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Quando si parla di software libero non si fa riferimento solo a tecnologie
informatiche, ma a un'impostazione di pensiero nata negli anni
'60 in università come Stanford, Berkeley, Carnegie Mellon
e MIT (Massachusetts Institute of Technology). Allora scoperte e informazioni
potevano circolare velocemente all'interno di una comunità
di tecnici e il codice sorgente del software rappresentava un valore
comune.
Iniziamo con alcune precisazioni terminologiche. Con software
si intende l'insieme dei programmi che fanno funzionare un computer
o gli permettono di realizzare le operazioni desiderate (videoscrittura,
fogli elettronici, gestione di database, ecc.), mentre l'hardware
è la parte fisica, cioè le componenti elettriche, elettroniche
e meccaniche (memoria centrale, disco rigido, ecc.). Il codice sorgente,
invece, è il «testo» di un programma, un listato
di righe che definisce le operazioni che il computer compie per svolgere
le funzioni previste dal programma stesso. La tendenza degli ultimi
trent'anni del mercato del software è quella di
fornire solo la versione «eseguibile» dei programmi: la
macchina può cioè eseguire le istruzioni, che non sono
però intelliggibili per gli utenti; i produttori di programmi
tengono invece per sé il codice sorgente in nome di un vantaggio
competitivo. In senso inverso si muove il software libero,
che non solo fornisce il codice sorgente, ma permette di studiarlo,
modificarlo e ridistribuirlo.
Storia di un pensiero
Nel 1971 un neolaureato in fisica, Richard Stallman, entra a far parte
dei laboratori di Intelligenza Artificiale del MIT. Per dieci anni
lavora in modo stimolante e le evoluzione tecniche vengono condivise
fra i programmatori; poi, lungo il decennio successivo, il business
dell'informatica si sposta dall'hardware al software
e inizia lo smantellamento della comunità hacker, cioè
della comunità degli appassionati e studiosi di informatica
e di programmazione.
Ad accaparrarsi risultati e tecnici del MIT sono principalmente due
neonate società: la Lisp Machine Inc. (LMI) e Symbolics. Stallman
rifiuta questa situazione e, dopo aver tentato di riscrivere applicazione
per applicazione quello che è stato scippato alla comunità,
punta a un nuovo obiettivo: un movimento che collabori alla realizzazione
di software libero e che garantisca diritti come la libera esecuzione
di un programma, lo studio del suo codice sorgente, la sua modifica
e ridistribuzione gratuita o a pagamento.
Si verificarono intanto altri eventi importanti: l'avvio del
progetto GNU - il nome è la contrazione di GNU's
not Unix - e nel 1985 la nascita della Free software
Foundation, che realizzò celebri programmi ancora oggi utilizzati.
Fu poi la volta della realizzazione di un primo kernel, il
cuore del sistema operativo (per sistema operativo si intende il programma
che gestisce le funzionalità di base di un computer, come il
controllo della memoria, del disco rigido, del video, della tastiera
e del mouse): era HURD (Hird of Unix-Replacing Daemons), progettato
da Thomas Bushnell. Fu a quel punto che prese avvio lo sviluppo di
un altro sistema operativo a opera di uno studente finlandese ventunenne,
Linus Torvalds, che si cimentò nella realizzazione di un clone
di Minix, strumento didattico di Andrew Tanenbaum, olandese, docente
universitario di informatica. Linux, questo il nome del programma,
riuscì a radunare una folta schiera di programmatori e tecnici
disposti a collaborare al suo sviluppo.
Nel 1997 si ebbe un nuovo giro di boa con il saggio La cattedrale
e il bazar di Eric Raymond, in cui si esaminavano le ragioni per
cui il modello di libertà della comunità hacker si era
diffuso in modo così capillare. Intanto la società Netscape,
incalzata dalla concorrenza di Microsoft, che aveva cominciato a distribuire
gratuitamente Internet Explorer, il 22 gennaio 1998 rese disponibile
il codice sorgente di Navigator 5.0, mentre un gruppo di personaggi
di spicco, tra cui Eric Raymond, Bruce Perens e Tim O'Reilly,
creò la Open Source Initiative per un duplice scopo: promuovere
i vantaggi dell'apertura del software e certificare le
licenze secondo i criteri previsti dalla Open Source Definition.
Il caso Netscape, da cui si sviluppò Mozilla (pacchetto di
software libero composto da programma di navigazione su Internet,
posta elettronica e chat, e da un'applicazione per realizzare
pagine web), non restò isolato. IBM, Oracle e Corel,
tre fra le maggiori imprese del settore informatico, annunciarono
l'esplicito sostegno a Linux, mentre la società RedHat,
attuale leader di mercato per la fornitura alle imprese di
programmi applicativi basati sulla filosofia open source, godeva
di notevoli investimenti per il suo avvio. Intanto International Data
Corporation, società di consulenza e ricerche di mercato specializzata
nel settore informatico, prevedeva una quota del 25% del mercato server
(cioè dei computer che forniscono servizi all'interno
di una rete) per il nuovo sistema operativo, dietro Microsoft Windows
NT/200x con il 38%.
Software libero e diritto
Il software libero viene distribuito nel rispetto della legislazione
sul diritto d'autore, cioè allegandovi una licenza che
ne definisce i termini di studio, utilizzo, modifica e ridistribuzione.
Generalmente il software non libero ha licenze che definiscono i termini
di utilizzo: dato che non viene fornito il codice sorgente, studio
e modifica non sono infatti possibili. Più in generale, a parte
il cosiddetto software di «pubblico dominio» - o
public domain - tutte le applicazioni hanno una licenza d'uso;
quando si «acquista» del software commerciale, in termini
strettamente giuridici non viene trasferita all'acquirente la
proprietà del prodotto, ma gli viene solo concessa una licenza
d'uso: il prezzo pagato ne rappresenta il costo.
Provocatoriamente Richard Stallman introdusse il termine di «copyleft»
in opposizione a quello di copyright. Un programma soggetto a «copyleft»
garantisce le quattro libertà che definiscono il software
libero: utilizzare, studiare, modificare e ridistribuire il programma;
le clausole sulla ridistribuzione richiedono inoltre il rispetto delle
condizioni fissate dalla licenza originale. Esistono più licenze
ritenute valide dalla Free software Foundation per la divulgazione
del software libero; i siti Internet della Fondazione e dei
suoi affiliati in Europa e in India ne sono il punto di riferimento.
Le licenze più note sono la GNU/GPL (General Public License)
e la GNU/LGPL (Lesser GPL); tutte garantiscono le quattro libertà
che definiscono il software libero, tutelando l'autore
del programma e dando ad altri la possibilità di studiare,
condividere, migliorare e ridistribuire quello specifico prodotto
dell'ingegno.
È evidente che la validità giuridica di una licenza
è soggetta alle legislazioni nazionali nell'eventualità
di violazioni. Per violazione si può intendere, ad esempio,
il caso in cui un programma rilasciato come software libero viene
inserito in un altro programma dagli scopi più generali e distribuito
senza il codice sorgente, rendendone così impossibili la modifica,
lo studio e il miglioramento.
Finora non esiste una casistica giudiziaria di riferimento a livello
europeo. Solo di recente, a Monaco di Baviera, si è registrato
il primo successo giudiziario della GNU/GPL: una società tedesca,
distributrice di un apparato di rete con proprio software installato,
ha ricevuto un'ingiunzione per violazione della licenza GNU/GPL
proprio per la mancata ridistribuzione del codice sorgente di un programma
sviluppato utilizzando «pezzi» di software libero. In
qualità di primo banco di prova questo resta un caso emblematico,
di cui tutti gli interessati seguiranno l'evoluzione, qualunque
ne sia l'esito finale.
Amministrazione e rischi legislativi
Il software libero ha lasciato da tempo gli spazi dell'accademia.
Varie amministrazioni tedesche, spagnole e francesi si sono convertite
al software libero. Si pensi, a titolo di esempio, alla risoluzione
della città tedesca di Schwäbisch Hall, alle posizioni
del Bundestag sulla sicurezza dei prodotti informatici, ai programmi
della regione spagnola dell'Extremadura e ai nuovi contratti
d'acquisto pubblico dell'Union des Groupements d'Achats
Publics in Francia. Il Brasile è il caso più celebre
di politiche di superamento del digital divide - fenomeno
di arretratezza tecnologica di una nazione o di una fascia sociale
- tramite l'utilizzo di software libero, mentre
a Goa (India) si sta recuperando hardware obsoleto attraverso applicativi
liberi. Risoluzioni governative favorevoli al software libero
sono state approvate a Taiwan, in Argentina, Cina e Corea del Sud.
Anche l'Italia è interessata da questo fenomeno. Lo confermano
un disegno di legge firmato dal sen. Fiorello Cortiana (Verdi) e una
proposta di legge presentata dall'on. Pietro Folena (DS), entrambi
volti all'introduzione del software libero nella pubblica amministrazione.
In Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia sono state proposte leggi di
analogo tenore, mentre mozioni attinenti a questa problematica sono
state presentate ai Consigli comunali di Firenze, Lodi, Bologna, Torino
e Argenta (FE), e a quello provinciale di Pescara.
Attualmente, tuttavia, il panorama legale per quanto riguarda la crescita
del software libero subisce le minacce di recenti provvedimenti.
Nel maggio 2004 si è avuta una votazione del Consiglio dei
Ministri dell'UE favorevole all'introduzione dei brevetti
software nel vecchio continente. Se i giochi su questo argomento
sono ancora parzialmente aperti perché si deve attendere un
nuovo pronunciamento del Parlamento di Strasburgo, altre insidie arrivano
da direttive dell'UE come l'IPRED (Intellectual Property
Enforcement Directive), per il rafforzamento della protezione
della proprietà intellettuale, e dalla precedente EUCD (European
Union Copyright Directive), volta a un irrigidimento del diritto
d'autore.
Se si istituiscono o si mantengono divieti alla divulgazione dei dati
scientifici o allo studio di software per l'intercomunicazione
tra sistemi, difficilmente si potrà arrivare a una democratizzazione
dell'informatica. Questo penalizzerà sia i cittadini,
costretti a subire limitazioni nella scelta dei programmi, a vantaggio
dei grandi produttori di software; sia le amministrazioni pubbliche
e le aziende, che si troveranno vincolate a scelte tecnologiche che
non creano ricchezza interna in termini di competenze e risorse economiche;
sia infine la ricerca, che resterà imbrigliata nell'ambito
dei laboratori con scarsa possibilità legale di confronto con
l'esterno.
Software libero per la promozione della conoscenza
Le potenzialità di utilizzo del software libero nella
scuola sono moltissime: dalla realizzazione dei servizi per le reti
scolastiche fino allo sfruttamento della potenzialità di questo
software come strumento di approfondimento e studio nelle scuole
tecniche. Per gli istituti che si occupano di formazione alla programmazione,
grazie al software libero è a disposizione una biblioteca
impressionante di «libri» (un sito di diffusione di software
libero come <www.sourceforge.net>
contiene più di 80 mila progetti) da utilizzare come «banco
di studio e prova».
Per tutti i tipi di scuola vi è la concreta possibilità
di risparmiare i costi di acquisizione delle licenze. Inoltre basare
le reti e i laboratori scolastici su software libero favorisce
la possibilità, da parte dei ragazzi, di replicare sul computer
di casa la dotazione di programmi disponibile a scuola, senza alcun
onere economico per le famiglie, tra l'altro anche grazie al
fatto che le applicazioni distribuite come software libero
sono disponibili per un'ampia gamma di piattaforme hardware
(Intel, AMD, PowerPC Apple, ecc.) e di sistemi operativi (Linux, Windows,
MacOS, PalmOS, ecc.).
In base alle indagini dell'Osservatorio Tecnologico del Ministero
dell'Istruzione, uno degli ostacoli a una maggiore diffusione
del software libero nelle scuole è la mancanza di figure tecniche
competenti. È possibile affrontare in modo sistemico questo
problema? Un esempio è il programma avviato nel 1999 dal Governo
regionale dell'Extremadura, insieme ad altre istituzioni ed
enti di ricerca. Si tratta di un articolato intervento di diffusione
delle nuove Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione
(TIC) per raggiungere gli obiettivi di: 1) garantire a tutti i cittadini
l'accessibilità alle infrastrutture e ai servizi della
società dell'informazione; 2) promuovere la formazione
dell'intera popolazione alla conoscenza delle TIC, sia nelle
città sia nelle aree rurali; 3) sfruttarne le potenzialità
in campo economico.
Durante l'elaborazione del progetto, gli ideatori giunsero alla
conclusione che il suo successo sarebbe dipeso in larga parte dal
software utilizzato. Per questo motivo promossero la costruzione di
una piattaforma (una «distribuzione»), costituita da un
sistema operativo e da un insieme di applicazioni, completamente basata
su software libero. Questa scelta consentiva di riportare sotto il
controllo del progetto il fattore software e di finire sicuramente
il lavoro. La «distribuzione» sopra citata, chiamata GNU/LinEx,
è stata installata nelle scuole (fra gli obiettivi vi era quello
di arrivare a disporre di un computer ogni due studenti), all'interno
della pubblica amministrazione, nei centri di alfabetizzazione. I
corsi di formazione avviati hanno coinvolto l'80% degli insegnanti,
mentre l'uso di software libero, in una regione caratterizzata
da una elevata dispersione della popolazione sul territorio, ha incontrato
l'entusiasmo dei ragazzi, perché consente di collegarsi
«in rete» tramite il computer con migliaia di persone,
condividendo, sviluppando e arricchendo costantemente un patrimonio
di conoscenze disponibile gratuitamente a tutti.
Per saperne di più
BECCARIA A., Il motore economico nell'adozione del software
libero da parte dei Paesi in via di sviluppo, <www.annozero.org/shalom/paper_digital_divide.pdf>.
CASTRO-CASTRO C., «Free software in Extremadura: LinEx»,
in Upgrade, 2 (2003), <www.upgrade-cepis.org/issues/2003/2/up4-2Castro.pdf>.
<www.catb.org/~esr/writings/cathedral-bazaar/cathedral-bazaar>
(La cattedrale e il bazar).
<www.fsfeurope.org>
(Free software Foundation Europe).
<www.gnu.org/gnu/thegnuproject.it.html>
(progetto GNU).
<www.opensource.org>
(Open Source Definition).
<www.softwarelibero.it>
(ASSOLI - Associazione Software Libero).
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