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Tra le parole straniere ormai di uso corrente, empowerment
è una delle poche a non avere un corrispettivo nella lingua
italiana. L'empowerment è
un concetto complesso di cui è difficile dare una definizione
unica ed esaustiva perché, più che una categoria chiusa,
esso è una costellazione di elementi collegati tra di loro.
Empowerment indica l'insieme di
conoscenze, abilità relazionali e competenze che permettono
a un singolo o a un gruppo di porsi obiettivi e di elaborare strategie
per conseguirli utilizzando le risorse esistenti. Indica sia un concetto
sia un processo che permette di raggiungere gli obiettivi, e si basa
su due elementi principali: la sensazione di poter compiere azioni
efficaci per il raggiungimento di un obiettivo, e il controllo, la
capacità di percepire l'influenza delle proprie azioni
sugli eventi.
Questa definizione un po' vaga trova una sua specificazione
se viene calata in alcuni degli ambiti in cui, sin dagli anni Sessanta,
il concetto di empowerment è
presente: la politica, la psicologia, l'organizzazione aziendale,
la formazione.
Politica
In politica, l'empowerment è
la capacità di ripensare la vita sociale di gruppi e di singoli
attraverso la formazione e l'informazione, per favorire l'accesso
alle risorse da parte dei gruppi oppressi, aumentando la loro partecipazione
attiva alla vita politica e la capacità di dominare gli eventi,
permettendo l'assunzione di responsabilità e ampliando
la possibilità di incidere sul dibattito decisionale. Questo
approccio permette di superare parzialmente le divergenze tra quanti,
in politica, propugnano la libertà e la responsabilità
individuale e quanti credono nella giustizia sociale, in opportunità
sociali accessibili in maniera equa: anziché intervenire con
finanziamenti e progetti specifici a favore dei gruppi svantaggiati,
si permette loro di utilizzare con creatività le risorse (economiche
e non solo) già a loro disposizione, rimovendo le barriere
burocratiche, ma anche gli stereotipi e i pregiudizi dei e sui gruppi
oppressi, che sono di ostacolo alla fruizione piena del diritto di
(re)inventare la propria vita.
Nel termine stesso empowerment è
nascosta una parola ingombrante: potere (power).
Non è il potere che siamo abituati a conoscere. Piuttosto che
all'accezione comune di avere «potere su» qualcosa
o qualcuno, bisogna pensare a un potere inteso come capacità
personale, forza, energia, autopotenziamento, incremento delle proprie
possibilità, il «potere di» fare, di essere. Questo
«potere di» è contemporaneamente improntato all'emancipazione
dell'altro, alla solidarietà e all'interdipendenza
con l'altro, è immediatamente un «potere con»
l'altro.
L'empowerment è anche uno
degli scopi dichiarati del movimento contro la globalizzazione neoliberista:
l'acquisizione di potere (nel senso positivo che si è
detto: il potere dell'essere sull'avere) da parte di tutti
gli abitanti del pianeta, sullo sfondo dell'apertura a nuovi
mondi possibili. Alcune delle parole d'ordine emerse dai Forum
di Porto Alegre o di Firenze fanno parte anche del vocabolario specifico
dell'empowerment: di fronte alla
concentrazione in poche mani del potere economico e politico in ambito
planetario, se ne auspica la delega e il trasferimento; a fronte della
concentrazione e alla privatizzazione dei saperi, si lavora per lo
sviluppo delle potenzialità e l'aumento delle capacità
delle popolazioni del Sud del mondo; a fronte dell'erosione
degli spazi di democrazia, si lotta per la valorizzazione del contributo
di tutti; contro una globalizzazione basata unicamente sulla legge
del più forte, il Movimento dei movimenti segna la presa in
carico della responsabilità della partecipazione politica in
prima persona.
Psicologia
Per ciascuno, avere potere su se stesso, sentirsi ed essere efficace,
avere la consapevolezza di potere incidere sugli eventi, godere di
una buona autostima, considerare gli insuccessi come momento di apprendimento,
ecc., sono parte di una condizione psicologica empowered.
Tale condizione, però, non è data una volta per tutte,
ma rappresenta un cammino che favorisce la speranza nel futuro e che
permette di percepirsi come persone capaci di cimentarsi e riuscire.
Empowered non è una persona che
ha raggiunto tutti i suoi obiettivi, una persona arrivata, una persona
«di potere», ma qualcuno/a capace di affrontare la vita
e le sue sfide, capace di attraversare successi e insuccessi mantenendo
saldo il potere su se stesso/a e arricchendo quotidianamente il suo
«potere con l'altro».
Riguardo alle fasce deboli della popolazione, un'ottica basata
sull'empowerment prevede interventi
di sostegno e di proposizione di nuove opportunità sociali
secondo tre direttrici: creare il potere di generare alternative all'esistente,
fare conoscere come e dove avere accesso alle risorse, incrementare
l'autostima e la motivazione; ma al contempo prevede anche l'auto-aiuto
da parte del soggetto in difficoltà, in un'ottica che
valorizza la sua partecipazione nel migliorare la situazione. Tale
intervento psicologico, ad esempio, è utilizzato per il supporto
alle vittime che, sottoposte a violenze fisiche o psicologiche, hanno
perso la stima in se stesse e non hanno la capacità di uscire
dalle dinamiche di vittimizzazione. L'empowerment
può aiutare le vittime a ricostruire il controllo sulla propria
vita e ad immaginare un futuro alternativo all'esistente, a
progettare e a mettere in opera delle soluzioni, tornando ad essere
responsabili del proprio «destino».
Organizzazione aziendale
All'interno delle aziende, il vecchio modello prevedeva la gerarchia,
gli ordini «a cascata», la tendenza a fuggire le responsabilità
affidandole ad altri, la frustrazione e l'alienazione dei lavoratori,
una competizione a volte estrema. Il modello basato sull'empowerment
promuove la partecipazione e il coinvolgimento di tutto il personale,
la responsabilizzazione diffusa, l'autostima, la collaborazione
e la valorizzazione reciproca. L'individuo, in quest'ottica
organizzativa, ha fiducia nelle proprie possibilità, non teme
i cambiamenti ma si impegna per gestirli, è disposto a correre
rischi, riconosce i propri errori senza aver paura del giudizio altrui,
socializza le sue informazioni, prende iniziative. Avendo questi come
obiettivi, l'empowerment rappresenta
una rivoluzione nelle tradizionali relazioni organizzative. Uno dei
perni di questo cambiamento è il leader, che deve diventare
capace di condividere le decisioni, di stimolare autonomia e senso
di responsabilità, di individuare i bisogni (formativi, relazionali
ed esistenziali) dei suoi collaboratori e di favorirne la crescita
professionale. Soprattutto, una empowering
leadership deve essere in grado di delegare, di promuovere
la costituzione di gruppi di lavoro autonomi che stabiliscano tempi
e modelli organizzativi, rapporti con gli altri gruppi, turni e riunioni,
pur all'interno della condivisione della strategia aziendale.
L'empowerment dell'individuo
diventa allora empowerment dell'organizzazione, con i conseguenti
vantaggi economici e non solo.
Formazione
La scuola è un ambito doppiamente coinvolto dall'empowerment.
Perché assomiglia sempre più ad un'impresa, guidata
da un manager, in regime di concorrenza
(forse fittizia più che reale) con gli altri istituti riguardo
al numero degli studenti-clienti, basata su crediti e debiti formativi,
ecc. In maniera contraddittoria, però, la scuola-impresa è
organizzata secondo una filosofia aziendale superata e non competitiva:
gerarchica, accentratrice, scarsamente attenta al benessere degli
operatori. Negli ultimi anni, ad esempio, gli insegnanti hanno visto
ridurre drasticamente il proprio potere decisionale all'interno
degli istituti, il proprio prestigio sociale e la retribuzione economica,
in un momento di cambiamenti enormi e contraddittori nel mondo della
scuola. Ciò ha portato al fenomeno del burn-out
(esaurimento psicofisico), alla crisi professionale e umana di una
categoria che, spesso, opera pure in contesti sociali di grave degrado
economico e culturale, in contatto col vissuto personale a volte difficile
degli alunni, talvolta in situazioni di conflitto con gli studenti.
Un'organizzazione della scuola basata sull'empowerment
ha l'obiettivo di rimotivare il personale, di renderlo coeso
e coinvolto, fiducioso e capace di vivere i conflitti non come minacce
ma come occasioni di crescita umana e professionale. In più,
la riorganizzazione aziendale della scuola ha anche valenze più
generali: il benessere degli operatori scolastici, degli insegnanti
ma non solo, è un elemento fondamentale per un efficace intervento
pedagogico.
Un secondo livello in cui l'empowerment
tocca il mondo della formazione, infatti, è quello della pedagogia
e della didattica. La scuola non serve più solo a selezionare
la futura classe dirigente cui trasmettere un sapere necessario, o
a formare lavoratori competenti e competitivi sul mercato. Secondo
molti, dovrebbe servire a favorire l'autoapprendimento dei discenti,
motivandoli a sperimentare e a ricercare, a collocarsi a proprio agio
in questa società dotandoli degli strumenti concettuali e operativi
per viverci dentro. In una parola, a produrre l'empowerment.
Esso, nella vita di ciascuno, viene già favorito od ostacolato:
nella relazione con i genitori, nei rapporti con il gruppo dei coetanei,
attraverso i media. Ma può essere anche, almeno in parte, insegnato
e appreso. A scuola è possibile promuovere l'autostima
del discente, svilupparne la creatività, produrre cambiamenti,
fornire strumenti, accrescere le competenze. L'insegnante empowering
sarà allora un facilitatore dell'apprendimento oltre
che un esperto della disciplina. Cercherà di insegnare il metodo
e l'uso degli strumenti per ricercare un contenuto e un obiettivo
che dovrà essere il discente a scegliere e a cercare di conseguire.
Il fine, ambiziosissimo, cui l'empowerment
tende è l'autostima, l'autonomia, la capacità
di affrontare i cambiamenti, in ultima analisi la felicità
degli alunni. Empowerment potrebbe essere
semplicemente il nome dato all'azione che ogni buon insegnante
già mette in opera. Riferito a tutto il sistema formativo,
potrebbe essere la vera grande riforma della scuola italiana.
Conclusione
L'empowerment è strettamente
connesso al concetto di cambiamento. Il cambiamento è faticoso
e comporta una rinuncia. Il punto di forza dell'empowerment
è che esso, proponendo nuove alternative, non costringe ad
abbandonare il già conosciuto. Queste alternative sono nuove
possibilità da affiancare a quelle note tra cui scegliere,
e non una volta per tutte, ma tutte le volte che si vuole. L'empowerment
è, insomma, una tecnica per (ri)prendere in mano il controllo
della propria vita, una modalità per progettare ed agire con
efficacia e realismo, ma, soprattutto, rappresenta un nuovo approccio
epistemologico, una nuova pensabilità del cambiamento -
per il singolo, per il gruppo, per la società - all'insegna
non della ricerca della soluzione migliore, ma dell'aumento
delle possibilità, delle scelte, della libertà.
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