bene (l'automobile) significa scegliere responsabilmente, già oggi, un futuro sostenibile.

Per saperne di più
FONDAZIONE FILIPPO CARACCIOLO - ACI CENTRO STUDI (edd.), Infrastrutture e mobilità urbana. L'utenza al centro delle scelte, ACI, Milano 2002.
SENN L. - RAVASIO M. (edd.), Mobility Management. Strategie di gestione della mobilità urbana, EGEA, Milano 2003.
TINTORI C., «Le politiche temporali in Italia - Uno strumento per governare la mobilità urbana», in Aggiornamenti Sociali, 11 (2005) 713-724.
www.carsharing.net, Car Sharing Network.
www.eurocities.org, EUROCITIES.
www.icscarsharing.it, Iniziativa Car Sharing.