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L'8 dicembre 2005 Benedetto XVI firmava il Messaggio per la Giornata Mondiale
della Pace del 2006: Nella verità, la pace (i numeri tra parentesi
dopo le singole citazioni si riferiscono al testo ufficiale, pubblicato
in L'Osservatore Romano, 14 dicembre 2005, 4-5).
Il nuovo Papa si dice lieto di dedicare il suo primo documento al tema della
pace. Infatti - spiega - "il nome stesso di Benedetto,
che ho scelto il giorno dell'elezione alla Cattedra di Pietro, sta ad indicare
il convinto impegno in favore della pace. Ho inteso, infatti, riferirmi
sia al Santo Patrono d'Europa, ispiratore di una civilizzazione pacificatrice
nell'intero Continente, sia al Papa Benedetto XV, che condannò la
Prima Guerra Mondiale come "inutile strage" e si adoperò
perché da tutti venissero riconosciute le superiori ragioni della
pace" (n. 2).
Nello stesso tempo, il Papa dichiara di collocarsi nella scia dei suoi predecessori.
Il primo a rinnovare il discorso della Chiesa sulla pace fu Giovanni XXIII
con l'enciclica Pacem in terris (1963). La tesi di Papa Roncalli
era che, se si vuole edificare una convivenza umana pienamente rispondente
alla dignità e alle esigenze personali e sociali di tutti i cittadini
del mondo, è necessario che la pace si realizzi come ordine "fondato
sulla verità, costruito secondo giustizia, vivificato e integrato
dalla carità e posto in atto nella libertà". Pur insistendo
sulla necessità di tutti e quattro i pilastri (verità, giustizia,
amore e libertà), Papa Roncalli giudicò che - nel clima
pre-rivoluzionario dei primi anni '60 - per costruire la pace fosse
più urgente insistere sulla giustizia, cioè sul rispetto dei
diritti umani e sul leale adempimento dei rispettivi doveri.
Gli successe Paolo VI, l'ideatore della Giornata Mondiale della Pace. Papa
Montini fu stimolato soprattutto dalla situazione drammatica dei Paesi impoveriti,
che aveva avuto modo di visitare personalmente in America latina, Africa
e Asia. Insistette che, per costruire la pace, era necessario mettersi all'ascolto
del grido dei poveri ed elaborare un progetto mondiale di sviluppo: "lo
sviluppo è il nuovo nome della pace" (Populorum progressio
[1967], n. 87).
Vent'anni dopo, Giovanni Paolo II si rese conto che il profondo cambiamento
culturale in atto esigeva che la pace si fondasse su una nuova comprensione
della solidarietà: "nel mondo diviso e sconvolto da ogni tipo
di conflitti, si fa strada la convinzione di una radicale interdipendenza
e, per conseguenza, la necessità di una solidarietà che la
assuma e traduca sul piano morale. Oggi forse più che in passato,
gli uomini si rendono conto di essere legati da un comune destino,
da costruire insieme, se si vuole evitare la catastrofe per tutti. [...]
il bene, al quale siamo tutti chiamati, e la felicità, a cui aspiriamo,
non si possono conseguire senza lo sforzo e l'impegno di tutti, nessuno
escluso, e con la conseguente rinuncia al proprio egoismo" (Sollicitudo
rei socialis [1987], n. 26); "tutti siamo veramente responsabili
di tutti" (n. 38).
Oggi, infine, di fronte ai gravi ostacoli che il terrorismo, il nichilismo
e il fondamentalismo fanatico oppongono alla convivenza pacifica, il Papa
teologo ritiene più importante mettere l'accento sul primo dei quattro
pilastri: la pace va fondata sulla verità, il nemico più pericoloso
della pace è la menzogna. Nel suo Messaggio, dunque, il Papa si chiede
che cosa comporti l'espressione "verità della pace", usata
dal Concilio Vaticano II e da lui rilanciata. E ne mette in luce i tre significati
principali: teologico, culturale e politico.
1. Significato teologico
Un testo come il Messaggio per la Pace non si presta a particolari approfondimenti
di natura teologica. Non solo perché si tratta di un documento necessariamente
breve, ma anche perché esso è diretto sia ai cristiani, sia
a tutti gli uomini e le donne di buona volontà ed è trasmesso
ai Capi di Stato del mondo intero. Ciò spiega perché Benedetto
XVI si sia limitato a un doveroso e breve richiamo al significato teologico
della pace, per insistere poi maggiormente sul significato culturale e su
quello operativo o "politico".
Ora, dal punto di vista teologico, la pace non può essere ridotta
a semplice assenza di conflitti armati, ma - come sottolinea il Concilio
- è un dono di Dio e una grazia divina. La pace, infatti, è
"il frutto dell'ordine impresso nella umana società dal suo
divino Fondatore", un ordine "che deve essere attuato dagli uomini
assetati di una giustizia sempre più perfetta" (Gaudium et
spes, n. 78). Dunque, in quanto è il risultato di un ordine disegnato
e voluto da Dio, la pace ha una sua intrinseca "verità"
che non può essere disattesa, pena la negazione stessa della pace:
l'umanità non riuscirà a "costruire un mondo veramente
più umano per tutti gli uomini e su tutta la terra, se gli uomini
non si volgeranno tutti con animo rinnovato alla verità della pace"
(ivi, n. 77). Detto con altre parole: il maggiore pericolo e il primo
nemico della pace è la menzogna, la mancanza di verità.
La riflessione teologica, ispirandosi alla Sacra Scrittura, ha scandagliato
ampiamente il rapporto intrinseco tra verità e pace. Il dono divino
della pace viene distrutto dalla menzogna e gli effetti devastanti di questa
distruzione di fatto hanno segnato profondamente la intera vicenda umana,
dalle prime pagine della Genesi, dove si descrive l'ingresso della
menzogna nella storia degli uomini, fino alle ultime pagine dell'Apocalisse,
dove si avvertono gli uomini menzogneri che saranno esclusi dalla Gerusalemme
celeste. Infatti, la verità su Dio e la verità sull'uomo stanno
insieme o cadono insieme. Se l'uomo perde Dio, perde se stesso: "Quando
viene a mancare l'adesione all'ordine trascendente delle cose, come pure
il rispetto di quella "grammatica" del dialogo che è la
legge morale universale, scritta nel cuore dell'uomo, quando viene ostacolato
e impedito lo sviluppo integrale della persona e la tutela dei suoi diritti
fondamentali, quando tanti popoli sono costretti a subire ingiustizie e
disuguaglianze intollerabili, come si può sperare nella realizzazione
del bene della pace?" (n. 4). Questa conclusione, a cui si giunge sul
piano teologico, trova la sua dolorosa conferma sul piano storico: "Alla
menzogna è legato il dramma del peccato con le sue conseguenze perverse,
che hanno causato e continuano a causare effetti devastanti nella vita degli
individui e delle nazioni. Basti pensare a quanto è successo nel
secolo scorso, quando aberranti sistemi ideologici e politici hanno mistificato
in modo programmato la verità e hanno condotto allo sfruttamento
e alla soppressione di un numero impressionante di uomini e di donne, sterminando
addirittura intere famiglie e comunità" (n. 5). Il significato
teologico della "verità della pace" illumina la storia.
2. Significato culturale
In secondo luogo, il rapporto tra verità e pace ha un significato
culturale. La pace, infatti, è una cultura prima che una concreta
rete di relazioni pacifiche tra le nazioni. La pace non potrà mai
fondarsi solo sull'equilibrio delle armi o sulla paura. Sarà vera
solo se verrà compresa e attuata come rispetto reciproco delle diverse
identità culturali, della comune verità.
Quando si arriva a teorizzare la differenza tra razze superiori e razze
inferiori, quando si sostiene che esistono culture e civiltà di serie
A e di serie B, quando si nega la complementarità tra le diverse
visioni dell'uomo e della storia, si mente e si uccide la pace. Infatti,
è mistificazione e menzogna negare che gli uomini e le donne della
terra siano uguali nella dignità e nei diritti fondamentali o negare
la loro appartenenza a un'unica e medesima famiglia perché hanno
il colore della pelle diverso o una diversa fede religiosa o un accesso
disuguale alla istruzione e ai beni di consumo. Anche in questo caso la
menzogna uccide la pace. La mancanza di "verità della pace"
a livello culturale ha già prodotto effetti devastanti lungo i secoli,
perché con essa si nega la stessa verità dell'uomo: "L'esaltazione
esasperata delle proprie differenze contrasta con questa verità di
fondo. Occorre ricuperare la consapevolezza di essere accomunati da uno
stesso destino, in ultima istanza trascendente, per poter valorizzare al
meglio le proprie differenze storiche e culturali, senza contrapporsi ma
coordinandosi con gli appartenenti alle altre culture. Sono queste semplici
verità a rendere possibile la pace; esse diventano facilmente comprensibili
ascoltando il proprio cuore con purezza di intenzioni" (n. 6).
Purtroppo oggi, a livello mondiale, sono largamente diffusi culture e atteggiamenti
mentali che negano l'esistenza stessa di una "verità della pace".
Essi perciò si trasformano ineluttabilmente in causa di morte e di
guerra. L'esempio più drammatico è il terrorismo internazionale.
Da quale radice emana - si chiede il Papa - questo assurdo fenomeno,
che grava come una cappa di piombo sulla umanità, generando ansia
e insicurezza? I disegni criminali del terrorismo internazionale -
risponde il Messaggio - hanno radici culturali false, perché
negano l'esistenza di un rapporto tra verità e vita umana. Gli atti
terroristici sono ispirati da una cultura di morte, da un nichilismo tragico
e sconvolgente. Nichilismo e fondamentalismo fanatico sono modi sbagliati
di rapportarsi con la verità: "i nichilisti negano l'esistenza
di qualsiasi verità, i fondamentalisti accampano la pretesa di poterla
imporre con la forza. Pur avendo origini differenti e pur essendo manifestazioni
che si inscrivono in contesti culturali diversi, il nichilismo e il fondamentalismo
si trovano accomunati da un pericoloso disprezzo per l'uomo e per la sua
vita e, in ultima analisi, per Dio stesso" (n. 10). La negazione della
verità sull'uomo si riallaccia alla negazione della verità
su Dio: "il nichilismo ne nega l'esistenza e la provvidente presenza
nella storia; il fondamentalismo ne sfigura il volto amorevole e misericordioso,
sostituendo a Lui idoli fatti a propria immagine" (ivi).
In conclusione, sottolinea Benedetto XVI, le cause della mancanza di pace
nel nostro mondo non si possono ridurre a quelle di natura esclusivamente
sociale e politica; il terrorismo, le guerre, i genocidi si possono spiegare
solo con motivazioni più profonde di natura culturale, ideologica
e anche religiosa. I comportamenti sociali e le scelte politiche seguono
dopo. Dunque, per realizzare la pace a livello sociale e politico, occorre
ristabilire il retto rapporto tra verità e pace a livello culturale:
"La pace appare allora in modo nuovo: non come semplice assenza di
guerra, ma come convivenza dei singoli cittadini in una società governata
dalla giustizia, nella quale si realizza in quanto possibile il bene anche
per ognuno di loro. La verità della pace chiama tutti a coltivare
relazioni feconde e sincere, stimola a ricercare e a percorrere le strade
del perdono e della riconciliazione, a essere trasparenti nelle trattative
e fedeli alla parola data" (n. 6).
3. Significato politico
In terzo luogo, infine, la "verità della pace" ha pure
un significato politico. Nell'attuale contesto mondiale non mancano certo
segnali positivi e promettenti, che lasciano ben sperare circa la effettiva
possibilità che si stabiliscano relazioni pacifiche permanenti a
livello internazionale. In proposito, la Chiesa riconosce i meriti dell'azione
dell'ONU e "ne auspica un rinnovamento istituzionale e operativo che
la metta in grado di rispondere alle mutate esigenze dell'epoca moderna,
segnata dal vasto fenomeno della globalizzazone" (n. 15). Tuttavia
Benedetto XVI esorta a non lasciarsi prendere da un ottimismo ingenuo: "Non
si può infatti dimenticare che, purtroppo, proseguono ancora sanguinosi
conflitti fratricidi e guerre devastanti che seminano in vaste zone della
terra lacrime e morte. Ci sono situazioni in cui il conflitto, che cova
come fuoco sotto la cenere, può nuovamente divampare causando distruzioni
di imprevedibile vastità" (n. 13).
Mai come oggi appare evidente che queste situazioni di odio e di guerra
sono nate, e altre ne possono nascere, dalla mancanza di verità,
dalla menzogna elevata a dottrina e a sistema. È una menzogna che
la pace si possa imporre con le armi e con la violenza. È una menzogna
sostenere che la democrazia si può esportare con la guerra. Ovviamente
Benedetto XVI non fa nomi; ma non è difficile individuare a chi si
riferisca il Messaggio, quando - dopo aver denunciato le menzogne
politiche che nel XX secolo hanno condotto allo sterminio di interi popoli
- manifesta la grave preoccupazione del Papa "di fronte alle
menzogne del nostro tempo, che fanno da cornice a minacciosi scenari di
morte in non poche regioni del mondo" (n. 5). Come non pensare a G.
W. Bush, a Tony Blair e alla guerra in Iraq, "giustificata" con
la menzogna di un inesistente traffico di uranio tra il Niger e Saddam Hussein
e sulla base del falso sospetto che il dittatore di Baghdad stesse costruendo
la bomba atomica e disponesse di armi di distruzione di massa pronte all'uso?
La teoria della guerra preventiva fondata sul sospetto è una menzogna.
Parimenti, sembra trasparente il riferimento al Presidente iraniano Mahmud
Ahmadinejad e alla sua folle pretesa di cancellare Israele dalla mappa del
mondo: "Le autorità - leggiamo nel Messaggio - che,
invece di porre in atto quanto è in loro potere per promuovere efficacemente
la pace, fomentano nei cittadini sentimenti di ostilità verso altre
nazioni, si caricano di una gravissima responsabilità: mettono a
repentaglio, in regioni particolarmente a rischio, i delicati equilibri
raggiunti a prezzo di faticosi negoziati, contribuendo a rendere così
più insicuro e nebuloso il futuro dell'umanità" (n. 13).
Quindi, Benedetto XVI passa a denunciare con forza quei comportamenti politici
oggi più diffusi, che impediscono la costruzione della pace, perché
ne contraddicono la verità. È una offesa alla "verità
della pace" pensare, anche solo in teoria, di poter fare ricorso alle
armi nucleari: "Che dire poi - si chiede il Papa - dei
Governi che contano sulle armi nucleari per garantire la sicurezza dei loro
Paesi? Insieme a innumerevoli persone di buona volontà, si può
affermare che tale prospettiva, oltre che essere funesta, è del tutto
fallace. In una guerra nucleare non vi sarebbero, infatti, dei vincitori,
ma solo delle vittime. La verità della pace richiede che tutti -
sia i Governi che in modo dichiarato od occulto possiedono armi nucleari,
sia quelli che intendono procurarsele - invertano congiuntamente la
rotta con scelte chiare e ferme, orientandosi verso un progressivo e concordato
disarmo nucleare. Le risorse in tal modo risparmiate potranno essere impiegate
in progetti di sviluppo a vantaggio di tutti gli abitanti e, in primo luogo,
dei più poveri" (n. 13).
Un'altra menzogna nemica della pace è l'aumento preoccupante delle
spese militari e del commercio delle armi, che continua a prosperare: "Quale
avvenire di pace sarà mai possibile - si chiede Benedetto XVI
-, se si continua a investire nella produzione di armi e nella ricerca
applicata a svilupparne di nuove? [...] la Comunità Internazionale
sappia ritrovare il coraggio e la saggezza di rilanciare in maniera convinta
e congiunta il disarmo, dando concreta applicazione al diritto alla pace,
che è di ogni uomo e di ogni popolo" (n. 14).
Il Papa poi si spinge più avanti, fino a sottolineare che il rispetto
per la "verità della pace" deve esistere anche in tempo
di guerra, quando disgraziatamente la parola fosse passata alle armi: "Il
diritto internazionale umanitario è da annoverare tra le espressioni
più felici ed efficaci delle esigenze che promanano dalla verità
della pace. Proprio per questo il rispetto di tale diritto si impone come
un dovere per tutti i popoli" (n. 7). Nessun pretesto di provvedere
alla propria sicurezza o di combattere il terrorismo può giustificare
il ricorso a torture e a comportamenti lesivi della dignità umana
nei campi di concentramento e nelle prigioni di guerra; troppo spesso, invece,
anche oggi la loro tragica e vergognosa verità viene tenuta nascosta.
Anche questa è menzogna, nemica della verità dell'uomo e della
pace.
L'elenco delle menzogne che ostacolano la pace potrebbe continuare a lungo.
Basti qui solo aggiungere che il rispetto della "verità della
pace" non è necessario soltanto a livello mondiale, ma anche
a livello locale. La menzogna è nemica della pace in ogni sua forma:
internazionale e nazionale, sociale e politica.
Ecco dunque perché - ribadisce il Papa al termine del suo Messaggio
- la Chiesa "non si stanca di proclamare dappertutto il "Vangelo
della pace". [...] essa ricorda a tutti che, per essere autentica e
duratura, la pace deve essere costruita sulla roccia della verità
di Dio e della verità dell'uomo. Solo questa verità può
sensibilizzare gli animi alla giustizia, aprirli all'amore e alla solidarietà,
incoraggiare tutti a operare per un'umanità realmente libera e solidale.
Sì, solo sulla verità di Dio e dell'uomo poggiano le fondamenta
di un'autentica pace" (n. 15).
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