| |
Il termine «telelavoro» nasce negli anni Settanta, quando
Jack Nilles, docente all'Università della California,
ha coniato il vocabolo «telework» definendolo
come «ogni forma di sostituzione dei viaggi di lavoro tramite
l'utilizzo dell'information technology».
A partire da tale definizione, diverse ne sono state proposte successivamente.
Tra queste, possiamo ricordare quella fornita dal BIT (Ufficio Internazionale
del Lavoro) di Ginevra, che definisce telelavoro «qualsiasi
forma di lavoro effettuata in luogo distante dall'ufficio centrale
o dal centro di produzione e che implichi una nuova tecnologia che
permetta la separazione e faciliti la comunicazione». Alcuni
elementi sembrano ricorrere; una rapida carrellata può aiutare
pertanto a comprendere meglio le caratteristiche di quella che in
molti definiscono «la nuova frontiera del lavoro».
Il primo tratto distintivo è rappresentato dalla distanza tra
i soggetti coinvolti nel rapporto di lavoro: lavoratori, clienti e
datori di lavoro operano, infatti, in uno spazio solo tecnicamente
(e non fisicamente) ravvicinato. Si dematerializzano, pertanto, i
vincoli spaziali che hanno da sempre caratterizzato le attività
lavorative in favore della creazione di un luogo virtuale in cui svolgere
le diverse professioni.
Il secondo elemento è rappresentato dalla flessibilità
di erogazione del lavoro: il telelavoro può costituire, infatti,
una modalità esclusiva di gestione dell'attività
lavorativa da svolgersi in un luogo distante dalla sede centrale,
ovvero una forma di lavoro da alternare alla quotidiana presenza nella
sede di lavoro o, infine, un sistema per risolvere problemi logistici
(come la mancanza di spazi e attrezzature) o soddisfare particolari
esigenze dei lavoratori come la maternità o la cura di familiari
disabili.
Infine, sempre tra le caratteristiche che definiscono il termine,
ricordiamo l'autonomia tecnico-operativa, non solo di chi lavora
a distanza, ma anche del rapporto con i referenti del proprio lavoro:
un elevato volume di scambio di informazioni aumenterebbe, infatti,
i costi di produzione, vanificando in tal modo il vantaggio economico
che deriva dal decentramento fisico. Sul piano operativo, l'autonomia
si traduce nella necessità di assicurare uno stock
di attrezzature atte a garantire un efficiente svolgimento delle attività
«telelavorabili» e, al contempo, una comunicazione efficiente
e fluida con gli altri soggetti coinvolti nell'attività
lavorativa (colleghi, superiori, clienti, ecc.).
Origini del telelavoro
Le ragioni della nascita del telelavoro si fondano su una serie di
fattori di natura economica, sociale e tecnologica che hanno provocato
negli ultimi decenni un profondo mutamento di tipologie, contenuti
e modalità di svolgimento del lavoro.
In tale contesto, da alcuni studiosi definito «post-industriale»,
si segnala in primo luogo la veloce diffusione della tecnologia dell'informazione
e della comunicazione che ha consentito la delocalizzazione delle
attività «immateriali» (che comportano il trattamento
di dati e informazioni) e hanno reso ininfluente la presenza fisica
dei lavoratori all'interno delle tradizionali sedi di lavoro.
Inoltre, si è registrata una tendenza allo spostamento delle
attività economico-produttive lontano dalle grandi aree urbane,
caratterizzate sempre più da problemi di congestione del traffico
(da cui, in primis, alti tassi d'inquinamento e gravi problemi
di accesso ai luoghi di lavoro) e da elevati costi degli immobili.
Infine, l'affermazione, in strati sempre più ampi della
popolazione, di nuove necessità che spingono gli individui
a ripensare il confine tra attività lavorative e tempo libero,
con una propensione verso un'autogestione di tempi, luoghi e
modi.
Tipologie
Nel corso degli anni, abbiamo assistito a differenti applicazioni
del telelavoro. Riportiamo, di seguito, gli esempi più significativi.
1) Telelavoro a domicilio. - Si tratta della tipologia più
diffusa e risponde probabilmente all'immaginario collettivo
che vuole il «telelavoratore» finalmente affrancato dalla
necessità quotidiana di recarsi al luogo di lavoro, libero
di gestire autonomamente le proprie attività utilizzando personal
computer, modem, fax e altri strumenti informatici.
2) Impresa virtuale. - Secondo alcuni esperti dell'economia
nordamericana, tale applicazione del telelavoro può essere
un ottimo strumento per tentare di vincere la concorrenza di economie
caratterizzate da bassi costi di produzione. Essa opera quasi esclusivamente
attraverso Internet, offrendo beni e servizi immateriali come la realizzazione
di software, l'elaborazione di dati o la gestione della
contabilità aziendale.
Il principale vantaggio di tale tipo di organizzazione aziendale risiede
nella sostanziale riduzione dei costi da parte dell'impresa,
la quale, in tal modo, non necessita della creazione di nuove sedi
sul territorio.
3) Centro di telelavoro o telecentro. - Con tale termine si
indica un luogo condiviso da più lavoratori e munito di attrezzature
utili allo svolgimento delle attività lavorative. Il telecentro,
di proprietà di una singola azienda o di un consorzio di aziende
o anche di un'impresa che affitta le postazioni ai telelavoratori,
riduce le spese di gestione dell'impianto ripartendone i costi
tra i diversi utilizzatori.
4) Telelavoro mobile. - Esso prevede l'assenza di un luogo
fisso di lavoro. Largamente utilizzato da rappresentanti di commercio,
tale applicazione del telelavoro consente di inviare ordinativi, consultare
listini e ricevere informazioni in tempo reale.
5) Team virtuale. - Interessante, e per certi versi
suggestiva, versione del telelavoro che vede un gruppo costituito
da lavoratori, operanti anche in Paesi distanti tra loro, impegnati
nella realizzazione di un progetto comune. I vantaggi offerti dalle
tecnologie informatiche possono allora essere impiegati dai lavoratori
per scambiarsi informazioni e dati oppure dialogare tra loro in videoconferenza.
6) Telecottage. - Già sperimentate in Scandinavia
e in alcune regioni francesi, irlandesi e inglesi, le cosiddette «villette
di telelavoro» hanno consentito di portare le moderne tecnologie
anche nelle zone rurali più sperdute, lontane dai grandi centri
abitati. Tale versione del telelavoro che coniuga il perseguimento
di obiettivi economici con finalità di carattere sociale, è
riuscita a riconvertire edifici pubblici e villette di campagna in
centri dotati di strumenti informatici da offrire alla popolazione
locale. Due i principali vantaggi derivanti da tale applicazione:
notevole riduzione del pendolarismo verso i centri urbani e rigenerazione
economica delle zone interessate.
Alcuni dati
Una ricerca realizzata nel 1999 nell'ambito del Progetto ECATT,
finanziato dalla Commissione europea, stimava in 9 milioni i telelavoratori
nell'UE (6% della popolazione attiva), di cui 720.000 in Italia,
pari al 3,6% della forza lavoro nazionale: cifre, quelle riferite
al nostro Paese, che mostrano una decisa progressione, se si pensa
che nel 1994 gli addetti al telelavoro rappresentavano solo lo 0,5%.
Anche le previsioni si muovono sulla medesima linea: l'indagine
denominata «Telework 2005» prevede che, entro
un paio di anni, la quota rappresentata dal telelavoro si sarà
triplicata.
Il trend positivo non coinvolge il mero dato quantitativo;
secondo la stessa ricerca, a cambiare sarà anche la tipologia:
dall'utilizzo di risorse umane qualificate per impieghi di basso
profilo si passerà a una sempre maggiore diffusione del lavoro
flessibile (categoria in cui rientra il telelavoro), non necessariamente
legato alla concezione di una forma di lavoro meno dignitosa rispetto
a quelle tradizionali. Quindi, a essere coinvolti nell'alveo
delle attività telelavorabili non dovrebbero essere solo, ad
esempio, gli addetti ai call center o i consulenti, ma anche
i quadri medio-alti delle imprese private e della pubblica amministrazione.
Alcune applicazioni concrete
Nonostante la penetrazione delle tecnologie necessarie alla diffusione
del telelavoro non abbia raggiunto in Italia i livelli registrati
in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, anche nel nostro Paese si registrano
casi concreti di lavoro a distanza: si va così dall'esperienza
della telemedicina alla teledidattica, passando attraverso i telelavoratori
del servizio assistenza clienti di una compagnia telefonica che rispondono
ai clienti dalle proprie abitazioni. Ecco, di seguito, alcune delle
applicazioni più interessanti.
1) Progetto Nexus. - Nasce da un accordo stipulato tra il Comune
di Roma e Telecom Italia finalizzato a una maggiore diffusione della
comunicazione via cavo nell'intera area metropolitana, attraverso
la creazione di telecentri in cui allestire attrezzature necessarie
all'utilizzo e alla pratica del telelavoro. Il primo di questi
telecentri, denominato «Centro di Telelavoro Roma Nexus»,
è stato creato nel 1997 e offre una serie di servizi che va
dall'accesso a Internet e alla posta elettronica, all'accesso
a programmi applicativi aziendali, fino alla possibilità di
fruire di strumenti di videoconferenza e videocomunicazione.
2) Alteretto Glocal Village. - Si tratta di un esperimento in
via di realizzazione ad Alteretto, in provincia di Torino, che si
pone, da un lato, l'obiettivo di recuperare un borgo medievale
a rischio di spopolamento e, al contempo, di fornire alle popolazioni
locali le più moderne tecnologie informatiche e telematiche.
Il progetto prevede l'installazione di una centrale telefonica
collegata alla rete ISDN, di un server connesso alla rete Internet
e di un impianto centralizzato di ricezione di canali televisivi satellitari.
Un sistema, quello previsto dagli ideatori, che parte dalla dimensione
locale, garantita dal restauro dei manufatti, per arrivare a creare
un centro multimediale dove gli abitanti di Alteretto potranno non
solo svolgere attività professionali attraverso il telelavoro,
ma anche formarsi e specializzarsi nell'utilizzo dei più
innovativi strumenti di comunicazione.
3) Telelavoro dell'Appennino reggiano. - Lo scopo del
progetto è duplice: da un lato intende contrastare il progressivo
abbandono della montagna reggiana da parte di persone in cerca di
lavoro; dall'altro tenta di ridurre il fenomeno del pendolarismo
cui sono costretti coloro che trovano un'occupazione in pianura.
Sperimentato a Castelnovo ne' Monti, in provincia di Reggio
Emilia, l'intervento ha creato un centro servizi che, a un'area
adibita ad attività di telelavoro, ha progressivamente affiancato
una serie di attività nell'ambito del call center,
della formazione e della creazione di nuove imprese.
Per saperne di più
BRACCHI G. - CAMPODALL'ORTO S. (edd.), Progettare
il telelavoro, Angeli, Milano 1997.
MACAIONE R., Aggiornamenti giuridici ed economici sul telelavoro,
Tesi di specializzazione Sylff presso l'Istituto di Formazione
Politica «Pedro Arrupe», Palermo 1999.
SCARPITTI G. - ZINGARELLI D. (edd.), Il telelavoro. Teorie
e applicazioni, Angeli, Milano 1999.
<www.societaitalianatelelavoro.it>.
<www.telelavoro.it>.
<www.telelavoro.rassegna.it>.
|