| Editoriale - novembre 2002
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| Il «pastorale pesante» di San Carlo da Martini a Tettamanzi | |
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Il 29 settembre 2002, facendo il solenne ingresso a Milano, il card. Dionigi Tettamanzi è stato accolto in Duomo dal card. Martini. «Nel settembre 1989 - gli disse questi affettuosamente - ti imponevo le mani e ti consegnavo il pastorale. Oggi ho l'onore e la gioia di metterti nelle mani il pastorale stesso di san Carlo Borromeo». «Vedrai per esperienza - soggiunse sorridendo - che è molto più pesante!». Il significato di questo gesto simbolico è chiaro: cambia il Pastore, non il pastorale; la missione continua. Dunque, continuità nella diversità. Infatti, il discorso programmatico del nuovo Arcivescovo è in piena sintonia con il cammino della Chiesa ambrosiana degli ultimi ventidue anni. Al primo posto, il card. Tettamanzi mette il primato della preghiera e della santità. La cosa principale - dice - è «fare della Chiesa una "scuola di preghiera" [...]. Un appassionato amore alla Parola di Dio, ascoltata e accolta anche con la pratica della lectio divina, l'intimità e la comunione con il Signore Gesù realizzate nei sacramenti e quotidianamente alimentate nel dialogo della preghiera, la sequela di Cristo nel generoso servizio della carità saranno il segno più vero di una fede profondamente rinnovata, portata alla sua maturità e piena vitalità». Il secondo compito - prosegue l'Arcivescovo - è un nuovo slancio missionario. «Il Vangelo non è mai "contro" l'uomo, ma è "per" l'uomo». È «il Vangelo stesso a ributtarci nel mondo [...], a renderci profondamente inseriti nella storia e attivamente partecipi, in comunione con tutti, delle vicende dell'umanità». I cristiani sono chiamati a servire l'uomo e la società. «Ciò esige, tra l'altro, un di più di partecipazione, comunitaria e costruttiva, ai problemi concreti della città e della società in un contesto europeo e mondiale sempre più globalizzato». Lo slancio missionario, quindi, non è altro che servizio all'uomo e alla società. La Chiesa è per il mondo. «Tutti i nostri sforzi e impegni spirituali e pastorali non possono esaurirsi nel curare la fede dei credenti e di quanti partecipano alla vita, alle attività e alle iniziative delle nostre comunità». L'incontro con tutti, anche con i non credenti, «deve saper suscitare le domande di fondo della vita e, attraverso un dialogo nella carità e nella verità, deve giungere all'annuncio esplicito del Vangelo perché ciascuno, nella sua piena libertà, possa decidersi e orientarsi». Lo slancio missionario è anche dialogo concreto con la Città. «La gravità dei problemi sociali che oggi pesano sulle nostre città - la disoccupazione, il benessere egoistico, la disgregazione familiare, il disagio giovanile, l'immigrazione, l'emarginazione degli anziani - rende ancora più urgente l'educazione a una coscienza civica e politica quale aspetto necessario della coscienza morale umana e cristiana. [...] Quante "risorse" possiede la nostra Città e la nostra terra: nel campo dell'economia, della finanza, della cultura e dell'arte, della ricerca scientifica e dell'applicazione tecnologica, della moda, del lavoro! [...] Milano può e deve fare di più, può e deve dare di più: al suo interno e fuori, in Europa e nel mondo!». Terzo compito essenziale, è la comunione nella Chiesa e nella missione. La comunione infatti verifica l'autenticità della preghiera: «Impegniamoci, perciò, a fare della nostra Chiesa "la casa e la scuola della comunione" [...] tra sacerdoti, persone consacrate, operatori pastorali e fedeli laici, nel segno di una collaborazione e corresponsabilità vissute nella cordialità e con gioia, capaci di contagiare i rapporti, non solo dei singoli tra di loro, ma anche tra le diverse comunità». Il dialogo ecumenico e interreligioso, a sua volta, è un aspetto essenziale della comunione e della testimonianza evangelica nel mondo. Perciò - insiste l'Arcivescovo -, bisognerà «dare sempre più coscientemente un profondo respiro ecumenico alle nostre attività pastorali» e nello stesso tempo «affrontare le nuove frontiere del dialogo interreligioso, dando un posto preminente al popolo ebraico e un'attenzione appropriata ai fedeli dell'Islam, senza per altro dimenticare i membri delle grandi religioni orientali». A chi ha seguito il cammino fatto dalla Chiesa ambrosiana con il card. Martini questo discorso programmatico del card. Tettamanzi appare del tutto familiare. Certo, è evidente la diversità di stile e di linguaggio dei due Pastori; ma il programma pastorale del nuovo Arcivescovo è in piena continuità con l'impegno profuso dal card. Martini che, in obbedienza al Concilio Vaticano ii, ha fatto della Chiesa ambrosiana una «comunità in dialogo»: dialogo con Dio, con la «scuola» della preghiera e della Parola; dialogo intraecclesiale, con il 47° Sinodo diocesano; dialogo interculturale, con la «Cattedra dei non credenti»; dialogo ecumenico e interreligioso, con innumerevoli iniziative; dialogo con la Città, con i «discorsi» di sant'Ambrogio; dialogo «missionario» e con il mondo, a partire dalla realtà europea, multietnica e multirazziale di Milano. Dunque «le mani» del card. Martini e del card. Tettamanzi
sono sicuramente diverse, ma «il pastorale pesante» di san
Carlo rimane lo stesso. Come immutati rimangono in noi l'amore,
la fede e la piena disponibilità a collaborare con il nuovo Pastore,
che lo Spirito Santo ha inviato alla Chiesa ambrosiana, alla quale la
nostra rivista fin dall'inizio è sempre stata strettamente
e fedelmente unita. |
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