Editoriale - febbraio 2006

La menzogna è nemica della pace

Bartolomeo Sorge S.I.
Direttore di «Aggiornamenti Sociali»

 

L'8 dicembre 2005 Benedetto XVI firmava il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2006: Nella verità, la pace (i numeri tra parentesi dopo le singole citazioni si riferiscono al testo ufficiale, pubblicato in L'Osservatore Romano, 14 dicembre 2005, 4-5).
Il nuovo Papa si dice lieto di dedicare il suo primo documento al tema della pace. Infatti - spiega - "il nome stesso di Benedetto, che ho scelto il giorno dell'elezione alla Cattedra di Pietro, sta ad indicare il convinto impegno in favore della pace. Ho inteso, infatti, riferirmi sia al Santo Patrono d'Europa, ispiratore di una civilizzazione pacificatrice nell'intero Continente, sia al Papa Benedetto XV, che condannò la Prima Guerra Mondiale come "inutile strage" e si adoperò perché da tutti venissero riconosciute le superiori ragioni della pace" (n. 2).
Nello stesso tempo, il Papa dichiara di collocarsi nella scia dei suoi predecessori. Il primo a rinnovare il discorso della Chiesa sulla pace fu Giovanni XXIII con l'enciclica Pacem in terris (1963). La tesi di Papa Roncalli era che, se si vuole edificare una convivenza umana pienamente rispondente alla dignità e alle esigenze personali e sociali di tutti i cittadini del mondo, è necessario che la pace si realizzi come ordine "fondato sulla verità, costruito secondo giustizia, vivificato e integrato dalla carità e posto in atto nella libertà". Pur insistendo sulla necessità di tutti e quattro i pilastri (verità, giustizia, amore e libertà), Papa Roncalli giudicò che - nel clima pre-rivoluzionario dei primi anni '60 - per costruire la pace fosse più urgente insistere sulla giustizia, cioè sul rispetto dei diritti umani e sul leale adempimento dei rispettivi doveri.
Gli successe Paolo VI, l'ideatore della Giornata Mondiale della Pace. Papa Montini fu stimolato soprattutto dalla situazione drammatica dei Paesi impoveriti, che aveva avuto modo di visitare personalmente in America latina, Africa e Asia. Insistette che, per costruire la pace, era necessario mettersi all'ascolto del grido dei poveri ed elaborare un progetto mondiale di sviluppo: "lo sviluppo è il nuovo nome della pace" (Populorum progressio [1967], n. 87).
Vent'anni dopo, Giovanni Paolo II si rese conto che il profondo cambiamento culturale in atto esigeva che la pace si fondasse su una nuova comprensione della solidarietà: "nel mondo diviso e sconvolto da ogni tipo di conflitti, si fa strada la convinzione di una radicale interdipendenza e, per conseguenza, la necessità di una solidarietà che la assuma e traduca sul piano morale. Oggi forse più che in passato, gli uomini si rendono conto di essere legati da un comune destino, da costruire insieme, se si vuole evitare la catastrofe per tutti. [...] il bene, al quale siamo tutti chiamati, e la felicità, a cui aspiriamo, non si possono conseguire senza lo sforzo e l'impegno di tutti, nessuno escluso, e con la conseguente rinuncia al proprio egoismo" (Sollicitudo rei socialis [1987], n. 26); "tutti siamo veramente responsabili di tutti" (n. 38).
Oggi, infine, di fronte ai gravi ostacoli che il terrorismo, il nichilismo e il fondamentalismo fanatico oppongono alla convivenza pacifica, il Papa teologo ritiene più importante mettere l'accento sul primo dei quattro pilastri: la pace va fondata sulla verità, il nemico più pericoloso della pace è la menzogna. Nel suo Messaggio, dunque, il Papa si chiede che cosa comporti l'espressione "verità della pace", usata dal Concilio Vaticano II e da lui rilanciata. E ne mette in luce i tre significati principali: teologico, culturale e politico.

1. Significato teologico
Un testo come il Messaggio per la Pace non si presta a particolari approfondimenti di natura teologica. Non solo perché si tratta di un documento necessariamente breve, ma anche perché esso è diretto sia ai cristiani, sia a tutti gli uomini e le donne di buona volontà ed è trasmesso ai Capi di Stato del mondo intero. Ciò spiega perché Benedetto XVI si sia limitato a un doveroso e breve richiamo al significato teologico della pace, per insistere poi maggiormente sul significato culturale e su quello operativo o "politico".
Ora, dal punto di vista teologico, la pace non può essere ridotta a semplice assenza di conflitti armati, ma - come sottolinea il Concilio - è un dono di Dio e una grazia divina. La pace, infatti, è "il frutto dell'ordine impresso nella umana società dal suo divino Fondatore", un ordine "che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta" (Gaudium et spes, n. 78). Dunque, in quanto è il risultato di un ordine disegnato e voluto da Dio, la pace ha una sua intrinseca "verità" che non può essere disattesa, pena la negazione stessa della pace: l'umanità non riuscirà a "costruire un mondo veramente più umano per tutti gli uomini e su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno tutti con animo rinnovato alla verità della pace" (ivi, n. 77). Detto con altre parole: il maggiore pericolo e il primo nemico della pace è la menzogna, la mancanza di verità.
La riflessione teologica, ispirandosi alla Sacra Scrittura, ha scandagliato ampiamente il rapporto intrinseco tra verità e pace. Il dono divino della pace viene distrutto dalla menzogna e gli effetti devastanti di questa distruzione di fatto hanno segnato profondamente la intera vicenda umana, dalle prime pagine della Genesi, dove si descrive l'ingresso della menzogna nella storia degli uomini, fino alle ultime pagine dell'Apocalisse, dove si avvertono gli uomini menzogneri che saranno esclusi dalla Gerusalemme celeste. Infatti, la verità su Dio e la verità sull'uomo stanno insieme o cadono insieme. Se l'uomo perde Dio, perde se stesso: "Quando viene a mancare l'adesione all'ordine trascendente delle cose, come pure il rispetto di quella "grammatica" del dialogo che è la legge morale universale, scritta nel cuore dell'uomo, quando viene ostacolato e impedito lo sviluppo integrale della persona e la tutela dei suoi diritti fondamentali, quando tanti popoli sono costretti a subire ingiustizie e disuguaglianze intollerabili, come si può sperare nella realizzazione del bene della pace?" (n. 4). Questa conclusione, a cui si giunge sul piano teologico, trova la sua dolorosa conferma sul piano storico: "Alla menzogna è legato il dramma del peccato con le sue conseguenze perverse, che hanno causato e continuano a causare effetti devastanti nella vita degli individui e delle nazioni. Basti pensare a quanto è successo nel secolo scorso, quando aberranti sistemi ideologici e politici hanno mistificato in modo programmato la verità e hanno condotto allo sfruttamento e alla soppressione di un numero impressionante di uomini e di donne, sterminando addirittura intere famiglie e comunità" (n. 5). Il significato teologico della "verità della pace" illumina la storia.

2. Significato culturale
In secondo luogo, il rapporto tra verità e pace ha un significato culturale. La pace, infatti, è una cultura prima che una concreta rete di relazioni pacifiche tra le nazioni. La pace non potrà mai fondarsi solo sull'equilibrio delle armi o sulla paura. Sarà vera solo se verrà compresa e attuata come rispetto reciproco delle diverse identità culturali, della comune verità.
Quando si arriva a teorizzare la differenza tra razze superiori e razze inferiori, quando si sostiene che esistono culture e civiltà di serie A e di serie B, quando si nega la complementarità tra le diverse visioni dell'uomo e della storia, si mente e si uccide la pace. Infatti, è mistificazione e menzogna negare che gli uomini e le donne della terra siano uguali nella dignità e nei diritti fondamentali o negare la loro appartenenza a un'unica e medesima famiglia perché hanno il colore della pelle diverso o una diversa fede religiosa o un accesso disuguale alla istruzione e ai beni di consumo. Anche in questo caso la menzogna uccide la pace. La mancanza di "verità della pace" a livello culturale ha già prodotto effetti devastanti lungo i secoli, perché con essa si nega la stessa verità dell'uomo: "L'esaltazione esasperata delle proprie differenze contrasta con questa verità di fondo. Occorre ricuperare la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, in ultima istanza trascendente, per poter valorizzare al meglio le proprie differenze storiche e culturali, senza contrapporsi ma coordinandosi con gli appartenenti alle altre culture. Sono queste semplici verità a rendere possibile la pace; esse diventano facilmente comprensibili ascoltando il proprio cuore con purezza di intenzioni" (n. 6).
Purtroppo oggi, a livello mondiale, sono largamente diffusi culture e atteggiamenti mentali che negano l'esistenza stessa di una "verità della pace". Essi perciò si trasformano ineluttabilmente in causa di morte e di guerra. L'esempio più drammatico è il terrorismo internazionale. Da quale radice emana - si chiede il Papa - questo assurdo fenomeno, che grava come una cappa di piombo sulla umanità, generando ansia e insicurezza? I disegni criminali del terrorismo internazionale - risponde il Messaggio - hanno radici culturali false, perché negano l'esistenza di un rapporto tra verità e vita umana. Gli atti terroristici sono ispirati da una cultura di morte, da un nichilismo tragico e sconvolgente. Nichilismo e fondamentalismo fanatico sono modi sbagliati di rapportarsi con la verità: "i nichilisti negano l'esistenza di qualsiasi verità, i fondamentalisti accampano la pretesa di poterla imporre con la forza. Pur avendo origini differenti e pur essendo manifestazioni che si inscrivono in contesti culturali diversi, il nichilismo e il fondamentalismo si trovano accomunati da un pericoloso disprezzo per l'uomo e per la sua vita e, in ultima analisi, per Dio stesso" (n. 10). La negazione della verità sull'uomo si riallaccia alla negazione della verità su Dio: "il nichilismo ne nega l'esistenza e la provvidente presenza nella storia; il fondamentalismo ne sfigura il volto amorevole e misericordioso, sostituendo a Lui idoli fatti a propria immagine" (ivi).
In conclusione, sottolinea Benedetto XVI, le cause della mancanza di pace nel nostro mondo non si possono ridurre a quelle di natura esclusivamente sociale e politica; il terrorismo, le guerre, i genocidi si possono spiegare solo con motivazioni più profonde di natura culturale, ideologica e anche religiosa. I comportamenti sociali e le scelte politiche seguono dopo. Dunque, per realizzare la pace a livello sociale e politico, occorre ristabilire il retto rapporto tra verità e pace a livello culturale: "La pace appare allora in modo nuovo: non come semplice assenza di guerra, ma come convivenza dei singoli cittadini in una società governata dalla giustizia, nella quale si realizza in quanto possibile il bene anche per ognuno di loro. La verità della pace chiama tutti a coltivare relazioni feconde e sincere, stimola a ricercare e a percorrere le strade del perdono e della riconciliazione, a essere trasparenti nelle trattative e fedeli alla parola data" (n. 6).

3. Significato politico
In terzo luogo, infine, la "verità della pace" ha pure un significato politico. Nell'attuale contesto mondiale non mancano certo segnali positivi e promettenti, che lasciano ben sperare circa la effettiva possibilità che si stabiliscano relazioni pacifiche permanenti a livello internazionale. In proposito, la Chiesa riconosce i meriti dell'azione dell'ONU e "ne auspica un rinnovamento istituzionale e operativo che la metta in grado di rispondere alle mutate esigenze dell'epoca moderna, segnata dal vasto fenomeno della globalizzazone" (n. 15). Tuttavia Benedetto XVI esorta a non lasciarsi prendere da un ottimismo ingenuo: "Non si può infatti dimenticare che, purtroppo, proseguono ancora sanguinosi conflitti fratricidi e guerre devastanti che seminano in vaste zone della terra lacrime e morte. Ci sono situazioni in cui il conflitto, che cova come fuoco sotto la cenere, può nuovamente divampare causando distruzioni di imprevedibile vastità" (n. 13).
Mai come oggi appare evidente che queste situazioni di odio e di guerra sono nate, e altre ne possono nascere, dalla mancanza di verità, dalla menzogna elevata a dottrina e a sistema. È una menzogna che la pace si possa imporre con le armi e con la violenza. È una menzogna sostenere che la democrazia si può esportare con la guerra. Ovviamente Benedetto XVI non fa nomi; ma non è difficile individuare a chi si riferisca il Messaggio, quando - dopo aver denunciato le menzogne politiche che nel XX secolo hanno condotto allo sterminio di interi popoli - manifesta la grave preoccupazione del Papa "di fronte alle menzogne del nostro tempo, che fanno da cornice a minacciosi scenari di morte in non poche regioni del mondo" (n. 5). Come non pensare a G. W. Bush, a Tony Blair e alla guerra in Iraq, "giustificata" con la menzogna di un inesistente traffico di uranio tra il Niger e Saddam Hussein e sulla base del falso sospetto che il dittatore di Baghdad stesse costruendo la bomba atomica e disponesse di armi di distruzione di massa pronte all'uso? La teoria della guerra preventiva fondata sul sospetto è una menzogna.
Parimenti, sembra trasparente il riferimento al Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad e alla sua folle pretesa di cancellare Israele dalla mappa del mondo: "Le autorità - leggiamo nel Messaggio - che, invece di porre in atto quanto è in loro potere per promuovere efficacemente la pace, fomentano nei cittadini sentimenti di ostilità verso altre nazioni, si caricano di una gravissima responsabilità: mettono a repentaglio, in regioni particolarmente a rischio, i delicati equilibri raggiunti a prezzo di faticosi negoziati, contribuendo a rendere così più insicuro e nebuloso il futuro dell'umanità" (n. 13).
Quindi, Benedetto XVI passa a denunciare con forza quei comportamenti politici oggi più diffusi, che impediscono la costruzione della pace, perché ne contraddicono la verità. È una offesa alla "verità della pace" pensare, anche solo in teoria, di poter fare ricorso alle armi nucleari: "Che dire poi - si chiede il Papa - dei Governi che contano sulle armi nucleari per garantire la sicurezza dei loro Paesi? Insieme a innumerevoli persone di buona volontà, si può affermare che tale prospettiva, oltre che essere funesta, è del tutto fallace. In una guerra nucleare non vi sarebbero, infatti, dei vincitori, ma solo delle vittime. La verità della pace richiede che tutti - sia i Governi che in modo dichiarato od occulto possiedono armi nucleari, sia quelli che intendono procurarsele - invertano congiuntamente la rotta con scelte chiare e ferme, orientandosi verso un progressivo e concordato disarmo nucleare. Le risorse in tal modo risparmiate potranno essere impiegate in progetti di sviluppo a vantaggio di tutti gli abitanti e, in primo luogo, dei più poveri" (n. 13).
Un'altra menzogna nemica della pace è l'aumento preoccupante delle spese militari e del commercio delle armi, che continua a prosperare: "Quale avvenire di pace sarà mai possibile - si chiede Benedetto XVI -, se si continua a investire nella produzione di armi e nella ricerca applicata a svilupparne di nuove? [...] la Comunità Internazionale sappia ritrovare il coraggio e la saggezza di rilanciare in maniera convinta e congiunta il disarmo, dando concreta applicazione al diritto alla pace, che è di ogni uomo e di ogni popolo" (n. 14).
Il Papa poi si spinge più avanti, fino a sottolineare che il rispetto per la "verità della pace" deve esistere anche in tempo di guerra, quando disgraziatamente la parola fosse passata alle armi: "Il diritto internazionale umanitario è da annoverare tra le espressioni più felici ed efficaci delle esigenze che promanano dalla verità della pace. Proprio per questo il rispetto di tale diritto si impone come un dovere per tutti i popoli" (n. 7). Nessun pretesto di provvedere alla propria sicurezza o di combattere il terrorismo può giustificare il ricorso a torture e a comportamenti lesivi della dignità umana nei campi di concentramento e nelle prigioni di guerra; troppo spesso, invece, anche oggi la loro tragica e vergognosa verità viene tenuta nascosta. Anche questa è menzogna, nemica della verità dell'uomo e della pace.
L'elenco delle menzogne che ostacolano la pace potrebbe continuare a lungo. Basti qui solo aggiungere che il rispetto della "verità della pace" non è necessario soltanto a livello mondiale, ma anche a livello locale. La menzogna è nemica della pace in ogni sua forma: internazionale e nazionale, sociale e politica.
Ecco dunque perché - ribadisce il Papa al termine del suo Messaggio - la Chiesa "non si stanca di proclamare dappertutto il "Vangelo della pace". [...] essa ricorda a tutti che, per essere autentica e duratura, la pace deve essere costruita sulla roccia della verità di Dio e della verità dell'uomo. Solo questa verità può sensibilizzare gli animi alla giustizia, aprirli all'amore e alla solidarietà, incoraggiare tutti a operare per un'umanità realmente libera e solidale. Sì, solo sulla verità di Dio e dell'uomo poggiano le fondamenta di un'autentica pace" (n. 15).