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Lessico oggi - marzo 2003
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| Turismo sostenibile | |
| Paolo Corvo |
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Il movimento turistico ha ormai raggiunto dimensioni globali, contando quasi 700 milioni di persone che lasciano ogni anno i propri Paesi per raggiungere le varie parti del pianeta, 127 milioni che lavorano nelle strutture e nei servizi del settore, un volume di scambi economici mondiali che supera tutte le altre voci nelle statistiche degli organismi internazionali (cfr Aggiornamenti Sociali, 5 [2002] 398-409). Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale del Turismo (omt) nel 2020 più di un miliardo e mezzo di persone, guerre e terrorismo permettendo, gireranno il mondo a fini turistici. In un'epoca di globalizzazione il turismo può dunque rappresentare un efficace strumento di conoscenza e di dialogo tra popoli e culture diverse, ma nella pratica turistica questo aspetto viene spesso trascurato ed anzi si assiste a fenomeni di sfruttamento, che qualcuno ha definito neocolonialisti, considerando anche che l'80% dei viaggi è compiuto da cittadini di soli 20 Paesi.
I danni da turismo Non mancano certo esempi di come il turismo, soprattutto quello di massa, abbia prodotto guasti forse irreparabili al paesaggio e alle culture ospitanti. Sul piano ambientale basti pensare alla cementificazione delle coste di ogni parte del mondo per creare villaggi turistici o grandi strutture alberghiere, agli elevati consumi di acqua per le piscine o per i campi da golf costruiti in zone semidesertiche, all'inquinamento che può intaccare le barriere coralline, come è accaduto, ad esempio, a Bali, in Indonesia. Nell'ambito socioculturale l'impatto del movimento turistico può essere altrettanto pericoloso, provocando la crisi delle comunità ospitanti, con il progressivo disgregarsi del loro patrimonio cognitivo, normativo, valoriale a causa del contatto con turisti che non sembrano mostrare alcun interesse per l'autenticità dell'incontro, né si pongono problemi sugli effetti della loro presenza. Ancor più drammatico è l'effetto di alcune pratiche perverse, come il cosiddetto turismo sessuale, che ha come mete soprattutto alcune nazioni asiatiche e che mette in atto un vero e proprio ricatto economico, sfruttando la povertà di alcune popolazioni per appagare gli istinti di individui senza dignità, che talvolta praticano anche la pedofilia (le stime dell'onu parlano di almeno 10 milioni di bambini vittime di violenze sessuali da parte di turisti). Anche sotto il profilo meramente economico il turismo non porta necessariamente benessere: spesso infatti il ricavato dell'industria turistica è quasi esclusivo appannaggio delle multinazionali e dei grandi tour operator che gestiscono il business delle vacanze, mentre le popolazioni locali fungono da sfondo, da scenario, magari esotico o folcloristico, oppure restano completamente escluse dall'organizzazione dei viaggi. Nel complesso, dunque, un turismo caratterizzato dalla sola dimensione consumistica non può che creare danni gravi all'ecosistema e alle culture locali, che nel migliore dei casi vengono banalizzati e strumentalizzati. Naturalmente le popolazioni locali hanno acquisito consapevolezza di tali problemi e in questi ultimi anni sono sorti in diverse parti del mondo gruppi e movimenti che si oppongono allo sfruttamento delle risorse naturali, umane e culturali delle aree ad alta densità turistica. Queste realtà associative si sono proposte la sensibilizzazione dei turisti a un utilizzo migliore e più produttivo del loro tempo libero, organizzando incontri di conoscenza delle regioni da visitare e alimentando il desiderio di autenticità già presente in molte persone, stanche e deluse dalle pratiche del turismo di massa. Anche a livello degli organismi internazionali vi è stata una presa di coscienza dei problemi derivati da un impatto turistico devastante, e nella seconda metà degli anni '80 si è cominciato a discutere di turismo sostenibile, come modalità rispettosa e valorizzatrice delle culture locali.
Un turismo per lo sviluppo Il termine turismo sostenibile deriva dal concetto di sviluppo sostenibile, elaborato nel rapporto Our Common Future (1987), detto anche Rapporto Brundtland, dal nome del Primo ministro norvegese che in quell'anno presiedeva la Commissione Mondiale sull'Ambiente e lo Sviluppo dell'onu. Secondo il Rapporto lo sviluppo sostenibile «è quello che soddisfa le necessità delle generazioni presenti senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare le loro proprie necessità». Nel 1988 l'omt ha applicato il concetto di sviluppo sostenibile al settore turistico, elaborando questa definizione, che adottiamo: «lo sviluppo sostenibile del turismo va incontro ai bisogni dei turisti e delle aree ospitanti attuali e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro. Esso deve essere il principio guida per una gestione delle risorse tale che i bisogni economici, sociali ed estetici possano essere soddisfatti e contemporaneamente possano essere preservati l'integrità culturale, gli equilibri fondamentali della natura, la biodiversità e il sostegno al miglioramento della qualità della vita». Il turismo sostenibile non limita dunque il soddisfacimento dei tradizionali bisogni turistici, ma li inserisce in un contesto più ampio, che consenta il rispetto e la valorizzazione delle dimensioni culturali, sociali e naturalistiche delle località turistiche. Dopo la Conferenza mondiale di Rio de Janeiro su ambiente e sviluppo svoltasi nel 1992, tre organizzazioni internazionali, il World Tourism and Travel Council (wttc), l'omt e l'Earth Council hanno elaborato L'agenda 21 per l'industria del turismo: verso uno sviluppo sostenibile, che stabilisce alcuni principi fondamentali: il turismo deve contribuire alla conservazione e al ripristino degli ecosistemi della terra; i viaggi e il turismo devono basarsi su modelli di consumo e di produzione sostenibili; lo sviluppo turistico deve riconoscere e sostenere l'identità, la cultura e gli interessi delle popolazioni locali. Nel 1999 la XIII Assemblea Generale dell'omt ha emanato un Codice etico mondiale per il turismo, che viene definito fattore di sviluppo sostenibile e attività benefica per i Paesi e le comunità di accoglienza. Il documento più recente sull'argomento è stato predisposto nel 2001 a Rimini nel corso della Conferenza Internazionale per il Turismo sostenibile: la Carta di Rimini raccomanda un'attenzione particolare per le destinazioni del turismo di massa, ritenuto la priorità da inserire nell'agenda politica di tutti i soggetti coinvolti. Viene indicata la necessità di rafforzare le attività di sensibilizzazione dei tour operator, delle imprese turistiche e dei turisti per promuovere un loro ruolo attivo nella valorizzazione del territorio delle località sede di vacanze, in una prospettiva di lungo periodo e con obiettivi di compatibilità ecologica, socio-culturale ed economica. Fin qui il concetto di turismo sostenibile nell'elaborazione degli organismi internazionali. Va precisato che nell'ambito scientifico e pubblicistico si utilizzano invece i termini turismo responsabile o turismo solidale quando si vuol porre l'accento sulla determinazione del turista di scegliere un viaggio alternativo rispetto a quelli tradizionali e finalizzato alla conoscenza di culture e popolazioni di Paesi dell'America del Sud, dell'Africa, dell'Asia, anche come gesto di solidarietà e di condivisione con quei popoli. In effetti la dimensione personale è di estrema importanza per la pratica di forme di turismo alternative a quelle tradizionali e che pongono al centro del viaggio le popolazioni e le culture: non bastano cioè i proclami e le dichiarazioni di intenti se non matura nella coscienza del turista la consapevolezza che la vacanza non rappresenta solo un momento di riposo, ma anche l'occasione per un incontro con l'altro, con il diverso, con persone, culture, luoghi che arricchiranno la sua umanità. In questo senso si può dire che queste forme di turismo assumono anche una profonda valenza etica, come ricerca e scoperta dell'alterità.
Un settore in crescita Sul piano delle enunciazioni di principio si sono dunque fatti molti passi in avanti, mentre l'attuazione pratica del turismo sostenibile richiede il pieno coinvolgimento delle popolazioni autoctone nei processi decisionali e l'inserimento dei turisti nella vita sociale delle comunità visitate. In questa prospettiva assume un certo rilievo la creazione di piccole imprese o di cooperative fra residenti, che possono accrescere la consapevolezza delle popolazioni locali sulla natura di bene pubblico del proprio patrimonio ambientale, artistico e culturale. In Italia il turismo sostenibile è in pieno sviluppo e in questi ultimi anni sono sorte associazioni e cooperative che lo promuovono sul piano sia culturale sia operativo, organizzando viaggi che si pongono l'obiettivo di conoscere popolazioni, culture, paesaggi in luoghi poco frequentati dal turismo tradizionale. Si tratta di una realtà ancora minoritaria rispetto ad altre forme di vacanza, ma è interessante notare che tra i viaggiatori «responsabili» vi è una significativa presenza giovanile. Naturalmente non vanno ignorate alcune problematiche, che peraltro sono già al centro dell'attenzione degli operatori del settore: innanzitutto il rischio che presto questa forma di turismo diventi solo un business e dimentichi i principi ispiratori, per traformarsi una delle tante proposte turistiche, magari quella più attraente perché «di moda»; poi, in alcuni casi, il mancato coinvolgimento delle popolazioni locali nei processi organizzativi e gestionali, per cui il turismo sostenibile rischia di non superare certe forme di etnocentrismo culturale. Come abbiamo detto, questi limiti sono ben presenti alla maggioranza degli operatori, consapevoli che solo un'attività caratterizzata dalla massima professionalità e competenza può consentire al turismo sostenibile di acquisire una piena credibilità. Altri aspetti importanti in quest'ottica sono il monitoraggio e la revisione delle attività turistiche, per individuare eventuali problemi e prevenire danni all'ambiente e alle culture locali; le campagne di informazione e di dialogo sui comportamenti adeguati al turismo sostenibile; l'attuazione di corretti modi di agire, che possono diventare un punto di riferimento per tutte le iniziative di valorizzazione delle aree turistiche. A questo proposito va segnalato che una ventina di tour operator, di diversa nazionalità, si è impegnata, sotto l'egida del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite (unep), dell'unesco e dell'omt a preservare la biodiversità e l'identità culturale delle comunità locali interessate dal fenomeno turistico. Si tratta di adottare comportamenti corretti come l'uso responsabile delle risorse naturali (suolo, energia, acqua), la riduzione dell'inquinamento e dei rifiuti, la protezione di ecosistemi fragili, il rispetto delle culture locali, la cooperazione con le comunità autoctone e la lotta contro ogni forma di turismo che violi la legalità. Ci si augura che questa iniziativa non sia solo un'operazione d'immagine, ma rappresenti una svolta significativa nelle modalità di fruizione turistica.
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