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Gli organismi transgenici (OT), detti anche organismi geneticamente
modificati (OGM), appartengono a tre grandi categorie. I più
noti sono quelli di prima generazione, sviluppati allo scopo di semplificare
e automatizzare la coltivazione agricola: sono costituiti da piante
resistenti agli insetti o a uno specifico diserbante. Sono gli unici,
per il momento, a essere coltivati all'aperto (in pieno campo)
per la produzione di alimenti destinati alla nutrizione degli animali
e in minor misura alla nutrizione umana diretta. Ancora allo studio
sono gli OT di seconda generazione, sviluppati nel tentativo di ottenere
alimenti con particolari caratteristiche aggiuntive, non solo nutrizionali
(più vitamine, meno grassi, più antiossidanti, ecc.),
ma anche commerciali (per es., a maturazione ritardata). All'orizzonte
si annunciano poi quelli di terza generazione, che consentiranno di
far produrre alle piante vaccini e/o medicinali finora ottenuti mediante
sintesi chimica. Sono veri e propri farmaci e, pertanto, andranno
trattati secondo le norme che regolamentano la ricerca, la produzione
e la commercializzazione in questo settore.
Gli OT di seconda generazione sono detti alimenti funzionali o nutraceutici,
poiché - come indica il nome - sommano alla componente
nutritiva anche quella di un prodotto farmaceutico. Le promesse sono
entusiasmanti, ma occorre considerare che qualsiasi manipolazione
genetica che modifica il contenuto nutrizionale degli alimenti, interferendo
in modo profondo nei processi metabolici, può alterare la concentrazione
di altre componenti, comprese alcune tossine. Per es., inaspettatamente,
il mais BT (resistente alla piralide, una farfalla la cui larva è
particolarmente dannosa per il mais) presenta un elevato contenuto
di lignina (fibra alimentare che agisce sull'assorbimento intestinale
dei grassi) rispetto alla pianta convenzionale; o il pomodoro arricchito
di betacarotene (precursore della vitamina A) presenterebbe, secondo
i primi accertamenti, un basso contenuto di licopene (molecola dal
prezioso ruolo antiossidante).
Emergono quindi alcune domande. Nel caso in cui non ci trovassimo
di fronte allo stesso identico alimento, lo potremo comunque utilizzare
con le stesse modalità di quello convenzionale? Otterremo da
questo alimento gli stessi apporti nutrizionali? Il nutraceutico,
grazie alla presenza di «sostanze fortificanti», ridurrà
l'incidenza di una certa malattia, ma la possibilità
di contrarre altre malattie rimarrà la stessa, diminuirà
o aumenterà? La nostra dieta quotidiana potrà rimanere
invariata, oppure dovrà trasformarsi in relazione alla presenza
di un alimento funzionale che, oltre all'apporto o sottrazione
di quel dato nutrimento, porta con sé altri effetti? In definitiva,
consapevoli del fatto che non esistono «alimenti buoni o cattivi»,
ma solo «regimi alimentari buoni o cattivi», quando il
consumatore potrà utilizzare per la dieta quotidiana un alimento
funzionale, aumenterà o diminuirà la probabilità
di dar luogo a una dieta equilibrata nell'apporto dei fondamentali
fattori nutrizionali? Aumenterà o diminuirà la probabilità
di mantenere o addirittura migliorare lo stato di salute, così
come auspicato?
Vantaggi
Per gli OT nutraceutici appare evidente che il problema dell'accettazione
da parte del consumatore sarà commisurato alle reali capacità
di prevenire malattie. Pensiamo, per es., al «sale iodato»,
largamente ed efficacemente utilizzato per prevenire carenze alimentari
che incidono sulla tiroide. A questo riguardo, sarà compito
della ricerca scientifica fornire dati seri circa gli effetti sulla
salute degli alimenti funzionali, affiché sia possibile informare
correttamente il consumatore circa le caratteristiche di questi alimenti
e consentire una scelta consapevole tramite adeguata etichettatura.
Gli alimenti funzionali transgenici, proprio in relazione alle loro
potenzialità, possono rappresentare un vero e proprio stravolgimento
delle abitudini dietetiche della nostra società, che diviene
sempre più complessa anche dal punto di vista delle scelte
alimentari, con particolare riferimento a quella frangia di popolazione
che potrebbe ricavare enormi benefici dalla presenza di funzionalità
specifiche negli alimenti. Infatti essi consentirebbero anzitutto
di avere cibi privi di sostanze dannose alla salute, come gli allergeni
incriminati o le sostanze nocive per chi soffre di allergie o di intolleranze
alimentari. Inoltre sarebbero accessibili cibi arricchiti di sostanze
che prevengono l'insorgere di determinate malattie o «alimenti
potenziati» capaci di fornire agli atleti una dieta consona
alla loro attività. Tutto ciò può condurre a
una trasformazione della dieta, interrompendosi il collegamento tra
alimento e caratteristiche nutritive normalmente apportate da questo
stesso alimento: la vitamina C sarà presente non solo nelle
arance o nei kiwi, ma anche nel riso, nelle patate e, magari, nel
mais. Potrebbero sommarsi contemporaneamente in un singolo alimento
le caratteristiche nutrizionali che oggi otteniamo con più
alimenti, per cui la dieta quotidiana a base di amido, carne, frutta,
verdura, ecc. potrebbe diventare solo un ricordo del passato. Così
come si può immaginare - come provocazione - la
scomparsa dell'allevamento animale per la produzione di carne,
in quanto le «proteine nobili» potrebbero essere ottenute
in grande quantità dalla coltivazione di specifici OT.
Rischi
Purtroppo, però, le conseguenze dei nutraceutici non sono tutte
favorevoli. Essi dovranno rispondere a requisiti minimi essenziali
di sicurezza alimentare e ambientale, ai quali non è possibile
derogare, riguardanti sia le caratteristiche nutrizionali sia quelle
produttive. Circa le prime, si esige l'assenza di controindicazioni
di ogni tipo, in quanto la sicurezza alimentare del cibo è
un requisito irrinunciabile: il cibo, per sua natura, non deve nuocere
alla salute (per es., è nociva per la salute sia una carenza
sia un eccesso di vitamina A). Inoltre essi dovranno avere una comprovata
azione preventiva nei confronti di talune malattie, svolgendo la propria
attività nell'ambito della normale dieta giornaliera
e non essendo oggetto di una specifica somministrazione, come invece
avviene per i farmaci. Sarà importante che, in termini quantitativi,
il fattore nutrizionale introdotto con la modificazione genetica in
un determinato alimento sia superiore a quello che è normalmente
contenuto in altri alimenti convenzionali: a parità di condizioni,
è inutile un alimento transgenico se è possibile ottenere
la stessa funzionalità da altri alimenti già presenti
sul mercato. Infine essi dovranno essere privi di qualsiasi gene di
resistenza agli antibiotici.
Dal punto di vista delle esigenze agricole e commerciali vi dovrà
essere comprovata possibilità di coesistenza con altre forme
di agricoltura convenzionale e/o biologica: le nuove piante non dovranno
ostacolarne la crescita e lo sviluppo né minacciare la biodiversità.
Inoltre vi dovrà essere separazione netta della filiera distributiva
di questi «prodotti arricchiti» da quella dei prodotti
convenzionali, per evitare la confusione tra gli uni e gli altri da
parte dei distributori e dei consumatori. Il che genererà una
lievitazione dei prezzi, che potrà essere forse contenuta,
ma non del tutto eliminata, dalla possibilità di ricorrere
a tecniche di produzione agricola già adottate per altre piante,
al fine di semplificare la coltivazione in pieno campo e frenare i
costi di produzione. Infatti perché possano affermarsi sul
mercato e risultare reperibili essi dovranno garantire una redditività
favorevole per l'agricoltore, anche a prescindere dalla presenza
di contratti di coltivazione. Sul versante dell'utilizzatore,
sia esso privato o industria di trasformazione, dovrà progressivamente
realizzarsi una disponibilità all'utilizzo di questi
prodotti OT. Inoltre essi non dovranno agevolare comportamenti di
consumo impropri, sia sostituendo indebitamente alimenti convenzionali
sia spingendo per un utilizzo preventivo di situazioni patologiche
in realtà inesistenti.
Anche sul versante del consumo si possono prevedere diverse difficoltà.
Infatti la conservazione casalinga di questi alimenti richiederà
molta attenzione, al fine di evitarne l'assunzione inconsapevole,
soprattutto da parte dei bambini. La attenta valutazione di eventuali
interferenze con altri alimenti funzionali o con altri farmaci renderà
necessaria una dettagliata informazione sulle caratteristiche di questi
prodotti. Peraltro occorrerà evitare che essi siano considerati
dal consumatore alla stessa stregua di un farmaco e come tali siano
assunti. Anche la dinamica dei prezzi potrà favorire comportamenti
alimentari non facili da prevedere e da controllare. Infatti, il prezzo
di mercato dei nutraceutici sarà più elevato, per unità
di peso, di quello degli omologhi prodotti convenzionali, poiché
la domanda di nutraceutici sarà inferiore. Ne conseguirà
un cambiamento nell'assunzione degli altri fattori nutrizionali?
Saranno consumati nelle precedenti quantità, oppure in quantità
ridotta a causa del maggior prezzo del nutraceutico, per mantenere
costante la spesa totale, con effetti imponderabili sugli equilibri
dietetici? Sempre su questo punto, occorrerà verificare se
il prezzo unitario del fattore nutrizionale funzionale sarà
competitivo rispetto alle altre opportunità di acquisizione
della funzionalità presenti sul mercato. Per di più
gli integratori alimentari e le preparazioni farmaceutiche dei fattori
nutrizionali possono risultare più facili da dosare, da trasportare
e da assumere in viaggio o nei luoghi di lavoro, nonché più
costantemente reperibili durante l'intero arco dell'anno,
diversamente da quanto avviene per i prodotti freschi stagionali.
Un ulteriore problema nasce dalla difficoltà di verificare
se essi mantengono la loro attività qualora siano cotti o conservati.
In generale essi aumenteranno le incertezze nutrizionali dei consumatori
e i rischi di frodi alimentari, poiché da una parte circoleranno
anche prodotti con diverso contenuto di principio attivo e dall'altra
non sarà possibile garantire che gli alimenti venduti come
funzionali siano veramente tali.
Il problema di maggior rilevanza comunque riguarda la qualità
dell'alimento funzionale transgenico e il controllo delle sue
caratteristiche. Chi deciderà la quantità di principio
attivo funzionale presente nell'alimento? Chi deciderà
le altre caratteristiche nutrizionali dell'alimento?
Bilancio conclusivo
Data la molteplicità di effetti che i nutraceutici comportano,
la questione centrale consiste nel valutare se questi alimenti funzionali
transgenici rispondono a una reale esigenza dei consumatori: sicuramente
una certa parte potrà trarne beneficio (per es. in caso di
allergie specifiche, di intolleranze alimentari, di particolari condizioni
psico-fisiche come un eccesso o una carenza ponderale, di esigenze
di dieta arricchita di sostanze particolari). Per queste persone la
disponibilità di alimenti funzionali alle loro esigenze comporterà
un aumento di benessere.
Ma il discorso è del tutto diverso per la maggior parte della
popolazione, che non si trova nelle precedenti condizioni. Occorre
allora garantire il diritto di operare una scelta consapevole, in
quanto l'introduzione di alimenti funzionali transgenici potrebbe
modificare una situazione nel complesso accettabile. In particolare,
aumenterebbe il rischio di indurre comportamenti nutrizionali errati,
a causa della contemporanea presenza di alimenti che presentano un
contenuto nutrizionale diverso da quello abituale. Si tratta di un
pericolo reale, che non deve essere sottovalutato. Per questo motivo,
oltre ai sopra citati requisiti minimi di sicurezza, occorrerà
prevedere modalità di vendita dei nutraceutici transgenici,
soprattutto al dettaglio, che impediscano rigorosamente acquisti non
consapevoli, con particolare riferimento alla separazione fisica dei
prodotti funzionali da quelli convenzionali e alla specifica etichettatura,
che non dovrà essere fuorviante o ingannevole. Solo così
saremo sicuri di avere introdotto una innovazione ordinata alle esigenze
di quanti ne hanno veramente bisogno e saremo in grado di tutelare
adeguatamente quanti, al contrario, non vogliono acquistare i nutraceutici
transgenici.
Per saperne di più
AA. VV., OGM: le verità sconosciute di una strategia di
conquista, Editori Riuniti, Roma 2004.
CONSIGLIO DEI DIRITTI GENETICI, La frontiera dell'invisibile.
Nutraceutical, nanobiotecnologie, test genetici, Baldini Castoldi
Dalai, Milano 2005.
MONASTRA G., Maschera e volto degli OGM. Fatti e misfatti degli
organismi geneticamente modificati, Settimo Sigillo, Roma 2002.
TAMINO G., Il bivio genetico. Salute e biotecnologie tra ricerca
e mercato, Edizioni Ambiente, Milano 2001.
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