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Negli ultimi dieci anni, la produzione di Carte dei servizi è
diventata una pratica assai diffusa nella Pubblica Amministrazione
e nel campo dell'erogazione di servizi pubblici ai cittadini.
Con l'espressione «Carta dei servizi» si intende
un documento mediante il quale un ente fornisce ai propri utenti,
attuali e potenziali, informazioni di vario tipo sulla propria organizzazione,
chiarendo quale sia la natura dell'ente stesso: di cosa si occupa;
a chi si rivolge; quali sono i servizi che eroga e come vi si accede;
i livelli di qualità che può garantire; quali sistemi
adotta per la valutazione delle proprie prestazioni; come assicura
la tutela dei destinatari dei servizi stessi, ecc. Pertanto la Carta
è concepita principalmente come uno strumento di comunicazione
atto a migliorare la qualità complessiva dei servizi pubblici
attraverso una maggiore informazione e partecipazione degli utenti
che ne fruiscono.
Le forme e le dimensioni delle Carte variano a seconda della tipologia
e complessità delle organizzazioni che le producono e dei servizi
che esse offrono ai cittadini. Possono essere sintetizzate in un agile
opuscolo oppure assumere l'aspetto e la struttura di un vero
e proprio libro. In ogni caso, benché ogni documento sia prodotto
autonomamente dalla singola organizzazione interessata, quasi tutte
le Carte sono riconducibili a uno schema comune che si ispira alla
direttiva emanata il 27 gennaio 1994 dall'allora Presidente
del Consiglio dei Ministri Carlo Azeglio Ciampi.
La normativa di riferimento
Nel definire alcuni «Principi sull'erogazione dei servizi
pubblici», la direttiva Ciampi ha di fatto adottato per la prima
volta in Italia (sulla scia di un'analoga esperienza iniziata
in Gran Bretagna alcuni anni prima) la Carta dei servizi come strumento
di politica pubblica per la promozione della qualità dei servizi,
ponendo nel contempo le basi per un'ampia diffusione delle Carte
come strumenti delle politiche di qualità dei singoli enti
erogatori di servizi. L'importanza di questo documento nella
definizione dei principi che dovrebbero ispirare l'erogazione
del servizio pubblico sta anche nel fatto che esso non coinvolge soltanto
enti pubblici in senso stretto, ma vincola alle sue linee guida anche
soggetti formalmente privati come le organizzazioni appartenenti al
cosiddetto Terzo settore, che - come è noto - svolgono
un ruolo sempre più attivo nell'offrire prestazioni e
servizi pubblici ai cittadini per conto dello Stato e delle Amministrazioni
locali. Secondo la direttiva, infatti, «sono considerati servizi
pubblici, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione,
quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente
tutelati, alla salute, all'assistenza e previdenza sociale,
alla istruzione e alla libertà di comunicazione, alla libertà
e alla sicurezza della persona, alla libertà di circolazione».
La direttiva è suddivisa in tre sezioni, la prima delle quali
presenta i sei principi base che dovrebbero caratterizzare il servizio
pubblico: uguaglianza, imparzialità, continuità, diritto
di scelta, partecipazione, efficienza ed efficacia. Nella seconda
sezione sono individuati gli strumenti necessari per garantire il
rispetto di tali principi. Essi consistono nella definizione di standard
da garantire agli utenti; nella riduzione, semplificazione e razionalizzazione
delle procedure e degli adempimenti; nel potenziamento delle attività
di informazione e di gestione del rapporto con gli utenti; nel dovere
di valutazione della qualità dei servizi; nell'individuazione
di forme di rimborso nel caso che il servizio non raggiunga per qualità
e tempestività gli standard definiti. La terza sezione
definisce in primo luogo i meccanismi per la tutela degli utenti (grande
attenzione è dedicata alle procedure di reclamo) e successivamente
pone le basi per la corretta applicazione della direttiva stessa,
attraverso la istituzione presso la Presidenza del Consiglio di un
«Comitato permanente per l'attuazione della Carta dei
servizi pubblici».
Alla direttiva del 1994 ha fatto seguito - oltre alla promulgazione
di varie leggi in materia di qualità del servizio pubblico
e di tutela degli utenti - la pubblicazione di «schemi
generali di riferimento» per la redazione delle Carte dei servizi
in vari settori del servizio pubblico (sanità, istruzione,
erogazione di energia elettrica e gas, trasporti, ecc.). Non è
stato ancora promulgato, invece, un analogo schema per il settore
dei servizi sociali, benché questo sia previsto anche dalla
legge n. 328/2000, il cui art. 13 prescrive che ogni ente erogatore
si doti di una Carta dei servizi sociali come condizione necessaria
(anche se, ovviamente, non sufficiente) per l'accreditamento
presso la Pubblica Amministrazione.
Questo processo di innovazione non ha sempre rispettato in maniera
ordinata i tempi e le fasi previsti. Come spesso avviene in Italia
per gli interventi di riforma, infatti, l'impegno legislativo
dispiegato a livello nazionale non ha prodotto quello sviluppo lineare
e omogeneo che era stato prefigurato dal quadro normativo e il Comitato
permanente non è riuscito ad assumere un reale ruolo di coordinamento
e di regia del processo di cambiamento. Tuttavia lo sforzo normativo
ha avuto il merito di creare le condizioni per l'avvio di una
riflessione sulla qualità del servizio pubblico nel nostro
Paese e ha reso possibile (grazie anche all'impegno di singole
realtà istituzionali, quali il Dipartimento della Programmazione
del Ministero della Sanità o i Provveditorati agli studi) il
diffondersi di valide iniziative ed esperienze, specialmente nei settori
della sanità e dell'istruzione.
All'origine della Carta
Ovviamente, la nascita e la diffusione della Carta dei servizi -
intesa come strumento di comunicazione pubblica e di promozione della
qualità dei servizi ai cittadini - non è semplicemente
un effetto meccanico della direttiva del 1994, ma si colloca (come
la direttiva stessa) all'interno di un lungo processo di riforma
che dalla fine degli anni Ottanta ha cominciato a ridefinire i termini
del rapporto tra le Pubbliche Amministrazioni e i propri utenti, e
dunque tra Stato e cittadini. Tale trasformazione può essere
a sua volta inquadrata all'interno di mutamenti di più
ampia portata, innescati dalla progressiva erosione delle strutture
e dei modelli di Welfare State in molti Paesi europei. Semplificando,
ciò è avvenuto con il concorso di vari fattori: la mancanza
di risorse a disposizione per gli interventi statali che ha reso sempre
più difficile il mantenimento e l'ampliamento dell'impianto
dello Stato sociale; il riaffermarsi di una visione liberale che vede
nell'agire individuale e nei meccanismi della libera concorrenza
il modo migliore di rispondere ai vecchi e nuovi bisogni dei cittadini;
una crescente insofferenza nei confronti del prelievo fiscale e una
sostanziale indifferenza rispetto al suo valore redistributivo e sociale.
Da notare inoltre il ruolo non irrilevante giocato in vari Paesi dal
coinvolgimento del ceto politico nelle indagini giudiziarie sulla
corruzione e sul cattivo uso della ricchezza pubblica (si pensi alla
«tangentopoli» italiana).
Questi sono alcuni tra gli elementi che da un lato hanno contribuito
a ridimensionare il ruolo dello Stato nella erogazione dei servizi
pubblici, dall'altro hanno richiesto l'avvio di processi
di riforma volti a riguadagnare la fiducia da parte dei cittadini.
In tale contesto si situano dunque sia gli interventi di modernizzazione
della Pubblica Amministrazione (tramite la razionalizzazione del funzionamento
dell'apparato burocratico e una maggiore trasparenza delle procedure)
succedutisi negli anni Novanta, sia lo sviluppo della cultura della
comunicazione pubblica (con l'obiettivo di promuovere uno scambio
informativo reciproco tra cittadini e Stato).
Questi processi di trasformazione, pur avendo una comune dimensione
internazionale, hanno ovviamente assunto forme e caratteristiche coerenti
con la storia e la cultura dei singoli Paesi in tema di servizi, cittadinanza
e Pubblica Amministrazione. In Gran Bretagna, ad esempio, l'accento
delle riforme - in particolare dei progetti di Carta dei servizi
- è stato posto sul potenziamento del mercato dei servizi
pubblici e del diritto di scelta da parte del cittadino; in Francia
l'attenzione è stata rivolta allo sviluppo della consapevolezza
del personale pubblico circa il proprio ruolo di garanti dei diritti
sanciti dalla Costituzione; in Belgio, come del resto in Italia, ci
si è particolarmente concentrati sulla definizione dei diritti
e dei doveri reciproci di Stato e cittadini.
A che cosa e a chi può servire la Carta dei servizi
La Carta dei servizi è uno degli strumenti su cui si è
investito maggiormente nell'ambito dei programmi di sviluppo,
di valutazione e di comunicazione della qualità nel settore
dei servizi pubblici. Essa è inoltre l'unico strumento
codificato dal quadro normativo. Le Carte censite nel nostro Paese
si contano ormai a migliaia, con una maggiore concentrazione nel settore
socio-sanitario e in quello scolastico. Tuttavia alla loro diffusione
non sembrano sempre corrispondere una grande visibilità nei
confronti dell'utenza (che spesso ne ignora l'esistenza)
e un reale impatto sulla qualità complessiva delle organizzazioni
interessate (che in molti casi le vivono come ulteriori adempimenti
burocratici privi di significato reale). Una volta prodotte, poi,
molte Carte non vengono più aggiornate, diventando obsolete
e dunque inutilizzabili. D'altra parte, si può affermare
che nei Paesi europei in cui è stata sperimentata, la Carta
dei servizi non sembra avere avuto particolari effetti positivi, nonostante
ingenti investimenti.
Come notano studiosi della materia e consulenti che collaborano con
le organizzazioni nella fase di redazione, i vincoli e le difficoltà
nella elaborazione di una Carta che sia efficace in termini tanto
di comunicazione all'esterno quanto di valutazione della qualità
del servizio, sono molteplici e probabilmente insiti non tanto in
ostacoli esterni quanto nella complessa ambiguità dello strumento
in sé. L'elaborazione di una Carta dei servizi implica
certamente uno sforzo di comunicazione e dunque di apertura all'esterno,
tuttavia richiede uno sforzo che non sia meramente informativo: per
dire agli altri «chi siamo, che cosa facciamo e come lo facciamo»,
per scrivere cioè il cuore della Carta, occorre prima gettare
uno sguardo all'interno, capire «chi siamo, che cosa facciamo
e come lo facciamo»; occorre cioè riflettere sull'organizzazione,
analizzarne le virtù ma anche i nodi critici, mettere a nudo
eventuali aspetti sgradevoli delle pratiche professionali e organizzative,
accettare la pratica della valutazione non come una persecuzione ma
come un occasione di miglioramento qualitativo.
Pur essendo un atto comunicativo, dunque, la Carta dei servizi mette
in gioco continuamente la dimensione organizzativa e sollecita con
urgenza cambiamenti che può solo suggerire ma non realizzare
direttamente, essendo uno strumento la cui portata è tutto
sommato abbastanza circoscritta. Probabilmente, il motivo per cui
molte Carte restano «lettera morta» sta nel fatto che
si tende a produrle trascurando l'importanza di un ascolto attento
dell'organizzazione e degli utenti durante la elaborazione dei
principi, degli impegni e degli obiettivi di qualità che si
assumono con la Carta stessa. Al contrario, gli esempi più
interessanti ed efficaci di Carte dei servizi sono quelli in cui il
documento finale è il risultato di processi di partecipazione
che coinvolgono un ampio numero di soggetti (personale delle organizzazioni,
utenti, ecc.) e in cui l'elaborazione della Carta costituisce
l'occasione per una riflessione collettiva sulle concrete declinazioni
della qualità in uno specifico servizio pubblico. Queste esperienze
di costruzione partecipata delle Carte possono costituire una risorsa
importante per il miglioramento della qualità dei servizi pubblici,
specie di quelli sociali, e dell'esercizio reale dei diritti
costituzionali da parte dei cittadini/utenti.
Per saperne di più
BORTOLOTTI A. - MAINO G., La carta dei servizi. Manuale pratico,
Carocci, Roma 2003.
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 gennaio
1994, Principi sull'erogazione dei servizi pubblici, in
G.U. 22 febbraio 1994, n. 43.
MANFREDI F. - MAINO G. (edd.), Il governo e la comunicazione
della qualità, Egea, Milano 2000.
RUFFINI R., La carta dei Servizi. Valutazione e miglioramento della
qualità nella pubblica amministrazione, Guerini e Associati,
Milano, 2004.
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