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Un blog è un sito web che, riprendendo alcuni
aspetti del diario cartaceo e beneficiando della multimedialità,
contiene frasi, articoli, racconti, poesie, foto, video e collegamenti
organizzati in ordine cronologico (dal più recente al meno
recente) e aggiornati di frequente. Non tutti gli elementi elencati
devono essere necessariamente presenti. Il blog può
essere a ragione definito un «diario virtuale», ma tale
definizione rischia di creare un equivoco e di far sì che i
blog vengano ricollegati ai diari di vita (o adolescenziali).
È maggiormente corretto, invece, parlare di diario nel senso
di «diario intellettuale». Blog è la forma
contratta di weblog, che letteralmente significa «registro
cronologico di ciò che avviene, riportato sul web».
Alcune caratteristiche largamente diffuse (e per molti versi identificative)
sono la presenza di un collegamento permanente al singolo «articolo»
(post), l'ordine cronologico dei post, un aggiornamento
frequente, la presenza dei feed RSS (un popolare formato
che rende possibile l'accesso ai contenuti del blog anche
non accedendo al sito vero e proprio) e la presenza di un archivio.
Chiunque può gestire un blog, possedendo competenze
minori rispetto a quelle necessarie per realizzare una homepage personale.
Il blog è raggiungibile tramite un indirizzo ed è
navigabile come qualunque sito Internet. Da qualche anno è
possibile accedere ai contenuti dei blog anche attraverso i
feed aggregator (programmi che mostrano in un'unica
finestra i contenuti di blog diversi).
Si tratta perciò di un'idea semplice, ma efficace, diffusasi
velocemente e capace di attirare anche gli interessi delle imprese
in cerca della killer application di Internet, termine che
indica quei programmi che permettono di trasformare in profitti la
trasposizione dell'idea in prodotto commerciale. Come spesso
è accaduto, però, risulta difficile individuare le tendenze
di un medium troppo dinamico per essere imbrigliato con metodi di
ricerca tratti da altri contesti.
Come nascono i blog
Il primo weblog così chiamato comparve probabilmente
nel 1997: in dicembre Jorn Barger (<www.robotwisdom.com>)
rese nota, in alcuni gruppi di discussione, la sua iniziativa di cominciare
a tenere un log pubblico che raccogliesse brevi commenti giornalieri
sulle sue navigazioni. In realtà il primato è contestato.
Nel 1999 Peter Merholz (<www.peterme.com>)
propose la versione contratta del termine poi divenuta di uso comune:
blog.
Alcuni blog nascono per rendere pubbliche le ultime informazioni
relative a una persona, un'impresa, un tema o un'idea,
altri contengono poesie, racconti e saggi, altri ancora vogliono facilitare
il coordinamento tra più persone che lavorano a un progetto
comune (seguirne l'evoluzione risulta più semplice che
per e-mail). Si può iniziare a scrivere su un blog
per comunicare ciò che si ha in mente, seguendo un singolo
tema specifico oppure molti. Un blog può essere professionale
o ludico, o entrambe le cose insieme.
Aprire un blog
Dal 2000 in poi nascono dei siti che permettono di realizzare i blog
senza specifiche competenze, come Blogger (<www.blogger.com>),
acquistato poi dal motore di ricerca Google, e Splinder (<www.splinder.com>).
Su questi siti basta effettuare la registrazione e scegliere l'aspetto
grafico selezionando un template (uno schema-tipo). Fatto
questo si è già on-line, senza aver scritto
una riga di codice. L'obiettivo, quindi, non riguarda tanto
la possibilità di esprimere la propria opinione on-line, già
ampiamente realizzabile con le pagine web, ma con alcune difficoltà
legate alla necessaria conoscenza del codice HTML o di un programma
che permetta di realizzare una pagina web. La vera rivoluzione
dei blog consiste nell'estrema semplicità e rapidità
con cui si creano e si gestiscono.
Il fenomeno blog ha riscosso un successo senza precedenti.
Nel giugno 2005 i blog attivi in Italia erano circa 384mila
(il numero è relativo alla somma dei dati comunicati dai gestori
delle piattaforme MSN Spaces, Splinder, Excite Blog, Bloggers.it,
Tim i.blog, Il Cannocchiale, Aruba e iobloggo.com, quindi la
quantità reale di blog italiani è probabilmente
molto maggiore), mentre nel gennaio 2005, secondo una stima, il numero
di blog attivi nel mondo superava i 34,5 milioni.
Blog e terminologia
Una macroclassificazione per argomenti dei blog ci permette
di distinguere tra blog orizzontali e blog verticali:
i blog orizzontali si occupano di molti temi, anche eterogenei;
i blog verticali «coprono» un solo tema o più
temi destinati a un pubblico omogeneo (ad esempio i «tecnofili»,
gli avvocati, ecc.). Le tassonomie sono ardue e spesso inutili in
un contesto in cui le informazioni sono raggruppate più spesso
per persone che per temi. Tuttavia si può parlare di blog
fotografici (fotoblog), blog specificamente aziendali
(corporate blog e k-log, abbreviazione di knowledge
blog, destinati a diffondere informazioni tra dipendenti di un'impresa),
blog aggiornabili dal telefono cellulare (moblog,
da mobile blog) e blog contenenti prevalentemente
contenuti video (vlog, da video blog). Molto suggestiva
è invece la distinzione proposta da Giorgio Nova, che distingue
tra «cacciatori» («quelli che esplorano la rete
- la selva delle informazioni - e portano a casa le loro
prede informative»), «tessitori» («più
portati ad aggregare informazioni diverse, a costruire trame, a fare
tessuto, chi tra le informazioni, chi tra i blog»), «sciamani»
(che «hanno poteri superiori e di guarigione: in sintesi sono
coloro che sono in grado di costruire trame e tessuti sulla base di
limitatissimi dati di partenza») e «accampamenti»
(«sono i luoghi da cui partiamo», cioè blog
sui blog).
La «blogosfera»
I blog hanno gradualmente intessuto rapporti reciproci creando
una rete di collegamenti che viene definita «blogosfera».
Il termine è stato probabilmente creato ironicamente da Brad
L. Graham e poi ripreso più seriamente da William Quick. Questa
«tela» di rapporti è sottesa alla comunità
dei blogger o, meglio, alla loro rete sociale. Proprio a
tal proposito Peter Kaminski scrive: «il blog è
una applicazione del network sociale che rappresenta l'elemento
singolo del sistema: l'individuo». I blogger
si scambiano collegamenti, si leggono l'un l'altro e spesso
danno il via a discussioni ipertestuali che proseguono di blog
in blog. Non di rado le reti che nascono hanno effetti anche
nella vita. A prescindere dalla propagazione degli effetti delle relazioni
nel «meatspace» (il mondo fisico), il contatto
con persone e mondi diversi porta comunque alla formazione di capitale
sociale e crea un vantaggio competitivo. Nella blogosfera si manifestano
logiche collaborative, concorrenziali per l'allocazione di risorse
(la reputazione, ad esempio) e di influenza.
Giuseppe Granieri ha proposto un modello di comunicazione in cui la
blogosfera viene rappresentata come una sorta di piramide con una
base diffusa e costituita da blogger meno noti e che trattano
i temi con minore approfondimento e propositività e un vertice
costituito da «leader cognitivi», spesso con
funzioni di stimolo e di snodo delle informazioni nella rete della
blogosfera. Vi sarebbero principalmente tre flussi comunicativi. Il
primo (ascendente) racchiuderebbe temi lanciati dalla base e ripresi
- autorevolmente - dai leader cognitivi; il secondo (discendente)
racchiuderebbe temi proposti dal vertice e ripresi a vari livelli;
il terzo sarebbe trasversale e vedrebbe lo stesso tema propagarsi
tra i blog e arricchirsi di approfondimenti e riflessioni aggiuntive.
Blogosfera e sfera pubblica
La parola blogosfera richiama alla mente la sfera pubblica
teorizzata da Jürgen Habermas: uno spazio in cui le opinioni
si diffondono e nasce un dibattito razionale e costruttivo su temi
di interesse pubblico potenzialmente capace di influenzare la politica.
Habermas si riferiva prevalentemente ai caffè degli intellettuali
ottocenteschi, ma è possibile trasporre la sua intuizione nel
futuro e, anche se non immediatamente, in Internet. Gianpietro Mazzoleni,
commentando Habermas, scriveva sul mercato delle idee liberale classico
nordamericano che «il cittadino, grazie all'accesso a
una pluralità di fonti informative e all'esposizione
a opinioni differenti sulle questioni pubbliche, può formarsi
proprie idee e visioni sulle issues più importanti, attrezzandosi
in tal modo a partecipare alla vita politica». Probabilmente
i tempi non sono ancora maturi, ma non appare del tutto peregrina
una visione di Internet come traduzione attualizzata della sfera pubblica
habermasiana.
La blogosfera si sta rivelando una sorta di laboratorio di sperimentazione
di questa sfera pubblica attualizzata. Negli Stati Uniti ciò
è particolarmente evidente. I blogger, spesso bruciando
sul tempo i media tradizionali, hanno imposto o rivitalizzato riflessioni
e notizie. Negli Stati Uniti una notizia enfatizzata dai blogger
ha portato alle dimissioni di Trent Lott, leader dei Repubblicani
al Senato. Trent Lott, in occasione del centesimo compleanno di Strom
Thurmond (che nel 1948 si era candidato alle elezioni presidenziali
con un partito segregazionista), aveva pronunciato un discorso razzista.
Josh Marshall, giornalista liberale, collaboratore di testate on-line
e curatore di Talking Points Memo (<www.talkingpointsmemo.com>),
uno dei weblog politici più letti, riprese la notizia
passata in sordina sui media americani. Andrew Sullivan e David Frum
della National Review, vicini ai Repubblicani, chiesero le dimissioni
del senatore e lo stesso Bush prese le distanze da Lott, che fu costretto
a dimettersi. Furono ancora i blogger americani ad accorgersi
che Bush, durante i dibattiti televisivi, portava un auricolare e
misero sotto accusa Dan Rather, lo storico anchorman della
CBS, che aveva dato credito a una notizia infondata su presunti favoritismi
a Bush durante la sua permanenza nell'esercito. Rather fu costretto
a dimettersi.
Anche in Italia i blogger cominciano ad avere un peso mediatico
e politico: recente è il caso di Gianluca Neri che nel suo
blog (<www.macchianera.net>)
ha svelato gli omissis del dossier Calipari, maldestramente
criptato dagli americani. Una virulenta campagna dei blogger
contro il blog di Romano Prodi (accusato di aver adottato il
nome blog senza aver colto lo spirito e le caratteristiche
basilari dello strumento) ha portato Prodi alla chiusura dello stesso
dopo poco più di un mese. Sono alcuni esempi di come i blog
possano contribuire al processo democratico. Discussioni più
diffuse su temi complessi (che media come la TV non favoriscono, per
non parlare delle barriere all'ingresso dei media tradizionali)
possono portare a un maggiore coinvolgimento politico di un cittadino
sempre più «monitorante».
Per saperne di più
GRANIERI G., Blog generation, Laterza, Roma-Bari 2005.
MAISTRELLO S., Come si fa un blog, Tecniche Nuove, Roma 2004.
SIINO A., Blog glossario, in BlogItalia, <www.blogitalia.it/blog_glossario.asp>.
SPADARO A., «Il fenomeno "blog"», in La
Civiltà Cattolica, 3 (2005) 234-247.
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