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Speciale - aprile 2000 | |
| "Aggiornamenti Sociali" 1950-2000 | |
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| Il Santo Padre Giovanni Paolo ii ha fatto pervenire un suo messaggio, a firma del card. Sodano, Segretario di Stato, che il Direttore ha letto in apertura dell'incontro. Dopo la presentazione in anteprima del cd-rom del cinquantesimo, il padre Elías Royón s.i., consigliere del Padre Generale e suo assistente per l'Europa meridionale, ha dato lettura di un importante messaggio del padre Peter-Hans Kolvenbach s.i., mentre il Provinciale dei Gesuiti d'Italia, padre Vittorio Liberti s.i., con il suo impegnativo discorso, ha tracciato nuove linee al cammino futuro di "Aggiornamenti Sociali". Il sen. prof. Alberto Monticone, infine, ha ricostruito le vicende e le battaglie ideali della Rivista nel contesto della vita ecclesiale e sociale italiana degli ultimi cinquant'anni. Data l'importanza di questi testi, che trascende la circostanza per la quale sono stati composti, abbiamo ritenuto che la loro pubblicazione fosse di utilità più generale. Essi vengono così ad aggiungersi alla lettera che il card. Carlo M. Martini, arcivescovo di Milano, ha voluto inviare per primo al Direttore della Rivista in occasione del 50°, e che abbiamo pubblicata sul n. 1/2000, pp. 9-13. Ne risulta - ci sembra - un insieme di documenti non meramente formali o di circostanza, meritevoli di essere conosciuti e studiati. A.S. Lettera del card. Angelo Sodano
nella felice ricorrenza del 50° di fondazione di Aggiornamenti Sociali, che si celebrerà il prossimo 24 febbraio, il Santo Padre si unisce al comune rendimento di grazie al Signore per il servizio reso dai responsabili di codesto benemerito periodico in questo primo mezzo secolo di vita. I cinquant'anni della Rivista coincidono con un periodo intenso e complesso della società, durante il quale si sono verificati rapidi e radicali mutamenti culturali, economici e politici, insieme a straordinari eventi ecclesiali, tra cui primeggia il Concilio Ecumenico Vaticano II. Particolarmente apprezzabile e meritoria deve, pertanto, ritenersi l'iniziativa di chi, fermamente radicato nella tradizione cattolica e saldamente legato alla Sede di Pietro, traendo dal proprio tesoro cose nuove e cose antiche (cfr Mt 13,52), si è impegnato a promuovere la lettura in senso cristiano della realtà sociale, per fermentare con i grandi valori umani ed evangelici le correnti di pensiero, i progetti e le realizzazioni via via emergenti. Aggiornamenti Sociali è nata nel corso dell'Anno Santo 1950 e celebra il suo cinquantenario durante il Grande Giubileo del 2000. La sua vita si inscrive, pertanto, tra due eventi speciali di grazia e di conversione, di rinnovamento profondo e di giustizia, nei quali il Signore, donando con particolare abbondanza la sua misericordia, ha invitato e invita i credenti a farsi promotori di libertà, testimoni di giustizia, annunciatori di verità, segni viventi e visibili del suo Regno. Come il momento storico in cui la Rivista vide la luce, fu segnato, dopo la tragica esperienza della guerra, dalla comune volontà di ricostruire una società più libera e solidale nel rispetto dei fondamentali diritti dei cittadini, così il tempo in cui viviamo, inizio di un nuovo millennio, è percorso da più vive attese e speranze di pace e di prosperità tra gli uomini e i popoli. In particolare, il riferimento ai due grandi eventi giubilari che segnano la vita della Rivista deve stimolare i responsabili, i redattori e i collaboratori a un impegno sempre più fattivo per la rivalutazione nella società italiana del patrimonio di fede, di valori e di realizzazioni accumulatosi nel corso dei secoli per merito di innumerevoli credenti. Ciò non mancherà di giovare al superamento delle attuali difficoltà e alla promozione di una convivenza più rispettosa dei diritti di tutti, più trasparente e aperta ad un progresso materiale mai disgiunto dalla dimensione spirituale. Nell'esprimere vivo apprezzamento per l'opera svolta dalla Rivista e per il generoso impegno dei Padri Gesuiti, dei loro collaboratori e di quanti costituiscono il laboratorio di riflessione e di progettazione a cui essa fa riferimento, il Sommo Pontefice formula fervidi e cordiali voti, perché Aggiornamenti Sociali possa continuare a svolgere la sua preziosa azione di evangelizzazione della realtà sociale italiana al servizio dell'edificazione della civiltà dell'amore. Sua Santità affida tali auspici alla intercessione della Madre di Dio, di sant'Ignazio di Loyola e di tutti i Santi che hanno impreziosito la lunga storia della Compagnia di Gesù e di cuore imparte a Lei, ai Confratelli, ai Collaboratori e alla grande famiglia dei Lettori della Rivista una speciale Benedizione Apostolica. Anch'io desidero manifestare i sensi della mia più viva stima per l'impegno svolto dal Periodico e porgere i miei personali voti di ogni bene. Profitto della circostanza per confermarmi con sensi di religioso ossequio
Messaggio del p. Peter-Hans Kolvenbach S.I. Superiore Generale Caro padre Sorge, sono molto lieto di rivolgermi a Lei in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione della rivista Aggiornamenti Sociali, da Lei diretta. Desidero rendere grazie per il bene, che la Rivista ha potuto compiere in questi anni, anzitutto a Dio e alle Autorità della Chiesa che hanno appoggiato il periodico, ma anche ai Padri che si sono impegnati in quest'opera sorta in una Milano e in un'Italia, ancora segnate dalla guerra e che sentivano il bisogno di uno strumento di riflessione e di aggiornamento per affrontare i nuovi problemi della società che si stavano presentando. In questi cinquant'anni la Rivista ha svolto certamente un servizio prezioso di chiarificazione e di approfondimento, divenendo un punto di riferimento per molti, cattolici e non cattolici, che si impegnano nella vita politica e sociale. Il successo editoriale e i consensi raccolti da Aggiornamenti Sociali sono dovuti in particolare alla coesione e alla passione con cui il corpo redazionale si è messo al servizio degli ideali attinti dall'insegnamento sociale della Chiesa e dalle direttive dei Superiori della Compagnia. Oggi, dopo cinquant'anni di continue trasformazioni, sono cambiati sia il contesto sociale ed ecclesiale, sia la situazione interna della Rivista, che andrà adeguata al nuovo, senza perdere l'identità e le caratteristiche specifiche che ne hanno consentito il successo, distinguendola da altre iniziative analoghe della Compagnia. La Rivista è espressione della Compagnia nel settore sociale e la Compagnia desidera assolvere sempre di più alle sue responsabilità con collaboratori non gesuiti. Già da tempo sono numerosi i laici che collaborano con il gruppo redazionale costituito da gesuiti. Alcuni di loro fanno parte effettiva della stessa redazione. La Rivista coinvolge comunque nella sua linea il nome, e in qualche modo la responsabilità della Compagnia. Dovrà perciò mantenersi fedele alle direttive sull'impegno sociale contenute nei decreti delle ultime Congregazioni Generali e nelle disposizioni dei Superiori Generali. Di fronte alle trasformazioni del nostro tempo Aggiornamenti Sociali deve mantenere le finalità che ha sempre avuto: aiutare gli operatori sociali a discernere e a compiere le scelte necessarie, affrontando i problemi alla luce della dottrina sociale della Chiesa e con serietà scientifica, in modo da accompagnare quanti, come dice il cardinale Martini nella sua lettera per il cinquantesimo del periodico, sono "creatori di futuro" e capaci di analisi ampie e di proposte per il bene di tutti. Un particolare banco di prova sarà costituito dalla collaborazione già iniziata con l'Istituto "Pedro Arrupe" di Palermo e con le altre riviste culturali e sociali della Compagnia in Europa in modo da dare alla nostra presenza di gesuiti dimensione e respiro continentali. Nei limiti del possibile si può pensare anche ad assumere posizioni comuni sui grandi temi di etica sociale che interessano tutti i Paesi del continente. Tutto questo esige che la Rivista si sforzi costantemente di migliorare la qualità della sua produzione, non solo offrendo studi e riflessioni di seria divulgazione scientifica (come già fa), ma preoccupandosi anche di essere più accessibile ai lettori di media cultura, ai giovani, ai sacerdoti, agli operatori sociali e a quanti desiderano avere una visione più informata, e "cattolica", della realtà sociale, senza dimenticare quanti hanno la possibilità e il potere di influire sulle trasformazioni della società. I giovani in particolare devono trovare in essa motivazioni forti all'impegno sociale e politico, da cui tante delusioni sembrano a volte distoglierli. La Rivista infine, che nei primi decenni tanta attenzione dedicò, ad esempio, ai sindacati e alle organizzazioni cattoliche nel mondo del lavoro, continui a distinguersi per un impegno specialmente a favore dei deboli, degli ultimi, di quanti non hanno voce, di quanti premono per un cambiamento della società in senso più equo e più cristiano, come Giovanni Paolo ii non si stanca di sottolineare. Con questo augurio assicuro a Lei, agli altri gesuiti della redazione, e a quanti, laici e laiche, collaborano all'opera, la mia preghiera più viva a Dio perché mantenga l'entusiasmo necessario e la fede nel Dio della storia, capace di operare del bene nonostante tutti i nostri limiti.
Suo nel Signore Discorso del p. Vittorio Liberti S.I. Provinciale dei Gesuiti d'Italia
Profondamente toccato dagli orrori della seconda guerra mondiale e dallo scandalo dello sfruttamento dei lavoratori industriali e agricoli, padre Janssens scriveva: "Finché Cristo nei nostri fratelli più piccoli patisce ingiustizia ed è trattato con durezza; finché regna l'odio tra gli uomini e tra le loro varie classi" (n. 27), noi cristiani, religiosi e sacerdoti, abbiamo il dovere di andare in loro soccorso in Cristo. Partendo da una semplice ma appassionata analisi in termini di padroni e lavoratori, l'Istruzione va dritto a quello cui l'apostolato sociale della Compagnia dovrebbe puntare: contribuire ad assicurare le condizioni di base per una vita umana dignitosa, ovvero "una più equa ripartizione dei beni sia materiali che spirituali" (ivi) per il maggior numero possibile di uomini, anzi, per tutti. La principale linea di azione, scriveva padre Janssens, era "di insegnare agli altri, sacerdoti, laici colti e operai più intelligenti, la dottrina teorica e pratica e di aiutarli con i nostri consigli" (n. 13). I Centri di Informazione e Azione Sociale erano il mezzo privilegiato per raggiungere questo obiettivo. In questo contesto, dunque, si colloca e si spiega la fondazione di Aggiornamenti Sociali e del Centro Studi Sociali di Milano. Ma la celebrazione del cinquantesimo della nostra Rivista , mentre ci rinvia all'Istruzione del p. Janssens, si intreccia con un altro evento: la Lettera sull'apostolato sociale dell'attuale Superiore Generale della Compagnia di Gesù, p. Peter-Hans Kolvenbach, pubblicata un mese fa, il 24 gennaio 2000, proprio prendendo spunto dalla ricorrenza del cinquantesimo dell'Istruzione del padre Janssens. Partendo dall'appello a costruire una maggiore giustizia sociale, che il Giubileo rivolge a tutti i cristiani, e quindi anche ai gesuiti, la lettera del padre Kolvenbach intende dare espressione autorevole alla consapevolezza che i gesuiti hanno oggi rispetto all'apostolato sociale, e intende rilanciare le sfide che gesuiti e collaboratori laici si trovano oggi di fronte in questo campo di azione. Il primo punto su cui il padre Kolvenbach sofferma la sua attenzione è la missione evangelizzatrice della Compagnia. Con uno sguardo di gratitudine al Signore, il Padre Generale nota come "la grande maggioranza dei gesuiti ha integrato la dimensione sociale nella nostra identità di gesuiti e nella coscienza della nostra missione nell'educazione, nella formazione, nelle comunicazioni sociali, nella pastorale e nel ministero degli Esercizi Spirituali. In molti luoghi la preoccupazione per la giustizia è un aspetto essenziale della nostra immagine pubblica nella Chiesa e nella società, grazie a quei ministeri che sono caratterizzati dall'amore per i poveri e gli esclusi, la difesa dei diritti umani e dell'ambiente, e la promozione della non-violenza e della riconciliazione" (n. 3). Alla radice di questa consapevolezza sta la coscienza che "non è possibile dirsi compagni di Gesù senza condividere il suo amore per coloro che soffrono" (n. 7). Tra le varie modalità con cui la Compagnia realizza la propria missione evangelizzatrice, ha un posto privilegiato l'apostolato sociale, che ha lo scopo di "impegnarsi in ogni modo perché le strutture della convivenza umana siano impregnate da un'espressione più piena di giustizia e carità" (n. 4) 1. In ogni Provincia e Assistenza, nota padre Kolvenbach nella sua Lettera, "questo apostolato sociale incarna la dimensione sociale della nostra missione, le dà concretamente corpo, traducendola in impegni reali, e la rende visibile", assumendo "molteplici forme", a seconda dei luoghi e delle circostanze: "ricerca e divulgazione sui temi sociali, promozione del cambiamento e dello sviluppo umano, e azione sociale diretta con i poveri e per i poveri" (ivi) 2. La forza e la vitalità dell'apostolato sociale sono indispensabili per permettere ai gesuiti di essere fedeli alla dimensione sociale della propria missione evangelizzatrice: senza l'apostolato sociale, prosegue la Lettera di padre Kolvenbach, "è probabile che anche l'essenziale dimensione sociale si affievolirebbe pian piano. Tale processo di erosione finirebbe inevitabilmente per ridurre La nostra missione oggi (CG 32) e La nostra missione e la giustizia (cg 34) a poche retoriche affermazioni d'obbligo nel lessico della Compagnia, svuotando opzione per i poveri e promozione della giustizia" (n. 5). All'interno della sfida che questa missione pone all'apostolato sociale, desidero sottolineare due aspetti in particolare, sempre sulla scorta della Lettera del padre Kolvenbach. Il primo è la consapevolezza che "le strutture della convivenza umana sono di vari generi, non solo economiche o politiche, ma anche culturali e religiose; tutte condizionano la vita degli uomini, tutte possono renderla più fragile o distruggerla, e tutte sono suscettibili di essere impregnate dal Vangelo e di incarnare maggiore giustizia e carità" (n. 6). A livello operativo "questo comporta accostare i problemi a partire da una pluralità di punti di vista e fare uso di una molteplicità di letture della società e di modi di agire al suo interno" (n. 7). Il secondo aspetto, che è una conseguenza diretta del primo, è la necessità di tenere costantemente presenti e integrare sempre meglio "i diversi piani su cui l'azione e la riflessione devono svolgersi [...]: dall'apparente semplicità del contatto diretto e del servizio ai poveri, ad ogni genere di azione per lo sviluppo e la promozione umana, fino al lavoro per cambiamenti strutturali di ampia portata a livello nazionale e internazionale" (ivi). In particolare, questo ci obbliga a ricercare un rapporto sempre più intenso e fecondo tra quanti operano direttamente nella realtà sociale a fianco e per le vittime dell'ingiustizia e quanti si dedicano alla ricerca sulle cause dell'ingiustizia e sulle possibili soluzioni a livello strutturale, un rapporto che è spesso indicato con l'immagine tanto plastica quanto, per certi versi, infelice di dialettica "testa-piedi". La realizzazione di questo ambizioso programma richiede certamente un profondo rinnovamento dell'apostolato sociale di tutta la Compagnia, al cui interno si colloca il lavoro di ridefinizione e riorganizzazione dell'apostolato sociale della Provincia d'Italia, di cui Aggiornamenti Sociali fa parte. Al termine di un lungo e profondo lavoro di programmazione, il lavoro in campo sociale è stato infatti identificato come una delle priorità apostoliche per i gesuiti italiani, accanto all'impegno culturale e a quello in campo giovanile. Confidando nella grazia di Dio, pur consapevoli dei nostri limiti e delle nostre resistenze interiori, ci sentiamo chiamati ad essere nella Chiesa italiana un "Corpo apostolico" che vive un'autentica vita religiosa comunitaria e coopera strettamente con i laici, a servizio della fede e della promozione della giustizia del Regno di Dio. Intendiamo svolgere il nostro cammino in dialogo aperto e cordiale con quanti appartengono a tradizioni religiose non cristiane e con il pensiero "laico" contemporaneo. Porremo una particolare attenzione: 1) ai processi culturali in atto nel nostro Paese, per una efficace proclamazione del Vangelo; 2) al complesso e ricco mondo giovanile; 3) a quanti vivono situazioni di povertà e marginalità umana e sociale. Questa è la magna charta dei gesuiti italiani. E l'indicazione di una meta, la direzione di marcia, l'orizzonte di riferimento. Si tratta di una proposta complessa, recante in sé elementi di continuità con la storia della Compagnia di Gesù in Italia ed elementi innovativi che sottolineano lo sforzo di rinnovamento e quindi la discontinuità. Sono sottolineati in particolare: la cooperazione stretta con i laici; il "servizio della fede, di cui la promozione della giustizia del Regno costituisce un'esigenza assoluta" 3; il radicamento di questa giustizia nel comandamento nuovo dell'amore; la particolare attenzione a quanti vivono situazioni di povertà e marginalità umana e sociale. Proprio per dotarsi degli strumenti necessari a raggiungere lo scopo che ci siamo proposti, la Provincia sta attuando un importante sforzo di riorganizzazione interna del proprio settore sociale, oggi animato da un unico coordinatore a livello nazionale, coadiuvato da una apposita commissione; nello scorso mese di novembre, l'apostolato sociale della Compagnia italiana ha tenuto la sua prima assemblea, che ha visto insieme gesuiti e laici confrontarsi per due giorni sul tema "Esperienze e progetti", condividendo la ricchezza e la varietà dei singoli impegni e cercando vie di maggiori sinergie. Sulla stessa direzione si muove il rapporto fra Aggiornamenti Sociali e l'Istituto "Pedro Arrupe" di Palermo, già ricordato nel messaggio del padre Generale letto or ora dal padre Royón. In un contesto di crescente spaccatura politica, economica e sociale, fra il Nord e il Sud del nostro Paese, questa integrazione rappresenta un segno che i gesuiti impegnati nel sociale intendono porre con forza nel panorama sociale del nostro Paese. Riveste la stessa importanza strategica se non addirittura maggiore l'obiettivo di incrementare il rapporto e l'integrazione fra azione e riflessione, fra coloro che lavorano direttamente con i poveri e per i poveri e coloro che portano avanti un lavoro di ricerca e riflessione nei Centri Studi Sociali. Solo un fecondo rapporto fra queste due modalità di intervento nel sociale entrambe irrinunciabili nel modo di procedere della Compagnia potrà garantire ai gesuiti italiani la capacità di contribuire attivamente alla elaborazione di una "cultura della solidarietà", in vista del rinnovamento del nostro Paese. A questo scopo, è di vitale importanza che Aggiornamenti Sociali e il Centro Studi Sociali di Milano intensifichino e approfondiscano il dialogo e la collaborazione con quei centri e opere dei gesuiti italiani che sono più direttamente impegnati nel servizio ai poveri, agli emarginati e agli esclusi. Questo dialogo fra la ricchezza dell'esperienza diretta e la riflessione scientifica potrà garantire la necessaria attenzione ai mutamenti e alle novità che nella società italiana continuamente si producono, a tutto vantaggio dello sforzo della Provincia di essere presente in modo incisivo anche nei processi di elaborazione culturale. Celebrare il cinquantesimo della fondazione di Aggiornamenti Sociali è anche l'occasione per rilanciare le sfide a cui la Rivista e il Centro sono oggi chiamati a rispondere: possa Aggiornamenti Sociali continuare ad essere strumento privilegiato per l'azione dei gesuiti italiani in campo sociale, come lo fu sin dalla sua fondazione, ma in più stretta collaborazione con i laici e in ascolto e fedeltà creativa a quanto la Compagnia, il mutamento della realtà e, più fondamentalmente, lo Spirito ci chiedono di realizzare in vista di una società più giusta. Provvidenzialmente il Signore ci chiama a celebrare questo cinquantesimo piccolo giubileo nell'anno del Grande Giubileo del 2000, che, ci ricorda ancora il Padre Generale, "è un appello da parte del nostro Creatore e Salvatore a ristabilire l'armonia perduta e a progredire nella giustizia sociale" (n. 1). Ad multos annos!
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