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Il sistema di mobilità stradale attualmente diffuso nei principali
contesti urbani occidentali è caratterizzato da un eccessivo utilizzo
del mezzo privato, a scapito di quello pubblico. Si stanno tuttavia sviluppando
altre forme alternative di impiego dell'auto, tra cui il car pooling
e il car sharing. Queste due pratiche hanno un comune obiettivo:
ridurre l'utilizzo individuale dell'automobile.
Che l'attuale concezione di mobilità minacci la qualità della
vita di coloro che circolano nelle aree urbane è un dato di fatto:
in Italia si contano circa 35 milioni di automobili (dato ISTAT del 2004),
vale a dire più di 600 auto ogni 1.000 abitanti. Si tratta di una
densità automobilistica che non ha uguali nel mondo e che compromette
seriamente la libertà di movimento dei cittadini e la sostenibilità
del modello autodipendente. Infatti, più che fornire mobilità,
questo elevato rapporto tra numero di autoveicoli e abitanti produce traffico,
cioè congestione, e con essi sostanziosi costi economici e svantaggi,
danni alla salute e all'ambiente (la Società Geografica Italiana
ha calcolato che complessivamente i costi diretti e indiretti del traffico
ammonterebbero a un quinto del PIL nazionale).
Affinché l'«autoimmobile» dei nostri giorni torni a svolgere
la sua funzione originaria, sono state sperimentate due proposte di utilizzo
non individuale dell'autovettura: il car pooling e il car sharing,
che a pieno titolo si inseriscono tra gli strumenti per la mobilità
sostenibile (oltre al trasporto collettivo, all'uso della bicicletta, allo
spostamento a piedi, ecc.).
Il quadro legislativo italiano ha previsto la riduzione dell'uso individuale
dell'automobile già con il D. M. 27 marzo 1998, Mobilità
sostenibile nelle aree urbane, del Ministero dell'Ambiente (meglio noto
per aver introdotto la figura del mobility manager, il responsabile
della mobilità aziendale), dove si individua tra le attività
da promuovere per agevolare la mobilità sostenibile l'uso collettivo
ottimale delle autovetture. Successivamente tra i 24 testi legislativi nazionali
che hanno affrontato la questione della mobilità sostenibile, si
segnala la Legge 24 novembre 2000, n. 340, che ha istituito i Piani
Urbani per la Mobilità (PUM) con compiti di progettazione di sistemi
per la mobilità urbana al fine di ridurre l'uso individuale dell'automobile,
e il Decreto 20 dicembre 2000, Incentivazione dei programmi proposti
dai mobility managers aziendali, del Servizio Inquinamento Atmosferico
e Rischi Industriali del Ministero dell'Ambiente, che promuove il car
sharing.
Car pooling
Le strade urbane sono popolate quotidianamente da automobilisti che percorrono,
spesso senza saperlo, lo stesso tragitto per andare al lavoro (in Italia
nel 2004 quasi il 70% degli spostamenti quotidiani per recarsi al lavoro
è avvenuto con l'auto) o per accompagnare i figli a scuola, con gravi
ripercussioni sul traffico e sull'inquinamento atmosferico e acustico. In
questo contesto si inserisce la proposta del car pooling, dove più
persone condividono la medesima automobile, di proprietà, per compiere
lo stesso tragitto. Si tratta di una forma alternativa di mobilità,
principalmente urbana, volta a ridurre il numero di veicoli circolanti e
quindi le conseguenze negative connesse. L'utilizzo in comune dell'auto
può avvenire spontaneamente, quando persone che lavorano in uno stesso
luogo e abitano in zone vicine si accordano tra di loro, oppure con la mediazione
dell'azienda, che non solo incentiva tale modalità di trasporto,
ma la organizza mediante una centrale operativa dotata di software
specifico che gestisce la banca dati e organizza gli equipaggi anche attraverso
bacheche virtuali (i cosiddetti newsgroup). Mentre nel primo caso
si ottengono risultati modesti e sporadici al fine della riduzione delle
percorrenze complessive, l'incentivo e la gestione del car pooling
da parte della ditta di lavoro producono vantaggi su vasta scala. Anzitutto
per l'azienda, o l'ente, oltre al rafforzamento della propria immagine sensibile
ai problemi ambientali e a quello della mobilità sostenibile, si
hanno la riduzione dei piazzali di sosta dedicati ai parcheggi per i dipendenti
e la possibilità di un loro riutilizzo per altre funzioni aziendali,
un aumento della produttività poiché diminuisce lo stress
dei dipendenti, la promozione di una filosofia aziendale basata sulla cooperazione;
poi per il singolo utente (car pooler) si hanno minori costi di trasporto
e la diminuzione del rischio di incidenti stradali, meno stress psicofisico
da traffico, il fatto di contribuire al miglioramento della qualità
dell'aria, la socializzazione tra colleghi, la possibilità di usufruire
di agevolazioni e premi economici da parte della ditta; infine, per la collettività
l'utilizzo del car pooling contribuisce all'evoluzione complessiva
della qualità della mobilità: riduce la congestione stradale,
i tempi di trasporto, il numero di incidenti e l'inquinamento.
Di recente è stato sperimentato negli Stati Uniti e in alcuni Paesi
dell'Europa settentrionale il van pooling, che letteralmente significa
uso collettivo di un veicolo di grande capienza (van, furgone); la
differenza rispetto al car pooling è data dalla dimensione
del mezzo, che deve avere almeno sette posti. Proprio la maggiore capienza
del veicolo permette una migliore efficienza del servizio, adatto a un'organizzazione
aziendale, per quei percorsi malamente serviti da trasporti collettivi per
lo scarso numero di utenti.
Car sharing
Il car sharing è un servizio di condivisione dell'automobile
nato in Svizzera alla fine degli anni '80 e attualmente attivo in Norvegia,
Danimarca, Germania e Italia, oltre che nel Nord America, per un totale
di più di seicento città nel mondo: si usa l'auto solo quando
serve e si paga solo quando la si usa. L'idea alla base di questa forma
alternativa di mobilità più economica, razionale ed ecosostenibile
è di svincolare l'utilizzo dell'automobile dal suo possesso. Le modalità
di accesso al servizio sono molto semplici: ci si associa a un circuito
che eroga il servizio gestendo una flotta di veicoli di diversa tipologia,
si prenota telefonicamente e poi si preleva in qualsiasi momento del giorno
e della notte il veicolo richiesto dall'area di parcheggio più vicina.
Il costo complessivo per il fruitore risulta composto di un valore fisso
e di un costo variabile legato all'utilizzo del servizio. Il prezzo fisso
include: una tantum di ingresso che l'aderente paga a titolo associativo,
un'eventuale cauzione rimborsabile e una quota di abbonamento da versare
annualmente o mensilmente per aderire all'associazione. Il costo variabile,
legato alla classe e all'utilizzo del veicolo, alla fascia oraria di impiego
e ad eventuali servizi supplementari, include una quota chilometrica e una
oraria.
Il servizio di car sharing rappresenta una valida alternativa all'automobile
di proprietà per diversi motivi: la disponibilità 24 ore su
24, l'opportunità di scelta tra il parco veicolare (dall'utilitaria
alla familiare) e i costi inferiori rispetto al mantenimento di un'autovettura
di proprietà. Tuttavia, il car sharing si rivolge a quelle
persone che utilizzano l'automobile occasionalmente (utenti tipo sono quelli
che percorrono meno di 10-15mila km l'anno, o che scelgono di rinunciare
a una seconda autovettura di proprietà) e, trattandosi di un servizio
complementare, deve inserirsi in una rete più ampia di buona offerta
di trasporto collettivo sul territorio.
Per quanto riguarda i benefici collettivi, il servizio di condivisione dell'automobile
consente una riduzione del traffico nei centri urbani, e, nello specifico,
del numero delle auto in sosta (si calcola che in Italia per ogni auto in
car sharing ci sia una riduzione di 5-10 automobili sulla strada).
Attualmente in Italia il servizio di car sharing è disponibile
in undici città (Bologna, Bolzano, Firenze, Genova, Milano, Modena,
Palermo, Rimini, Roma, Torino e Venezia), con più di 5mila utenti
complessivi, 219 autovetture, 129 parcheggi e più di quattro milioni
di km percorsi complessivamente dalle prime attivazioni nel gennaio 2003
al settembre 2005 (si è superata la soglia dei 300mila km percorsi
mensilmente nelle città). In Italia le auto di car sharing
hanno alcuni vantaggi, tra cui l'accesso alle zone a traffico limitato,
la possibilità di circolare durante i blocchi del traffico, l'utilizzo
delle corsie preferenziali e la sosta gratuita nei parcheggi a pagamento.
Il 15 novembre 2005, un accordo di programma firmato tra il Ministero dell'Ambiente
e l'Iniziativa dei Comuni per il car sharing (ICS) ha stabilito un
contributo fino a 700 euro per chi sceglie di rottamare la propria auto
e aderire a questo servizio di mobilità alternativa; complessivamente
sono stati stanziati 10 milioni di euro, prevedendo inoltre nel servizio
car sharing l'utilizzo di veicoli a trazione ibrida (ad esempio,
elettrica e ad alimentazione convenzionale) per sperimentare su vasta scala
questa tecnologia a basso inquinamento e anche per capirne il gradimento
presso l'utenza.
Le prospettive di sviluppo futuro del car sharing non possono prescindere
da una maggiore copertura geografica in quelle città in cui è
già funzionante, poiché il servizio diventa realisticamente
alternativo all'auto privata se per raggiungere il parcheggio non occorrono
più di 5-10 minuti, oppure se lo stesso è in prossimità
di snodi di servizi pubblici (capolinea, stazione, ecc.), e da una sua nuova
attivazione in quelle realtà urbane limitrofe a vaste aree metropolitane,
come ad esempio le province di grandi città (finora solo la Provincia
di Bologna ha una copertura parziale). Tuttavia, la sfida più ardua
che il car sharing dovrà affrontare, per garantirsi un futuro
da protagonista sulla scena della mobilità urbana, sarà quello
di convincere gli utenti che il benessere può essere svincolato dal
possesso. Si tratta di un intervento culturale molto profondo, che comporta
un cambiamento nello stile di vita quotidiano del cittadino: scegliere di
acquistare un servizio e non un bene (l'automobile) significa scegliere
responsabilmente, già oggi, un futuro sostenibile.
Per saperne di più
FONDAZIONE FILIPPO CARACCIOLO - ACI CENTRO STUDI (edd.), Infrastrutture
e mobilità urbana. L'utenza al centro delle scelte, ACI, Milano
2002.
SENN L. - RAVASIO M. (edd.), Mobility Management. Strategie di gestione
della mobilità urbana, EGEA, Milano 2003.
TINTORI C., «Le politiche temporali in Italia - Uno strumento per
governare la mobilità urbana», in Aggiornamenti Sociali,
11 (2005) 713-724.
www.carsharing.net, Car Sharing Network.
www.eurocities.org, EUROCITIES.
www.icscarsharing.it, Iniziativa Car Sharing.
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